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Leone XIV: sotto la corazza, i giovani celano il desiderio di amare ed essere amati

In un mondo nel quale non pochi giovani sono come “paralizzati dalla paura di sbagliare, di non essere all’altezza”, la pastorale scolastica e universitaria può aiutarli a trovare il coraggio di “essere protagonisti di un modo nuovo di abitare il mondo, costruttori di fraternità, di una società più giusta”. Lo sottolinea Papa Leone XIV, incontrando questa mattina, 22 ottobre, in Aula Paolo VI, un migliaio tra organizzatori e partecipanti del Congresso internazionale sulla pastorale scolastica e universitaria, che si svolge in Vaticano fino al 23 ottobre dal titolo Disegnare nuove mappe di speranza. A promuoverlo è il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, guidato dal cardinale prefetto José Tolentino de Mendonça.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI PAPA LEONE XIV

Concentratevi sull'educazione del cuore

Nel suo discorso il Papa parla di "coraggio": esso, sottolinea, “nasce da un patto di fiducia” dall’esperienza di qualcuno “che crede in te prima che tu creda in te stesso”. Sotto la loro "corazza" che "tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire – ricorda - si cela il desiderio di amare ed essere amati”. Per questo invita la pastorale scolastica ed universitaria a concentrarsi “sull’educazione del cuore”.

Educare il cuore alla compassione, alla gratitudine, alla capacità di lasciarsi toccare dal dolore degli altri; educarlo alla lode e al desiderio di Dio. Il servizio ai poveri, il volontariato, la cura del creato non sono attività accessorie, ma luoghi dove il cuore impara a dilatarsi. Non dimentichiamo: carità e preghiera sono inseparabili.

Scuole e università cattoliche siano "casa" per i giovani

Leone XIV ricorda che i giovani destinatari di questa particolare pastorale “si distinguono per l’entusiasmo, la generosità, lo spirito di servizio”, ma molti studenti “vivono anche condizioni di disagio esistenziale”, per “famiglie ferite, solitudini digitali, sentimento di inadeguatezza o di timore davanti a un futuro che appare incerto”. E nelle nostre scuole e università forse “si sentono anonimi”.

Com’è importante che le scuole e le università cattoliche siano, prima di tutto, “casa”, un luogo familiare dove si è attesi. Il primo annuncio, spesso, passa attraverso uno stile di accoglienza: qualcuno che ti guarda negli occhi, che ricorda il tuo nome, che nota la tua assenza, che si rallegra del tuo ritorno.

Fate sperimentare la bellezza dell'incontro con Cristo

Per il Pontefice, in un ambiente accogliente, lo studente “può manifestare il suo desiderio profondo di comprendere, di dare un senso alla realtà”. Perché “la ricerca comune della verità” è la vocazione propria delle scuole e delle università.

Vi incoraggio perciò a stimolare l’intelligenza dei giovani, a valorizzare le loro domande. La vostra passione – specialmente per quanti operate in istituti cattolici –, sia quella di far sperimentare ai giovani la bellezza dell’incontro con Cristo, la fecondità della sinergia tra fede e ragione, tra il sapere della fede e i diversi altri saperi.

Accompagnate la germinazione lenta del pensiero

La chiamata di questa particolare pastorale, prosegue Papa Leone, è “accompagnare la germinazione lenta del pensiero, a insegnare a discernere e cercare con perseveranza”. Come ha scritto nell’enciclica Magnifica humanitas, sottolinea che dobbiamo “proteggere i nostri giovani da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario”. Purtroppo, ribadisce, non pochi giovani temono di “essere malintesi, di non rispondere alle aspettative”.

Viviamo in una cultura della prestazione che mette continuamente a confronto e classifica in modo a volte spietato. Una meritocrazia male intesa finisce per non rispettare le persone. Per questo molti finiscono per rinunciare prima ancora di provare.

Camminate con i giovani lungo la strada

Il Papa conclude mettendo in guardia dai “falsi maestri e messaggi ingannevoli” che promettono di “rispondere rapidamente alle domande dei giovani”. Chi si occupa di pastorale scolastica e universitaria, invece, ha scelto “di fare qualcosa di più grande: camminare con loro lungo la strada, finché scoprano i doni che Dio ha già deposto in loro. Come il Risorto con i discepoli di Emmaus”.

fonte: vaticannews

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