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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • Il Papa ai piedi della statua della Immacolata in Piazza Mignanelli a Roma

    Leone XIV ai piedi dell'Immacolata: l'umanità è provata, fioriscano dignità e pace

    Dopo aver sottolineato quel sì libero, un dono “grande” offerto dal Signore e accettato da Maria con umiltà grazie ad “un cuore totalmente puro”, Papa Leone, nell’Angelus della Solennità dell’Immacolata Concezione, ha ricordato che il miracolo Il miracolo che per Maria è avvenuto al suo concepimento, per noi si è rinnovato nel Battesimo. Lavati dal peccato originale, siamo diventati figli di Dio, sua dimora e tempio dello suo Spirito”. Pertanto come Maria ha potuto accogliere Gesù anche noi, sottolinea, nel Battesimo viviamo uniti a Cristo “per collaborare nella Chiesa, ciascuno secondo la propria condizione, alla trasformazione del mondo”. Ed è la preghiera, conclude il Vescovo di Roma, da chiedere al Padre, per intercessione dell’Immacolata.

    Nel pomeriggio, il Papa si è recato in Piazza di Spagna per il tradizionale atto di devozione alla statua della Vergine Maria nella Solennità dell’Immacolata.

    Leone XIV ha alzato lo sguardo verso la statua della Immacolata in Piazza Mignanelli. Alla base in marmo del monumento, che con i suoi 27 metri di altezza veglia sull’Urbe, il Papa – con l’ausilio di due gentiluomini di Sua Santità - ha deposto una corona di rose bianche e, al contempo, ha posto ai piedi della Madonna le speranze per questa “umanità provata, talvolta schiacciata” con la preghiera che dopo le Porte Sante aperte per il Giubileo, “si aprano ora altre porte di case e oasi di pace"

    “Rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione”

    Una tradizione mai interrotta

    Anche in questo 2025 messo a dura prove da guerre e crisi si rinnova l’atto di devozione del Papa alla statua della Vergine in Piazza di Spagna, centro nevralgico del lusso capitolino. Un momento di popolo, un appuntamento che suggella il legame tra Roma e il suo vescovo. Leone XIV prosegue la tradizione avviata da Giovanni XXIII nel 1958 e mai interrotta. Mai, neppure durante gli anni della pandemia di Covid-19, quando Papa Francesco volle ugualmente compiere “privatamente”, al mattino presto, l’atto di venerazione al monumento mariano realizzato dall’architetto Luigi Poletti e dallo scultore Giuseppe Obici in onore del dogma dell’Immacolata Concezione.

    Al centro della piazza, davanti alla statua adornata da corone di fiori, composizioni, fogli con dediche e preghiere, Leone XIV indossa la stola liturgica. Si sistema lo zucchetto e poi alza il capo verso l’estremità del monumento, con la sagoma della Vergine che si staglia nel cielo di questa giornata quasi primaverile. Sul braccio destro il vento muove la ghirlanda di fiori posta, come tradizione, all’alba dal caporeparto più anziano in servizio presso il Comando di Roma dei Vigili del Fuoco. Il segno della croce poi la voce del Papa risuona dagli altoparlanti nel cuore della Capitale:

    Vergine Immacolata, Madre, Ave, o Maria! Rallegrati, piena di grazia, di quella grazia che, come luce gentile, rende radiosi coloro su cui riverbera la presenza di Dio.

    Un'umanità provata

    All'Immacolata, “Madre di un popolo fedele” la cui “trasparenza illumina Roma di luce eterna” e il cui “cammino profuma le sue strade” più dei fiori oggi a Lei offerti, Papa Leone affida i “pellegrini dal mondo intero” che “hanno percorso le strade di questa città nel corso della storia e in questo anno giubilare”.

    Un’umanità provata, talvolta schiacciata, umile come la terra da cui Dio l’ha plasmata e in cui non cessa di soffiare il suo Spirito di vita.

    “Guarda, o Maria, a tanti figli e figlie nei quali non si è spenta la speranza”, prega il Vescovo di Roma. Ed esprime un auspicio per questo Giubileo che si concluderà tra meno di un mese: “Fiorisca la speranza giubilare a Roma e in ogni angolo della terra, speranza nel mondo nuovo che Dio prepara e di cui tu, o Vergine, sei come la gemma e l’aurora”.

    Dopo le porte sante, si aprano ora altre porte di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione.

    Nuove intuizioni per la Chiesa di Roma e le chiese particolari

    “Venga il regno di Dio”, recita ancora il Papa. “Ispira nuove intuizioni alla Chiesa che in Roma cammina e alle Chiese particolari che in ogni contesto raccolgono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei nostri contemporanei, dei poveri soprattutto, e di tutti coloro che soffrono”. “Riconcilia e trasforma la città terrena in cui si prepara la Città di Dio”, è ancora l’invocazione del Pontefice alla madre di Dio che chiede di intercedere per tutti coloro che sono “alle prese con cambiamenti che sembrano trovarci impreparati e impotenti”.

    Ispira sogni, visioni e coraggio, tu che sai più di chiunque altro che nulla è impossibile a Dio, e insieme che Dio non fa nulla da solo.

    Le ultime battute dell'accorata preghiera, recitata in italiano, sono una richiesta di aiuto. Aiuto “ad essere sempre Chiesa con e tra la gente, lievito nella pasta di un’umanità che invoca giustizia e speranza”.

    Fonte: Vatican News

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