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In ricordo della benefattrice Josephine Gebert, scomparsa un anno fa a Minusio, ticinese d'adozione

Ad un anno dalla sua morte, avvenuta a Minusio il 19 gennaio del 2019, è uscita una bella pubblicazione ad opera della Fondazione Praxedis con testi in italiano, tedesco e polacco, in ricordo di Josephine (Fifi) Gebert che raccoglie le parole che le furono tributate in occasione delle sue esequie, da parte di chi la conobbe, le volle bene e condivisie con lei un tratto di strada del suo lungo percorso terreno. Fifi, ricorda Mechthild Vollenweider sua nipote e figlioccia, era la prima di sei figli. Nata nel pieno della prima guerra mondiale - era il 16 maggio del 1916 - Fifi aveva un innato talento per le storie che sapeva narrare tenendo col fiato sospeso tanto i piccoli quanto i grandi. Ebbe e ne fu consapevole, anche se forse osò confidarlo solo al suo diario, una mente capace di partorire idee brillanti. Nonostante questo, il suo percorso scolastico non si scostò da quello previsto allora per le ragazzine di buona famiglia. Fu solo dopo la scuola secondaria, l’iscrizione all’Isituto S. Agnese delle suore Orsoline di Friborgo e la scuola di economia domestica di Zurigo, infatti, che poté finalmente imparare il mestiere che desiderava: quello di assistente sociale, frequentando la scuola sociale di Lucerna. Lì avvenne l’incontro di una vita e iniziò la storia che l’avrebbe portata a trascorrere in Ticino tutto il resto della sua lunga vita. Lì, infatti la sua strada si incrociò con quella di Rosita Genardini.

Scrive Mechthild Vollenweider: “Rosita era una ticinese con personalità e tratti marcati. Ne nacque un’amicizia, basata sui medesimi valori ideali: religiosi e sociali. Attraverso Rosita, Fifi conobbe anche il Ticino, “il suo stile di vita latino - prosegue la nipote - quel modo di vivere che ‘ti permette anche di arrivare in ritardo, talvolta’ e la sonorità della lingua italiana. Tutto ciò le piacque.”

Con Rosita, Josephine aprì una sede della Pro Infirmis. A lei spettava il compito di accompagnare i bimbi ticinesi malati o con un andicap, al Kinderspital di Zurigo. In Ticino Fifi frequentava le conferenze dei benedettini del Collegio Papio di Ascona (fu oblata benedettina), le suore del Monastero di Claro - una forte amicizia la legava a Suor Ildegarda -, le donne dell’Unione Femminile. Molti furono i viaggi che la portarono in giro per il mondo: in primis in Polonia con padre Bronek e poi a Roma, dove memorabile rimase l’udienza privata con san Giovanni Paolo II.

“Non accontentarsi di essere uomini e donne del fare, del produrre, del creare, inventare e lavorare, ma saper abbracciare l’infinito di Dio ogni giorno, questa è stata la leva- ha invece sottolineato mons. Pier Giacomo Grampa - che ha animato l’esistenza terrena di Josephine Gebert”. “Un infinito di Dio”, che l’ha portata a sostenere generosamente sull’arco di tutta la sua lunga vita - in particolare attraverso la Fondazione Praxedis e la Fondazione Jorio - le opere cattoliche, soprattutto quelle legate alla formazione e all’educazione dei giovani (ne beneficiò anche la Facoltà di teologia di Lugano), le comunità religiose (in particolare i monasteri femminili) e tanti altri enti con cui condivideva le finalità.

La morte l’ha colta a 103 anni. Questa piccola pubblicazione che contiene accanto ad alcune belle fotografie, le parole di chi la volle accompagnarla anche nell’ultimo suo viaggio, sono un bel modo di ricordare la sua buona e generosa figura, ad un anno dalla morte.

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