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La via di Carlo verso il cielo, una strada di semplicità e gioia: mostra a Bellinzona

di Laura Quadri

Come si racconta la vita di un santo? Anzitutto «incontrandolo» e osservando quanto il legame con lui, nella preghiera, possa portare a cambiare la vita di ciascuno. Così è successo a Riccardo Monteverdi e a Camilla Marzetti, i due giovani curatori della mostra «Carlo Acutis. Una semplicità straordinaria », inaugurata lo scorso venerdì ed esposta fino al 26 settembre, su iniziativa delle Scuole Santa Maria e della Curazia Cristo Redentore dell’uomo di Bellinzona, nel chiostro della chiesa bellinzonese di S. Maria delle Grazie. In arrivo dal Meeting di Rimini, dove è stato allestito per la prima volta, il percorso permette, attraverso quindici pannelli, di esplorare il vissuto di Carlo Acutis in modo inedito: attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto dal vivo e preziosi documenti donati per l’occasione dalla madre di Carlo, Antonia.

Un lavoro di squadra

«L’aiuto di mamma Antonia, così come di un sacerdote, don Giovanni, che segue la famiglia di Carlo da tempo, è stato fondamentale », ci spiega Marzetti. Il legame fra i due curatori è nato proprio durante la preparazione della mostra, quando entrambi si sono scoperti molto legati alla figura di Carlo. Vari amici hanno poi collaborato come guide e ciascuno ha dato il proprio parere sui materiali: «È stato un lavoro di gruppo, anche nella fase di costruzione dell’allestimento».

L’idea di presentare il progetto al Meeting non è stata casuale. I due curatori frequentano Comunione e Liberazione e avevano già lavorato ad altre esposizioni. Inoltre, «anche Carlo Acutis partecipò al Meeting nel 2002 con la famiglia e rimase molto colpito dalla modalità delle mostre, alla quale si ispirò per la propria esposizione sui miracoli eucaristici. Al Meeting è quindi nato subito il desiderio di realizzarne una dedicata a lui».

Un Santo della semplicità

I curatori conoscevano la storia di Carlo dal 2018 e sapevano su quale aspetto concentrarsi: la semplicità della sua santità. «Essere santi non significa essere perfetti. Carlo era un ragazzo come tutti». La sua testimonianza invita così «a riflettere su quei tratti che possono condurre ciascuno a essere Santo», sottolinea la curatrice.

Il primo pannello invita il visitatore a soffermarsi su alcune questioni esistenziali. « Il motivo della santità di Carlo è il fatto di avere avuto grandi domande. La differenza che lo ha reso santo è stata guardare seriamente ciò che aveva nel cuore e non mollarlo mai». I pannelli seguono un ordine cronologico e arrivano fino alla seconda nascita, quella al Cielo, di Carlo. Infine, un ultimo pannello riflette sull’eredità del giovane Santo per il mondo. «All’inizio del percorso vengono fornite alcune coordinate, ma il senso della mostra non è soltanto raccontare la sua vita: è mettere in luce gli aspetti che possono ispirare anche noi».

Testimonianze dal vivo

Alla fine del percorso si trova uno schermo con alcune interviste preparate dai curatori. A parlare sono persone che hanno conosciuto Carlo durante la sua vita, come i professori delle scuole medie e del liceo, ma anche ragazzi e bambini di alcuni Oratori, che raccontano ciò che li lega a lui.

Un pannello è invece dedicato ai post-it sui quali i visitatori possono scrivere un messaggio per Carlo in Cielo. Quelli raccolti a Rimini sono stati nel frattempo consegnati al Santuario della Spogliazione ad Assisi, dove Carlo è sepolto. «Ci ha colpito tantissimo vedere quante persone hanno ringraziato Carlo per una grazia ricevuta: un dono preziosissimo anche per noi».

A parlare ai giovani di oggi, sottolinea infine Marzetti, è soprattutto il fatto che Carlo fosse «sempre allegro e gioioso, pur vivendo la fede, a volte, anche nell’inquietudine. Insegna così ad ognuno a camminare, anche nel dubbio. Di lui rimangono il dono della sua spiccata allegria e il suo rapporto con Dio, basato sull’amore».

Un’altra sezione del percorso è intitolata «Perché non io?». «Spesso elenchiamo dentro noi stessi i motivi per i quali non potremmo essere santi. Carlo ci invita costantemente a considerare, invece, perché non dovremmo poterlo essere. Ognuno con la propria vocazione».

Nel contesto della mostra si segnala l’adorazione prevista per il 22 settembre alle 20 nella chiesa di S. Maria delle Grazie. La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 17.30 e il sabato e la domenica dalle 9 alle 19, con la possibilità di visite guidate, scrivendo a associazione@scuolesantamaria. ch.

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