Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image COMMENTO

«La protezione dei minori migranti rientra nel diritto e nella Bibbia»

Un articolo d’opinione di Pierre Bühler, per cath.ch

È molto incoraggiante che papa Leone XIV si impegni attivamente nella difesa delle persone segnate dall’esperienza della migrazione e dell’esilio. Lo ha fatto in modo significativo il 4 luglio scorso, celebrando a Lampedusa il 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America e prendendo così le distanze dalla brutalità della polizia dell’immigrazione ICE del presidente Trump.

In visita in Francia di recente, il papa ha voluto parlare con dei migranti a Parigi. Mette così regolarmente la sua autorità pontificia al servizio di una causa che l’opinione pubblica tende a occultare o a demonizzare a priori, come il peggiore dei nostri mali.

I minori, vulnerabili tra i vulnerabili

Nel suo messaggio per la 112ª Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati, celebrata domenica 27 settembre, il papa ha sollevato il problema dei minori, in particolare di quelli non accompagnati, sottolineando che sono «i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori globali». Su questo punto gli si deve dare ragione.

Milioni di bambini e adolescenti che devono vivere l’esilio e affrontare i complicati processi della migrazione e dell’asilo sono particolarmente esposti a ogni sorta di pericoli e di esperienze traumatiche lungo il cammino della fuga. Ora, molto spesso le amministrazioni con cui si confrontano non rispettano nei loro confronti le regole della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo. Eppure quasi tutti i Paesi l’hanno firmata.

Nel 2016 sulle strade dell’esilio c’erano più minori che adulti
Nel 2016 sulle strade dell’esilio c’erano più minori che adulti © Steve Gumaer/Flickr/CC BY-NC 2.0

La Svizzera e l’Europa non sono da meno

La Commissione federale della migrazione (CFM) l’ha dimostrato: il problema si pone anche in Svizzera. In uno studio molto documentato (Bambini e adolescenti nell’aiuto d’emergenza in ambito d’asilo, 2024), la CFM mostra quanto siano difficili e traumatiche le condizioni di vita dei bambini e degli adolescenti sottoposti al regime dell’aiuto d’emergenza nei centri d’asilo.

Lo studio è accompagnato da un parere giuridico che sottolinea come tali condizioni di vita non siano conformi né alla Costituzione svizzera né alla Convenzione sui diritti del fanciullo, che la Svizzera ha però firmato già nel 1997.

A livello europeo, non ci si deve aspettare che la situazione di questi minori migliori. Anzi. Con il nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo, entrato in vigore lo scorso giugno, la particolare protezione di cui godevano finora subirà delle restrizioni. Potrebbero essere trattati sempre più come gli adulti.

Così, i minori non accompagnati potranno essere oggetto, a partire dai 16 anni, di decisioni di rinvio verso Paesi nei quali non hanno legami familiari, cosa finora non possibile. Il ricongiungimento familiare, già disseminato di ostacoli nell’attuale diritto d’asilo, sarà reso ancora più difficile. Così, l’interesse superiore del fanciullo, principio fondamentale della Convenzione sui diritti del fanciullo, sarà ancora meno preso in considerazione.

Come attuare l’accoglienza dei «piccoli» (Mt 18,10)

Si può dunque capire che il papa si preoccupi e richiami l’attenzione su questa situazione fragile dei minori migranti. Lo fa ricordando alcuni opportuni fondamenti biblici, articolati attorno a Matteo 18,10, citato in esordio, che invita a non disprezzare i piccoli.

Il versetto, che nel messaggio non è mai citato in modo preciso e completo, dice questo: «Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.» Questo rispetto dei piccoli sotto lo sguardo di Dio stesso dovrebbe essere costantemente ricordato alle autorità responsabili delle decisioni in materia di migrazione e di asilo.

Il sostegno ai minori richiede un impegno di lunga durata e quindi molta energia.

Fortunatamente, al momento il lavoro di accoglienza a cui il papa ci esorta è attuato in molti luoghi. Infatti, anche se certe prospettive future li minacciano, i minori non accompagnati godono oggi di uno statuto particolare. Di norma sono ospitati in strutture specifiche, con un’adeguata assistenza sociale ed educativa.

Nella società civile vengono intraprese diverse iniziative per favorirne l’integrazione, per esempio attività artistiche o conviviali. In molti luoghi, gruppi ecclesiali e organizzazioni di aiuto reciproco hanno creato reti di padrinato. Così questi minori sono accolti in una famiglia o sostenuti nella vita quotidiana da una persona, e sono accompagnati nell’apprendimento della lingua parlata nel loro cantone. Si compie un grande sforzo per assicurare loro un futuro, permettendo loro di completare la formazione scolastica e aprendo loro percorsi di formazione professionale.

Una questione di diritto e non di flussi

Certo, ciò avviene con risorse limitate, sia di personale sia finanziarie, benché questo sostegno richieda un impegno di lunga durata e dunque molta energia. È tanto più essenziale che una figura di autorità come il papa lo incoraggi, sottolineando l’importanza di questa accoglienza e raccomandandola a diversi livelli: nella vita personale, nella vita ecclesiale, nell’orizzonte delle diverse religioni e nel contesto delle istituzioni civili. Allo stesso tempo, il papa non ha dimenticato di sottolineare che occorre intervenire anche nei Paesi d’origine per combattere le cause della fuga.

Tutto ciò è posto sotto il segno di un cambiamento di prospettiva che «si impone con urgenza: occorre spostare il centro del dibattito dalla semplice gestione dei flussi migratori alla protezione piena e immediata dei diritti umani».

È un’esigenza che è bene ricordare alle istanze migratorie europee e svizzere. Perché, purtroppo, le revisioni delle politiche migratorie e delle strategie d’asilo in corso rientrano, ancora e sempre, nella logica della gestione dei flussi migratori…

fonte: cath.ch / trad. catt.ch

L’autore

Nato nel 1950 a Tramelan, nel Giura bernese, da una famiglia contadina mennonita, Pierre Bühler ha studiato teologia protestante e filosofia a Losanna e Zurigo. È stato professore di teologia sistematica all’Università di Neuchâtel (1982-1997), poi all’Università di Zurigo (1997-2015). È impegnato da molti anni nel campo della migrazione e dell’asilo. È in particolare collaboratore regolare della rivista asile.ch.

News correlate

News più lette