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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • Mons. Lazzeri a Lourdes (foto archivio catt.ch)

    Lettera pastorale del vescovo di Lugano: il sogno dei laboratori di speranza

    «Non so ancora come precisamente e nel concreto si potrà fare, ma sogno che, disseminati sul territorio – scrive mons. Lazzeri nella sua nuova lettera pastorale – possano nascere piccoli e umili laboratori di speranza, luoghi dove la fede in Gesù Cristo, morto e risorto, non sia solo il riferimento generico di appuntamenti religiosi garantiti dalla consuetudine, ma fermento d’intelligenza del reale, di presenza reciproca e fraterna, di attenzione a ogni forma di bisogno, di disagio e di povertà». Il vescovo di Lugano sogna ambiti di vita capaci di non arrendersi al disagio e alla situazione di incertezza attuale. Emerge così dal testo di mons. Lazzeri oltre ad altri aspetti affrontati nell’intervista al vicario generale don Zanini, anche l’urgenza di occasioni d’incontro che vadano oltre i consueti appuntamenti religiosi, per diventare fermento di un modo fraterno di vivere la fede e risposta possibile a fragilità vecchie e nuove che il Covid-19 ha messo ancora di più in luce se non causato. La fatica e l’incertezza esistenziale di questo tempo bussano infatti alla porta del cuore: situazioni personali, nuove povertà economiche ma anche nuove fragilità che improvvisamente hanno fatto capolino nel vivere quotidiano. Basta fermarsi a fare quattro chiacchiere con qualcuno e l’elenco, improvvisamente, si allunga. C’è questo bisogno diffuso di essere ascoltati, accolti, di parlare e di raccontare. Probabilmente più passa il tempo, più questa situazione incerta sembra non concludersi, più la necessità di speranza
    emerge non solo dal punto di vista di una risposta alle precarietà economiche ma anche nel bisogno di un sostegno personale alle relazioni e allo sguardo verso il futuro. Questo sogno dei laboratori di speranza che il vescovo affida ai fedeli nella sua nuova lettera pastorale chiede preghiera e discernimento. «Tutto deve partire dal cuore di ciascuno di noi», scrive il vescovo. «È lì che, – prosegue mons. Lazzeri – nel silenzio, nella più radicale spogliazione da ogni tentazione di affermazione di sé contro l’altro, ci attende la misteriosa e semplicissima presenza del Signore, capace di farci passare: dalla paura alla fiducia, dal sospetto alla consegna di noi stessi, dall’irrigidimento sui propri bisogni, sui propri diritti, sulle proprie necessità inderogabili, alla gioia dello scoprirci in relazione, in comunione». Insomma, sembra che mons. Lazzeri ci inviti a prenderci in mano per discernere e tessere trame di speranza per noi e per gli altri. Alcuni in questi mesi nelle nostre parrocchie lo hanno fatto e le iniziative non sono mancate. Ma quando il percorso si fa lungo, gli ostacoli cominciano a ripetersi e il traguardo non appare immediatamente a portata di mano come sta accadendo in questo tempo, favorire e promuovere ogni condivisione di discernimento, idee e azioni per sostenere la speranza, appare veramente indispensabile.

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