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Domenica 2 agosto: i commenti al Vangelo per la liturgia romana e ambrosiana

Calendario romano

Fame d’erba, cibo vivo

di Dante Balbo

Fame d’erba è il titolo di un libro fotografico dedicato alle pecore biellesi, che racconta la loro transumanza fra le Alpi, alla ricerca di cibo, spesso scarso e accompagnate da poveri pastori, forti e generosi, orgogliosi di tirare fuori dalla tasca una palla di prosciutto da condividere.

Coloro che seguono Gesù non sono tanto diversi, affamati di speranza, di cibo e pronti a digiunare pur di seguirlo.

Durante il mio cammino di fede c’è una parola del profeta Amos, alla fine del capitolo 8, che mi fa tremare ogni volta che la ricordo, anche se Gesù, la parola vivente è con noi. In essa si dice che verranno giorni in cui avremo fame e sete della parola di Dio, la cercheremo, ma non la troveremo. Potremo mai allontanarci così tanto dall’amore di Dio?

Per questo Gesù parla il linguaggio della fame e della sete, mostrando la sovrabbondanza del suo bene, facendo assaporare la sua presenza e saziando, come farà dopo la sua risurrezione con l’eucaristia.

Nella moltiplicazione dei pani e dei pesci c’è un dettaglio magnifico e inquietante: ai discepoli che segnalano la fame della folla, Gesù risponde “Date loro voi stessi da mangiare”.

Si può interpretare come una responsabilità delegata, ma anche una relazione autentica, come quella del maestro: l’unico modo per portare Gesù agli affamati, è farsi cibo per loro.

Calendario ambrosiano

Due spiccioli

di don Giuseppe Grampa

Davanti del Tempio di Gerusalemme una piccola donna, una vedova che con gesto furtivo affida al Tesoro pochi spiccioli. Altri gettano molto di più e con grande enfasi, Mi chiedo: dove abita Dio? Il luogo della vera presenza di Dio è il Tempio o non piuttosto la mano di questa vedova che fa dono di sé, perché non dona il superfluo ma quanto possiede per vivere. La vera abitazione di Dio non è un luogo di pietra ma un cuore di carne, un cuore capace di amore.

La pagina evangelica mi suggerisce una seconda chiave di lettura che tento di esprimere così: Gesù è l’uomo dei piccoli numeri. Allo sguardo di Gesù non è sfuggito il gesto della vedova, i pochi spiccioli gettati nel Tesoro. Una somma modesta eppure…

Agli occhi di Gesù una sola pecora perduta merita una ricerca instancabile e così una sola moneta smarrita (Mt 18,12ss.). E basteranno pochi pani e pochi pesci perché la moltitudine sia sfamata. Quanto è distante questa logica dell’Evangelo dai nostri criteri, dominati dalla quantità, dai grandi numeri….mentre Gesù è capace per una sola persona di “perdere”, così pensiamo noi sbagliando, tanto tempo. Con la Samaritana dialogando con lei sotto il sole del mezzogiorno presso il pozzo; con Nicodemo nel corso di una notte….

Nella pagina evangelica avviene un rovesciamento di posizioni: solo il modesto gesto della vedova entra nella contabilità di Gesù, solo questo gesto è significativo e sarà ricordato per sempre. I grandi numeri di chi da il superfluo on contano nulla. I misteri del Regno sono rivelati ai piccoli (Mt 11,25).

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