di Markus Krienke*
«Nulla è più funesta dell’ignoranza attiva!» – con questa frase di Goethe, Dario Antiseri voleva svegliare l’Europa ricordando che non la rimozione ma solo la coltivazione della coscienza delle radici cristiane può essere una garanzia per la libertà laica in Europa: e probabilmente possiamo comprendere oggi in modo particolare questo suo messaggio che Antiseri lascia come una sorta di testamento al momento della sua morte avvenuta la mattina del 12 febbraio 2026. E si capisce perché padre Umberto Muratore – di cui abbiamo ricordato il suo testamento su questo sito tre anni fa orsono (28 dicembre 2022) – ha sempre stimato il professore e maestro Dario Antiseri: si ricordò in modo particolare quei simposi rosminiani con cadenza annuale a Stresa dove Antiseri ebbe un ruolo principale e rese questi incontri un punto di riferimento per il pensiero liberale. Muratore ricordò sempre con molta gratitudine tutti gli impegni accademici e culturali che Antiseri non rifiutò mai per evidenziare il cattolicesimo liberale di Rosmini. Nel 2001, per il simposio dal titolo “Europa cristiana e democrazie liberali” venne accompagnato dall’amico Giovanni Reale, con il quale non solo ha scritto la monumentale “Storia della Filosofia” su cui si sono formate molte generazioni di studenti di liceo ed università, ma insieme sono stati anche insigniti, nel 2002, della laurea honoris causa dell’università di Mosca.
La difesa della proprietà privata
Per il già professore a Roma (Sapienza), Siena, Padova e infine presso la Luiss di Roma, la proprietà privata significava la difesa dell’individuo nella sua libertà e quindi nella sua vocazione profondamente cristiana di realizzarsi e perfezionarsi. Emerge così il valore del principio liberale contro le promesse dell’utopia politica: essere liberale, per lui, è una conseguenza dall’essere cristiano. Il cattolico può e deve imparare da Rosmini, così Antiseri, di dare alle proprie idee quella concretezza politica che non misconosce mai la persona e il suo diritto all’individualità e all’autorealizzazione. In quel senso, l’utopia è il contrario dell’antiperfettismo, caratteristica del pensiero politico rosminiano: nei confronti della persona la politica deve seppellire le sue pretese di assolutezza. La rilevanza sociale del cristianesimo non sta nella pretesa di esprimere una verità assoluta – aspetto questo, che ognuno deve decidere nella sua fede – ma perché essa ci dà la possibilità di poterla affermare in modo relativo – rispetto alle altre pretese di verità nella società – e pertanto libero. Ogni utopia, ogni ideologia, ogni verità imposta significano l’esatto contrario del messaggio cristiano. Ecco perché Rosmini, letto tramite le lenti di Popper, ad Antiseri è stato un autore così caro. Mai avrebbe messo in dubbio il suo cattolicesimo autenticamente liberale. Il cristianesimo difende la società aperta, e per questo sicuramente ha visto di buon occhio l’inizio del pontificato di Leone XIV. E chi teme che oggi questo pensiero possa essere culturalmente in difficoltà, si ricordi che Antiseri stesso l’ha portato – tramite la traduzione della Società aperta e i suoi nemici di Popper in italiano (1973) – in un momento culturalmente poco aperto alla mentalità liberale.
Antiseri ad un convegno su Rosmini, nel 2010 alla Sacra di San Michele in Piemonte, con il prof. Krienke
Principio di sussidiarietà e libertà di insegnamento
Due temi che gli stavano particolarmente a cuore, proprio perché concretizzano la sua visione sulla libertà: il principio di sussidiarietà e la libertà di insegnamento. In entrambi i casi, è lo sfondo culturale cattolico e rosminiano a forgiare questi principi della libertà: la sussidiarietà fu definita dall’enciclica Quadragesimo anno di Pio XI nel 1931, ma caratterizzò già la Costituzione secondo la giustizia sociale di Rosmini, mentre la libertà d’insegnamento si evidenzia proprio nei confronti delle scuole cattoliche paritarie, e non a caso, già essa fu un tema centrale per la difesa rosminiana della libertà. Citando Salvemini del 1913: «dalla concorrenza delle scuole private libere, le scuole pubbliche hanno tutto da guadagnare e nulla da perdere», sottolineava l’aspetto positivo della concorrenza anche nell’ambito scolastico. Un pensatore di riferimento per la convinzione dei benefici sociali del principio della libertà, e che dunque sosteneva la difesa della libertà anche quando tutti vedono – specialmente nei momenti di crisi come la nostra – in essa il problema, era uno dei padri dell’economia sociale di mercato ossia Wilhelm Röpke – morto esattamente 60 anni prima di Antiseri (12 febbraio 1966).
“Il cristianesimo ha Introdotto nella storia il valore dell’individuo, della sua libertà e l’uguaglianza”
Antiseri, nato a Foligno il 9 gennaio 1940, evidenziò senza stancarsi e riunendo le affermazioni di Röpke e Popper – due dei suoi più autorevoli punti di riferimento – che il valore dell’individuo, della sua libertà, dell’umanesimo e dell’idea di uguaglianza come punti di orientamento valoriale della società laica e secolare, furono introdotti nella storia proprio dal cristianesimo, e concretamente dalla resistenza dei martiri cristiani allo Stato romano. L’ipsissima vox di Gesù che il “Káysar” (Cesare) non è “Kyrios” (Dio), viene così sancito nella società civile. Per questo motivo profondamente laico, per Antiseri sarebbe «inimmaginabile un’Europa – nella sua storia e nella sua configurazione, nelle istituzioni dello Stato di diritto – senza l’irruzione del messaggio cristiano nella storia degli uomini». In questo senso, la consapevolezza cristiana dell’Europa è la garanzia, e non la minaccia, della sua libertà, del rispetto per la dignità umana, della tolleranza e dell’inclusione. E proprio per questo, lui era liberale e laico: proprio perché cristiano. Tale principio di laicità, per Antiseri significava ciò che Rosmini espresse con queste parole citate da lui: «Chi non è padrone di sé, è facilmente occupabile». Immanuel Kant, pure lui morto un 12 febbraio (1804), avrebbe senz’altro acconsentito.
*responsabile Cattedra Rosmini a Lugano, docente alla Facoltà di teologia di Lugano