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Leone XIV: lamento e maldicenza paralizzano, il Vangelo educa alla libertà

Quell’”amore vicendevole” che Cristo ha insegnato alle prime comunità cristiane non è utopia, ma una possibilità esistenziale percorribile anche oggi. Commentando le Letture di questa domenica, 6 settembre, il Papa approfondisce nella catechesi prima della preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro, quei “criteri fondamentali di pensiero e di azione” che la Parola di Dio ci consegna. San Paolo, nella sua Lettera ai Romani, ricapitola ogni comandamento in uno soltanto - “Amerai il tuo prossimo come te stesso” – invitando a non essere debitori di nulla, fuorché dell’amore fraterno.

LEGGI LA CATECHESI INTEGRALE DI LEONE XIV

Gesù ci ha insegnato a invocare e a praticare la remissione dei debiti. C’è però un patrimonio che ci dobbiamo l’un l’altro, senza restarne imprigionati: è il debito di un amore vicendevole. Tutta l’attenzione, la cura e il bene che abbiamo ricevuto ci rendono più liberi e capaci di responsabilità.

Correzione fraterna e condivisione

Due, argomenta il Pontefice, sono le vie proposte da Cristo per praticare reciprocamente questo sentimento. Il primo è “diventare capaci di correzione fraterna”, un’arte, “troppo spesso dimenticata”, che richiede “franchezza” e delicatezza.

Parlarsi sinceramente – dapprima a tu per tu, poi se necessario fra due o tre persone, infine, quando occorre, con l’intera comunità – significa affrontare la realtà e trasformare problemi e conflitti in passaggi di crescita.

Atteggiamenti da preferire al “lamento” e alla “maldicenza”, semi da cui non può germogliare nulla di buono e che “paralizzano molte situazioni”. Opzioni che il Vangelo esclude, educando piuttosto alla “carità” e alla “libertà”.

C’è poi un secondo modo di amare fraternamente, che per Gesù trasforma persino la preghiera: mettersi d’accordo. Non soltanto quando c’è un conflitto, ma per chiedere a Dio qualche dono.

Crescere nell'unità attraverso la preghiera e il perdono

Nel racconto evangelico di Marco, Gesù insegna ai suoi discepoli ad accordarsi per chiedere, nella preghiera, “qualunque cosa”, perché il Padre gliela concederà. È un invito ad avere desideri, dolori, e speranze comuni e a condividerli nella preghiera: un’esperienza che fa “crescere nell’unità”.

Senza fede, ognuno potrebbe sentirsi solo e sospettare degli altri, vedendoli come estranei e nemici. Per grazia, siamo invece fratelli e sorelle che possono andare d’accordo: incontrandosi, perdonandosi e ascoltandosi nel Signore.

Quello del “debito gioioso dell’amore fraterno” è un insegnamento che tutti noi dobbiamo apprendere: un auspicio che il Vescovo di Roma affida all’intercessione di Maria, capace di condividere con la cugina Elisabetta “la gioia e la fatica della gravidanza”.

fonte: vaticannews

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