di Laura Quadri
“La gente sale su un colle e attraversa un bosco per trovare Maria. Non la si trova in speculazioni e supposizioni. (…) Il Santuario d’Ongero è casa di Maria e la casa di Maria è casa dell’ascolto”. Sono queste le parole significative con cui mons. Alain de Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, introduce il volume recentemente pubblicato “Il santuario della Madonna d’Ongero a Carona” (ed. Fontana).
Una pubblicazione di oltre 200 pagine, ricca di immagini molto curate che documentano uno degli esempi più celebri di barocco ticinese, fortemente voluta dal locale Consiglio parrocchiale, a seguito delle celebrazioni di un duplice anniversario: la conclusione degli ingenti restauri del Santuario, condotti dall’Ufficio dei Beni culturali del Cantone e terminati nel 2024, e, in quello stesso anno, i 400 anni dalla fondazione della chiesa, dopo la posa della prima pietra nel 1624.
“Avevamo il desiderio di offrire un’opera corale che potesse raccontare questo edificio da diversi punti di vista”, ci spiega Enrica Giacobino, curatrice del volume e autrice, al suo interno, di alcuni interessanti contributi. A ripercorrere, assieme a lei, la storia dell’edificio dal punto di vista storico, artistico e devozionale, il lettore del volume ritrova alcune personalità, la cui storia si è intrecciata nel tempo al Santuario: da don André Marie-Jerumanis, storico parroco di Carona e il suo successore, don Fabrice N’Semi, all’architetto Luca Giordano, alla guida dei lavori di restauro; i restauratori stessi – Rudy Sironi e Gian Maria Manvati – fino a coloro che conoscono i dettagli più nascosti del luogo, come la storica dell’arte Laura Pedrioli e Romeo Dell’Era, autore del contributo dedicato alle campane della chiesa.
“Lo scopo di una pubblicazione simile – prosegue Giacobino – è cercare di dar voce all’arte sacra, così che emerga il suo messaggio per gli uomini e le donne del nostro secolo. Nel caso della Madonna d’Ongero, ricostruire le fonti di questo messaggio è stato un lavoro particolarmente complesso. Tra edificazione e decorazione, la storia del Santuario si estende per oltre un secolo e mezzo, con molte stratificazioni. Tuttavia il programma iconografico permette una lettura molto coerente, di aspetti della vita di fede, della liturgia, della vita di Cristo, di Maria e dei Santi”.
Emergono in questo modo le figure più celebri: dal pittore Alessandro Casella, attivo nel Santuario nei primissimi anni dalla costruzione, fino a Giuseppe Antonio Petrini, che firma due affreschi nei primi del Settecento, ma anche l’opera “di molti artisti ignoti, caronesi, che, una volta rientrati a casa dopo diverse committenze sparse per l’Italia, decidevano di realizzare qualcosa di proprio, a servizio della loro comunità locale”.
Sono state inoltre possibili “datazioni più precise, in particolare per quanto concerne la prima campagna decorativa ad opera della bottega Casella. Per un errore nella lettura di un’iscrizione presente nel presbiterio, si è creduta che fosse durata soltanto due anni, mentre oggi, grazie ai restauri, sappiamo che si è estesa dal 1640 al 1648: un tempo molto più realistico per il complesso apparato decorativo che ammiriamo ancora oggi all’interno della chiesa”.
Il volume è la prima monografia integralmente dedicata al Santuario. Lo corredano ampie immagini, realizzate spesso con gru e droni dal fotografo Luciano Bignotti, “che tentano, dopo un lavoro durato mesi, di portare all’attenzione del lettore e del fedele dettagli che da terra non sarebbero visibili, e che documentano con acume uno dei più celebri esempi di barocco ticinese”.
Tuttavia, sottolinea la curatrice, “il Consiglio parrocchiale non desiderava realizzare una pubblicazione in cui il Santuario emergesse solamente come bellissimo monumento, esempio di tecniche e opere artistiche virtuose”, ma, anzitutto, mantenendo un tono divulgativo, “far parlare questo luogo come luogo di fede”. Il contributo iniziale, all’interno del volume, firmato proprio dal Consiglio parrocchiale, evidenzia in particolare, “assieme all’enorme sfida sostenuta con la campagna di restauro, sia a livello progettuale che finanziario”, “cosa rappresenta il Santuario per la comunità locale”. A questo riguardo, Giacobino ricorda come oltre ai finanziamenti pubblici, ci siano state tantissime donazioni private: “Un segno forte, di attaccamento ad un luogo che è davvero simbolo della devozione dei Ticinesi e non solo. La Madonna d’Ongero parla infatti a tutti: per la sua bellezza quasi sovrabbondante e per il fascino che esercita, anche su chi forse è lontano dalla fede”, conclude la curatrice.
Il libro è disponibile in italiano e in tedesco presso la Parrocchia di Carona: info@parrocchiacarona.ch / Tel. 091 649 70 55; nelle principali librerie del Cantone e su www.fontanaedizioni.ch.