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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (27 gennaio 2026)
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  • COMMENTO

    La Chiesa che serve nel silenzio, paladina di pace

    Giovedì 19 giugno si è celebrato in Ticino il Giubileo diocesano degli ordini equestri pontifici, cioè quegli ordini cavallereschi di origine medioevale che ancora oggi sono presenti e attivi nella vita della Chiesa. Tra questi si contano, tra gli altri, l’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme e l’Ordine di Malta. Sono realtà molto attive nel mondo ma anche in Terra Santa (oggi al centro del dibattito per una nuova escalation di violenze regionali che si è allargata anche all’Iran) dove svolgono attività caritatevoli in ambito socio-sanitario e educativo, sostenendo anche asili e scuole. Perché lo scriviamo? Perché in uno dei suoi ultimi coraggiosi viaggi nella Striscia di Gaza, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha incontrato la piccola comunità cristiana guidata da padre Gabriel Romanelli. La situazione è nota: mancanza di generi di prima necessità, blackout continui, assistenza medica quasi inesistente. La guerra imperversa feroce eppure – come ha riportato il cardinale – la prima cosa che i cristiani di Gaza hanno chiesto è stata di garantire le scuole per i loro figli. «Io sono un uomo di fede, e vedo la realizzazione della speranza in queste persone semplici che pregano perché la guerra finisca e sperano di poter tornare alla normalità ma senza puntare il dito contro nessuno, senza rabbia», ha detto il patriarca di Gerusalemme. Ancora: «Naturalmente sono esausti, ma chiedono scuole, le chiedono più dell’acqua, più dell’alloggio. Pensano ai bambini, e la scuola è una necessità. La loro priorità». Torna alla mente quello che accadde trent’anni fa in un altro conflitto. Durante l’assedio di Sarajevo, la Diocesi locale si adoperò per far nascere una scuola che potesse accogliere tutti, indipendentemente dalla religione o dall’etnia. In piena guerra, fece l’en plein. Nel giro di poco tempo gli istituti diventarono tredici, vennero chiamati «Scuole per l’Europa», e ancora oggi sono attivi. Accolgono ogni anno migliaia di studenti diversi tra loro, che insieme dialogano, studiano, convivono. La riconciliazione non è una chimera, è qualcosa di possibile. Di esempi simili ce ne sono tanti, dalla Siria all’Uganda, dal Kenya al Libano passando per Haiti, luogo che noi ticinesi conosciamo molto bene per il decennale progetto educativo congiunto della nostra Diocesi e di quella haitiana di Anse à Veau – Miragoâne. L’educazione per la Chiesa rimane il perno, il grimaldello per scardinare l’ideologia del conflitto e trovare una via d’uscita a quella che papa Francesco ha efficacemente definito «terza guerra mondiale a pezzi». Una volta don Tonino Bello (vescovo cattolico italiano di cui è in corso il processo di beatificazione) scrisse che «le guerre trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti». Se l’altro per te è solo un nemico, un’ombra senza storia, lo puoi annientare. Ma tra i banchi di scuola, pur in mezzo alle macerie, ecco invece farsi strada una logica diversa. Quella per cui, guardando negli occhi il tuo compagno o la tua compagna di banco, li puoi riconoscere simili a te. L’altro non è un’idea astratta, ma carne e sangue, sogni, aspirazioni. Vita. La pace, la pace giusta, parte da qui: dal riconoscere il volto dell’altro. Un altro che è diverso da te, certo. Che non la pensa per forza come te, certo. Ma che ha in fondo lo stesso desiderio tuo di una vita piena, giusta, felice. Se a Gaza chiedono scuole al posto del pane, è perché nell’orrore della guerra sono andati all’essenziale. Il futuro dei loro figli, il futuro di quella terra, passerà tutto da lì. Dall’educazione. E, come concludeva don Tonino, «solo così ci riconcilieremo col volto di Dio, unica terra promessa dove fiorisce la pace». (red)

    Link alla fotogallery del Giubileo che si è svolto nell’ambito della celebrazione e processione del Corpus Domini a Lugano

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