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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (27 febbraio 2026)
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  • "Il disagio è alle porte? Cogli la mano che ti risolleva". Una docente di scuola media alla fine dell'anno scolastico

    di Mariangela Vinciguerra*

    Ho letto con interesse, preoccupazione e anche consapevolezza che il problema sia diffuso a livello cantonale, la notizia di questi giorni, giunta in concomitanza della fine dell’anno scolastico, che riporta la richiesta di alcuni docenti delle Scuole medie di Losone di poter disporre di spazi più adeguati ad accogliere giovani che manifestano un disagio. Assenteismo scolastico, consumo di sostanze, incapacità di affrontare quella «sana» fatica con cui la scuola ti mette a confronto: questi gli elementi che, come docente a mia volta, ho incontrato quotidianamente anche nell’anno appena trascorso nei miei allievi. Le cause? Molto probabilmente sfogare un’inquietudine, la paura del futuro, la paura di crescere. Aggiungiamoci poi anche il Covid, che letteralmente, nei miei ragazzi, ha fatto esplodere l’incapacità di gestire la frustrazione, la noia, i momenti liberi, il cosiddetto «otium». Sono ragazzi, in generale, che hanno difficoltà ad affrontare quello che la vita offre e che vivono tale confronto con la vita come una costante verifica. C’è chi, di fronte a tale situazione, parla di problemi. Io parlerei di sfide. Il ruolo del docente sta cambiando, anzi, oserei dire che è già sostanzialmente cambiato da tempo. A lui, oggi, è richiesto non solo di dispensare nozioni, ma di essere figura che accompagna la vita dei nostri ragazzi. Questo accompagnamento è fatto di un nucleo insostituibile: non dobbiamo, noi per loro, trovare soluzione ai problemi; credo, piuttosto, che dobbiamo fornire strumenti per fare in modo che siano i giovani stessi, da soli, a poter poi giungere a una risoluzione dei loro conflitti interiori. Vedo studenti che vorrebbero tutto e subito: a loro mi sento di chiedere la pazienza di acquisire i mezzi per arrivare all’obiettivo. Non un ideale, ma quello che a me stessa, personalmente, come adulta serve: riconoscere il malessere, trovare risorse di benessere interiore. Non credo che i miei studenti abbiano meno la possibilità di farcela, di allievi e giovani di un tempo come lo ero io. Oggi, in mezzo a tante notizie allarmanti, percepisco forte e chiare anche spie di una positività che una volta sarebbe stata del tutto impensabile. Sono certo studenti che ragionano al ritmo dettato dalle nuove tecnologie – la vita nello spazio di un click – ma sono anche, credo, giovani curiosi, interconnessi con il mondo e le sue problematiche. Ciò genera spesso in loro una grande sensibilità ed empatia: empatia, ad esempio, con i figli delle famiglie ucraine arrivate in questi mesi da noi, accolti in classe come fratelli e sorelle, con grande spontaneità e senso di apertura; empatia con le grandi questioni climatiche, sull’esempio di Greta Thunberg e quella bella iniziativa che è stata, poco tempo fa, i «i venerdì per il futuro» o per la questione femminile; interesse in alcuni di loro anche per tematiche «complesse», la fede tra le tante; sensibilità verso altre culture, perché fin da piccoli abituati a viaggiare a spostarsi. Ricordo bene quando, di rientro dalle vacanze, chiedo loro di raccontarmi delle loro attività: mi parlano di Lima, Singapore, New York. Viaggiano e vedono tanto, confrontano, sperimentano. Non è raro che da tutto ciò apprendano proprio quell’introspezione che chiediamo loro. «So di fare fatica, vorrei uscirne»: di mezzo a tante reazioni sbagliate, ho sentito anche questo. È una generazione, al di là di tutto, molto bella. Quale il messaggio finale che cerco loro di trasmettere come docente? Sicuramente che tutto il loro futuro è fatto di piccoli «presenti» e che quel presente deve essere abitato costantemente dai loro sogni. A loro chiedo di essere, insomma, gli attori della loro vita e di giocarsi tutto per questo obiettivo. Insegnando che se la caduta è dietro l’angolo, altrettanto sicura è la mano pronta a risollevarti. Non c’è errore più grande che restare a terra. Non c’è bellezza più autentica che tentare la risalita. La fatica è troppa? Affidati alla mano che vuole risollevarti.

    *docente di scuola media

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