Calendario romano: Mt 10, 26-33
Anche i miei capelli sono contati
di Dante Balbo
La paura accompagna tutte le fasi della nostra vita, fin quando da bambini le ombre diventano mostri; da giovani siamo incerti per il futuro; da adulti la guerra e l’incertezza del futuro bussano alla nostra porta; da anziani vediamo la fine, consapevoli di avere poco tempo per rimediare ai nostri errori.
Quella di cui parla Gesù nella XII domenica del tempo Ordinario però è un’altra: chi cammina con lui deve prepararsi alla persecuzione.
In altri paesi ci dimentichiamo che i cristiani vengono perseguitati e uccisi, più ora che nei primi secoli della storia cristiana.
Alle nostre latitudini, la persecuzione ha il volto dell’emarginazione culturale, dell’isolamento, dell’indifferenza religiosa, dello sgretolamento progressivo di tutti o quasi i valori che hanno costruito la civiltà occidentale.
Gesù non nega la storia, né ci garantisce l’immunità, ma ci aiuta a capire che ci sono cadute più gravi della malattia fisica, della persecuzione o della cattiveria, perché possiamo ad ogni istante tradire la nostra identità, rinunciare alla regalità cui Dio ci ha destinati, svendere la nostra dignità per un piatto di lenticchie.
Restare con Gesù significa conoscerlo, guardare a lui come modello, imparare il suo abbandono nelle braccia del Padre, la sua fiducia nella storia che prima o poi sarà sottomessa alla legge dell’amore.
Io di capelli ne ho persi molti, ma oggi mi fido un po’ di più del mio Signore.
Calendario ambrosiano: Lc 17,26-30.33
Indignarsi per il degrado è un dovere
di don Giuseppe Grampa
Qual è il messaggio che gli autori biblici trasmettono attraverso il racconto del diluvio? Grande la malvagità degli uomini al punto che Dio si pente d’aver creato l’umanità e decide di cancellarla dalla faccia della terra, con l’unica eccezione di Noè, l’uomo giusto che trova grazia agli occhi del Signore e diviene principio di speranza per il futuro dell’umanità. L’evangelo di questa domenica denuncia l’indifferenza di quanti sono esclusivamente preoccupati di fare i fatti propri: mangiare, bere, prender moglie o marito, comprare, vendere, piantare, costruire…. non hanno occhi per il dilagare del male in tutte le sue forme. E invece l’indignazione di fronte al degrado è un dovere morale al quale ci sottraiamo per quieto vivere, persuasi che tanto non cambia nulla. Non dimentichiamo che parole di indignazione sono sulle labbra dei Profeti, di Giovanni Battista e soprattutto sulle labbra di Gesù. L’indignazione è certamente uno stile evangelico: esprime la reazione della coscienza di fronte a quelle situazioni che contraddicono la verità dell’Evangelo, calpestano la dignità dell’uomo, soprattutto dei piccoli e dei poveri. Dietrich Bonhoeffer, il pastore della Chiesa evangelica che ha pagato la sua indignazione contro il nazismo con la vita, si è chiesto: «Ci sarà rimasta tanta forza di resistenza interiore contro le situazioni imposteci, ci sarà rimasta tanta spietata sincerità verso noi stessi, da poter ritrovare la strada della semplicità e della rettitudine?».