“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”
Via i timori, via le pressioni social e quelle sociali, via le ferite che lacerano i Paesi di provenienza, via le incertezze, le preoccupazioni che appesantiscono il cuore, lo stress del confronto continuo e anche la tentazione dell’“imporsi” per dimostrare quanto si vale, quanto si è perfetti, per non mostrare, invece, limiti e fragilità. “Non abbiate paura!”. Leone XIV fa sue le indimenticabili parole che Giovanni Paolo II dedicò ai giovani all’iniziò del pontificato: un motto, un invito, un inno al coraggio, che il Pontefice statunitense ripropone a tanti ragazzi e ragazze che si preparano a vivere questi eventi internazionali. L’occasione è il messaggio che il Papa invia per la 41.ma Giornata Mondiale della Gioventù che ricorre il prossimo 22 novembre 2026, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, e in vista del grande evento mondiale di Seoul, in Corea del Sud, del 3-8 agosto 2027. Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo! è il tema della Gmg, nonché il mandato del Papa a questa gioventù che, come dimostrano le recenti cronache, ha sete di cambiamento ma soprattutto di dare senso alla propria esistenza.
Apritevi a Cristo, non aspettate di essere perfetti
Il Papa nel suo messaggio chiede infatti di “meditare insieme” sulle parole di Gesù. È Lui il punto di riferimento a cui rivolgersi.
Portate a Cristo le vostre domande, le vostre ferite, ma anche quelle che lacerano le vostre società e contrappongono i vostri Paesi. Portategli questa creazione che geme e soffre, il grido della terra e dei poveri che Papa Francesco ci ha educato ad ascoltare. Condividete con Gesù le vostre gioie e speranze
“Non aspettate di essere perfetti per aprirvi a Lui. Egli vi viene incontro così come siete”, rassicura il Papa. Il Signore Risorto, che “entrò attraverso le porte chiuse”, viene ancora oggi in mezzo a noi, afferma Leone: “Perciò, non accontentatevi di una vita più piccola di quella alla quale Cristo vi chiama. Lasciatevi unire e trasformare dal suo amore”.
L'influenza dei social, la solitudine, il timore
Certo, il Papa è consapevole che spesso al posto del coraggio possono prevalere “l’incertezza o la paura”. “Molti di voi – annota - portano dentro di sé domande e preoccupazioni che appesantiscono il cuore. Forse sperimentate timori per il futuro, sentite la pressione di dover avere successo e di apparire perfetti e siete esposti allo stress di un continuo confronto con gli altri o con modelli inarrivabili e artificiali”. Anche potrebbe essere difficile “riconoscere e accettare” la propria identità “sotto l’influenza di immagini costruite dai social media”. Ma, osserva Papa Leone, “avvertite la necessità di affetti sinceri, perché la tecnologia può imitare l’empatia, ma non sostituire l’autentica vicinanza umana. Alcuni di voi conoscono la solitudine, la delusione o il timore di non essere all’altezza”.
Un coraggio non "contro" qualcosa o qualcuno, ma "per" la vita, la verità, la giustizia
Leone XIV si stringe allora intorno a tutti i ragazzi e le ragazze dei cinque continenti. E infonde loro coraggio. Lo fa con le parole di Gesù ai discepoli su una piccola barca in mezzo al lago, di notte, con la riva che scompare nell’oscurità, il vento e le onde che si alzano forti. “Sono io, non abbiate paura!”, dice loro Cristo.
È questa la certezza che desidero affidare al vostro cuore: prima ancora che voi iniziate a cercare Cristo, Egli è già in cerca di voi, camminando sulle acque agitate della vita. Il coraggio cristiano non nasce primariamente dalla nostra forza: nasce dalla sua presenza
Cristo “non ci promette una vita senza tempeste”, ma “nessuna oscurità e nessuna sofferenza è più forte del suo amore. Egli non vi abbandona mai”, sottolinea Papa Leone. “Affidategli la vostra strada personale e di gruppo. Sentirete crescere nel cuore un coraggio nuovo, che non svanisce”. Ancora, Gesù - rammenta il Papa - non dice: “Vincerete il mondo”, ma dice: “Io ho vinto il mondo”. Un “mondo di tenebra” si intende. Nelle sue parole c’è pertanto un dono: Cristo “ha vinto questa realtà oscura e ha riaperto all’umanità la strada verso Dio, la felicità, la giustizia, la pace”.
Il coraggio cristiano non è un coraggio “contro” qualcosa o qualcuno, ma un coraggio “per”: per la vita, per la verità, per la libertà, per la giustizia.
Un mondo creato buono, ma ferito
“Anche a noi è affidata la nostra parte, per quanto piccola, perché si passi da un ‘mondo di tenebra’ a un ‘mondo salvato’”, incita Leone. “Cristo non vi chiama a fuggire da questo mondo ma a vederlo col suo sguardo e a toccarlo con il suo amore che tutto risana. Lasciatevi colpire e commuovere dalla realtà!”. Gesù, insiste, “non ha amato il mondo da lontano”, è “entrato pienamente nella nostra realtà”, ha “conosciuto la gioia e l’amicizia, ma anche la fatica, il rifiuto, la solitudine e la sofferenza”. “Anche voi - afferma Leone XIV ai giovani - vivete in un mondo creato buono, ma ferito; pieno di possibilità, ma segnato da ingiustizie, tensioni e paure”.
Molti desiderano la pace, ma incontrano la violenza; molti desiderano la comunione, ma sperimentano la solitudine. Fra queste contraddizioni i cristiani sono chiamati a seguire Cristo nel suo coraggio mite: il coraggio di essere amorevoli quando la durezza sembra più facile e risolutiva, il coraggio di cercare la pace quando lo scontro sembra più vantaggioso, il coraggio di custodire la speranza quando il cinismo appare più convincente
La vera vittoria non è imporsi, ma donarsi
Papa Leone XIV parla allora di “vittoria”, da non intendere come “essere più forti degli altri, di affermarsi o di dimostrare continuamente il proprio valore”. Queste sono le vittorie proposte dalla mentalità corrente. La vera vittoria, quella cristiana, è invece “non è imporre sé stessi, ma donare sé stessi”. Come Cristo sulla croce. “Seguendo la strada aperta da Gesù Cristo, anche voi non avete bisogno di imporvi, di dimostrare continuamente quanto valete, di apparire perfetti o di nascondere le vostre fragilità, i vostri dubbi o i vostri limiti”.
Abbiate il coraggio di essere veri davanti a Dio e davanti agli altri. La vostra dignità non nasce dall’immagine che riuscite a costruire di voi stessi. Siete preziosi perché siete creati a immagine di Dio, conosciuti da Lui e amati da Lui. Scopriamo chi siamo veramente quando scopriamo che il nostro cuore è stato creato per Dio, per amarlo e, in Lui, amare i fratelli e le sorelle.
Il coraggio dell'umiltà
Alle nuove generazioni, il Vescovo di Roma raccomanda pure “il coraggio dell’umiltà”; anch’esso in controtendenza con la mentalità che “ci dice di fare tutto da soli, di lavorare su noi stessi per migliorarci continuamente, per costruire una personalità e un carattere più forti”. Il risultato è che cresce “la convinzione di essere i salvatori di noi stessi”. Il Vangelo presenta un’altra strada: “Non salvarci da soli, ma lasciarci salvare da Gesù Cristo”.
È richiesto qui il coraggio di accettare l’aiuto degli altri, di riconoscere i propri limiti, di fermarsi, di ascoltare e di affidare la propria vita a Dio
“Lasciatevi salvare da Lui, lasciate che il suo amore – lo Spirito Santo – plasmi la vostra vita e che Gesù abiti in voi, nelle vostre decisioni”, incoraggia il Papa. Quando questo avviene, “tutto si rinnova”: la fedeltà agli amici, il rispetto di chi la pensa diversamente, l’attenzione a chi è solo, la vicinanza ai più deboli, il modo di comportarsi nel mondo digitale. “Tutto viene trasformato dall’amore”.
Pace donata
A conclusione del messaggio, il Papa ricorda le parole di Gesù, la sera di Pasqua, ai discepoli che stavano a porte chiuse nel cenacolo, in preda alla paura. A chi lo aveva “abbandonato”, “tradito” o “rinnegato”, il Figlio di Dio dice: “Pace a voi!”.
Forse anche nel vostro cuore e nelle comunità cui appartenete ci sono porte che rimangono chiuse per delusioni, ferite, risentimenti, sensi di colpa. Cristo viene a donarvi la sua pace e a riconciliarvi gli uni con gli altri
“Il dono della sua pace – sottolinea il Pontefice - ci infonde un coraggio che il mondo non può dare: un coraggio nel quale, nonostante le ferite, la paura non ha più l’ultima parola”.
"Arrivederci a Seul!"
Il saluto finale è un arrivederci in Corea: “Quando ci incontreremo a Seul, sperimenterete in modo particolare la bellezza della Chiesa universale e la generosa accoglienza della Chiesa in Corea”, scrive Leone. “Giovani provenienti da nazioni, lingue e culture diverse si ritroveranno uniti in Cristo”.
Lasciate che quei giorni diventino un vero incontro con Gesù Cristo, un momento nel quale affidargli la vostra vita. Per questo sono nate le Giornate Mondiali della Gioventù. Il nostro pellegrinaggio è già iniziato. Non preparate soltanto le cose pratiche per il viaggio a Seoul: preparate il vostro cuore!
fonte: vaticanmedia/redazionecatt