calendario romano
Nella tempesta, una mano sicura
di Dante Balbo
Sono nato prematuro, pesavo poco più di un chilo e ho perso anche un paio d'etti nei
primi giorni. L'incubatrice che mi ha salvato la vita, mi ha leso irreparabilmente il nervo ottico, per cui non ho mai visto. Molte volte, in seguito, mi sono sentito dire, anzi, lo dicevano ad altri, come se io non fossi presente: "però è intelligente". Questa è una parabola della nostra fede, il modo in cui interpretiamo le difficoltà, le tragedie, i limiti, gli insulti alle nostre speranze, come qualcosa che ci capita e, nonostante questo, dobbiamo credere che il Signore ci vuole bene.
Il Vangelo ci insegna qualcosa d'altro. Gesù, dopo il prodigio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, manda i suoi, da soli, sull'altra riva. Lui si ritira sul monte a pregare, apparentemente indifferente, rinchiuso nel suo dialogo personale con il Padre.
Eppure dall'alto avrà visto la tempesta abbattersi sul lago, sa che questi fenomeni
sono pericolosi, non sono poche le barche che non sono tornate!
Gesù non impedisce la tempesta, la attraversa e cammina sulle onde; non sostiene
Pietro miracolosamente, gli tende la mano.
Solo si dispiace, perché il suo apostolo aveva visto la moltiplicazione prodigiosa,
ma non si è fidato anche se il Signore era davanti a lui sul mare.
Gesù non ci ama nonostante noi, ma così come siamo; non ha impedito la mia cecità,
ma ci cammina dentro, con me, la sua mano nella mia.
calendario ambrosiano
Pecore e lupi
di don Giuseppe Grampa
Davvero singolari le indicazioni minuziose circa l’abbigliamento e la dotazione economica degli Apostoli che Gesù manda in missione. Devono andare a mani vuote, una sola tunica, niente sandali, niente bastone né tantomeno oro, argento o rame nelle cinture. Queste istruzioni vogliono radicare nel discepolo la persuasione che l’unica risorsa di cui deve esser portatore è la Parola nella quale Gesù stesso si comunica. Di null’altro il discepolo ha bisogno, in null’altro deve riporre la sua fiducia.
La prima lettura è conferma di questo stile di Dio e quindi dei suoi discepoli. Leggiamo che “Il Signore passò…”, ma quali i segni del suo passaggio? Nel vento impetuoso gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce…nemmeno nel terremoto e neppure nel fuoco. Solo un mormorio di vento leggero accompagna il passaggio del Signore. Questo lo stile di Dio, così distante dal clamore o dall’imponenza dei mezzi di diffusione odierna dei messaggi. E infatti Gesù invia i suoi come pecore in mezzo a lupi, non dotati di imponenti apparati di persuasione ma inermi, forti di una sola decisiva certezza: “Ecco, io vi mando…”.
Queste parole non riguardano solo i discepoli mandati da Gesù, sono parola anche per noi chiamati ad essere nei luoghi del nostro vivere e lavorare.
Lì dobbiamo essere anche noi “un mormorio di vento leggero”: voce, presenza che non si impone ma si offre con la forza della mitezza, fidando non già nelle nostre parole ma nella voce dello Spirito.