Calendario romano
Il diavolo si nasconde nei dettagli
di Dante Balbo
I pensieri sono come uccelli che volano attorno alla testa, non sono importanti, finché non fanno il nido. Questo diceva un Padre della Chiesa, che condivideva con i suoi contemporanei l’importanza di anticipare l’azione del peccato, impedendole di mettere radici nel nostro cuore. A noi sembrano esagerazioni, scrupoli mentali, forse patologie ossessive. Eppure il cambiamento di vita non avviene per grandi decisioni, né per svolte improvvise, ma per la somma di mille dettagli che pian piano costruiscono un rinnovamento. È vero che oggi giro per la città abbastanza autonomamente, stimolato dalla necessità di recarmi in luoghi diversi, utilizzando i mezzi pubblici, ma, se ci penso, tutto è cominciato quando le assistenti dell’istituto in cui frequentavo le elementari mi sgridavano ogni volta che brancolavo con le mani avanti, inutili in effetti per conoscere lo spazio circostante.
Correggere questo dettaglio mi obbligava a ricavare da altre percezioni il mondo che avevo intorno, come la rifrazione acustica, la consistenza sotto i piedi, la differenza fra una parete e una apertura. Gesù fa lo stesso e non esagera quando dice che insultare qualcuno dandogli del pazzo merita il fuoco dell’inferno. Questo, che pensiamo sia un gesto superficiale, è un giudizio pesante, squalifica l’altro, lo giudica incapace di essere dono prezioso per noi e per il mondo. È l’inizio di uno sguardo malevolo, invidioso, presuntuoso, che pian piano ci avvelena l’anima. Guardare una donna con bramosia sessuale la riduce ad un oggetto, consuma un rapporto possibile nelle vampe del desiderio ristretto alla soddisfazione egoistica. Un’offerta a Dio con il cuore oppresso dal rancore non vale niente, perché non c’è spazio per la sua risposta d’amore.
Il diavolo non si interessa ai grandi delitti, alle frodi, alle ingiustizie, agli omicidi, ma ci ha insegnato una frase magica: “Cosa c’è di male?”. Perciò chi vive nello Spirito, crescendo, diventa attento ai dettagli, nella serena libertà dei figli di Dio, senza ossessione o paura, consapevole della preziosità di ogni istante.
Dalla rubrica televisiva Respiro Spirituale di Caritas Ticino con mons. Willy Volonté in onda su TeleTicino e online su YouTube e Facebook
Calendario ambrosiano
Il Figliol Prodigo: una Chiesa che accoglie
don Giuseppe Grampa
La parabola odierna è detta del figlio prodigo. Sarebbe meglio cambiarle nome e intitolarla: «il Padre ricco di misericordia». Infatti protagonista della Parabola è il Padre, termine che ritorna ben tredici volte. Vorrei guardare con voi questo Padre. E anzitutto le sue braccia che non trattengono a tutti i costi il figlio minore ma lo lasciano partire. Leggo in questo gesto un singolare rispetto del suo desiderio di fare nuove esperienze. Di fronte a Dio siamo esseri liberi, non costretti a stare nella Casa, ma chiamati a starvi liberamente. Anche nella Chiesa si sta liberamente non per ossequio a abitudini del passato ma per scelta che nasce dalla libertà della propria coscienza. Non giudichiamo quanti dalla Chiesa si allontanano, tentiamo di comprenderne le ragioni che possono anche derivare da nostri comportamenti, non chiudiamo mai la porta e come il Padre della parabola stiamo pronti ad una accoglienza che conosce solo gesti e parole di festa. L’evangelo raccoglie l’atteggiamento del Padre in un verbo solo: «Il Padre ebbe compassione». Traduzione disperatamente scialba: certo è difficile rendere il «trasalire delle viscere», del grembo materno.Altre volte nella Scrittura Dio ha viscere di tenerezza materna. Così in Isaia: «Si dimentica forse una donna del suo bambino così da non commuoversi del figlio del suo seno? » (Is 49,15). Questo Padre è capace di tenerezza materna. E infine un terzo dettaglio: il Padre esce fuori, va incontro anche all’altro figlio. Anche questo figlio che è sempre stato nella casa, lavorando, non ha fino ad ora conosciuto davvero chi è il Padre: «Ecco io ti servo da tanti anni». E proprio perché non conosce il padre non riconosce neppure il fratello: «Ora che questo tuo figlio che ha divorato i beni…».
Questa parabola ci aiuta a tracciare il volto della Chiesa, che non solo non estromette coloro che hanno fatto l’amara esperienza del peccato, ma anzi diviene per loro luogo di accoglienza e perdono.