(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla) Gli arresti, per decisione del Tribunale vaticano, del chiacchierato sacerdote spagnolo Lucio Ángel Vallejo Balda e dell'avvocatessa-pr Francesca Chaouqui, ancora più chiacchierata del primo, "nel quadro di indagini di polizia giudiziaria svolte dalla Gendarmeria vaticana ed avviate da alcuni mesi a proposito di sottrazione e divulgazione di notizie e documenti riservati", fanno capire alcune cose molto importanti che non devono sfuggire dietro la semplice cronaca.
Una lunga e accurata inchiesta in corso da mesi
1) Da quando gli organi competenti vaticani hanno appreso la notizia del furto e divulgazione di "documenti riservati", mesi fa, avviarono subito delicate e complesse indagini le cui risultanze da subito portarono a due sospetti: L. Vallejo Balda e F. Chaouqui che, come ricorda il Comunicato della Sala stampa, "in passato erano stati rispettivamente segretario e membro della COSEA (Commissione referente di studio e indirizzo sull’Organizzazione delle Strutture Economico-Amministrative della Santa Sede, istituita dal Papa nel luglio 2013 e successivamente sciolta dopo il compimento del suo mandato).
Un messaggio preciso e univoco:
2) I documenti trafugati non appartenevano alla scrivania del Papa (come nel caso dei Vatileaks di Paolo Gabriele con Papa Benedetto XVI). Sono documenti della Commissione referente ai quali la Vallejo e Chaouqui avevano legittimo accesso. E da quest'archivio sono stati rubati alcuni documenti per consegnarli ai giornalisti autori dei due libri in uscita e che, ormai, hanno perso buona parte del loro preteso "potere deflagrante". La reazione degli organi competenti del Vaticano, fulminea, tempestiva e chirurgica, dopo che "sabato e domenica scorsi sono state convocate due persone per essere interrogate sulla base degli elementi raccolti e delle evidenze raggiunte", è stata la riposta più adeguata ed efficace che si poteva immaginare. E' stata soprattutto un messaggio preciso e univoco: nessuno pensi che la Santa Sede si lascia manipolare da chi, fuori o dentro, immagina che ciò che è reato grave in qualsiasi altra entità o ordinamento del mondo, pubblico o privato, oltre le mura è meno grave o si può consumare impunemente dicendo "l'ho fatto per difendere il Papa".
“Per difendere il Papa …”
3) "Per difendere il Papa", detto in malafede o in buona fede, ai tempi di Vatileaks (che la Chaouqui celebrò con entusiasmo “twittaro”) oppure ora, in un colpo di coda del fenomeno già visto, è comunque una panzana, tra l'altro arciconosciuta dagli esperti: convincere al ladro di documenti riservati, non propri e sui quali non ha nessun diritto, che il suo furto è "a fin di bene". Alcuni giornalisti, e non solo gli autori dei libri in uscita, specialisti nella stesura di testi con documenti rubati, sanno usare molto bene questi "canti di sirena". I polli, per vanità, perché borderline, perché mitomane e megalomane, per denaro o altro, ci cascano facilmente. Copione già visto, misero e disgustoso. Vorrei sapere come reagirebbero questi giornalisti se un altro scrivesse un libro con documenti privati loro - magari delicati e sensibili - rubati illegalmente e illegittimamente.
Al servizio degli nemici
4) Non si difende una persona, in questo caso il Papa, al quale si è giurato lealtà, fedeltà, riservatezza e collaborazione, sottraendo documenti privati e consegnandoli a giornalisti nemici del Papa e della Chiesa. Non è facile pensare che Vallejo e Chaouqui potessero credere che questi giornalisti lavoravano per difendere il Pontefice e la Chiesa o che fossero veramente interessati al bene della comunità ecclesiale, realtà che non conoscono. Questi due ex collaboratori di Francesco, tra il Papa e i giornalisti in questione, hanno scelto i giornalisti pur sapendo chi erano queste due persone, non nuove a periodici attacchi al Pontefice e alla Santa Sede. Forse si ripete il dramma di ciò che The New York Times, in un caso simile, definì “i perfetti idioti”.
Grave tradimento
5) Se la Santa Sede avesse giurisdizione su questi due giornalisti farebbero una brutta fine poiché, come sottolinea il comunicato vaticano,"la divulgazione di notizie e documenti riservati è un reato previsto dalla Legge n. IX dello Stato della Città del Vaticano (13 luglio 2013) art. 10 (art. 116 bis c.p.)." Non conosciamo le leggi italiane al riguardo ma ci sembra, da qual poco che abbiamo saputo da persone esperte, che nel caso delle leggi italiane, si potrebbero configurare i reati di "furto e appropriazione indebita" per Vallejo e Chaouqui e di "ricettazione" per i giornalisti. E in questo caso restiamo solo nell'ambito della norme legali. Se poi si passa all'ambito etico le questioni sono ancora più delicate, anzi drammatiche, soprattutto per Vallejo e Chaouqui poiché hanno tradito "la fiducia accordata dal Papa", cose che il comunicato definisce: "grave tradimento".
Confine tra notizia e furto
6) La stampa onesta, rispettosa della legge e del bene, dovrebbe essere chiara e trasparente nel condannare libri o notizie “fabbricate” con documenti rubati e ci auguriamo che nessuno abbia l’idea malsana di dire che si tratta semplicemente di una “notizia” poiché in questo caso tra notizia e reato non c’è confine. Non capire questa realtà apre le porte alla giungla dove nessuno, né grande né piccolo, né umile né potente, avrebbe nessuna garanzia di vivere tranquillo e rispettato. A volte si ha l'impressione che questioni di questo tipo, delicatissime, non siano tenute nella dovuta considerazione o si faccia finta che sono marginali, eppure sono dimensioni decisive per una sana e creativa convivenza civile.
Registrazioni e trascrizioni comunque illegittime
7) C'è poi una cosa ancora più grave di quanto abbiamo ricordato: le trascrizioni di registrazioni della voce del Santo Padre. Al riguardo si sa poco o nulla. Da alcune indiscrezioni stampa si evince che sarebbero frasi del Papa in merito a questioni finanziarie e organizzative della Sede Apostolica e, ovviamente, carpite in modo del tutto illegittimo. Non sarebbero registrazioni ufficiali e autorizzate, e cioè un ulteriore furto di una gravità inaudita. Ad ogni modo nei due casi, registrazioni autorizzate oppure clandestine, la divulgazione tramite la consegna delle trascrizioni agli autori dei libri, o solo a uno, è comunque un fatto inammissibile sul quale c'è solo una condotta possibile: una condanna senza però e senza ma.