Calendario romano
Io mi faccio i fatti miei!
Dalla rubrica televisiva Respiro Spirituale di Caritas Ticino con mons. Willy Volonté in onda su TeleTicino e online su YouTube e Facebook – XXIII Domenica Tempo Ordinario - anno A
Nell'istituto dove ho frequentato elementari e medie, fare la spia era gravissimo. Piuttosto si accettava una punizione collettiva, oppure i più eroici si assumevano la colpa per salvare i compagni.
La cultura individualista o di difesa del gruppo per convenienza non mi ha lasciato in seguito, anzi, è stata rafforzata dalla mentalità imperante: i panni sporchi si lavano in casa; impicciarsi dei fatti altrui, bene che vada, ci caccia nei guai.
Poi è arrivato il Vangelo, la comunità, a dirci che non ci si salva da soli, non tanto perché la salvezza è un dono, ma perché siamo tutti responsabili di tutti.
Anche all'interno della Chiesa, però, poco si parla della correzione fraterna, cioè del fatto che se la comunità è una questione di relazioni autentiche, ognuno è importante e la sua salvezza deve riguardarci almeno quanto la nostra.
Questo ruolo è lasciato ai sacerdoti, nella confessione o nella direzione spirituale, anche se Gesù nel Vangelo non ne fa affatto una faccenda di gerarchie.
Anzi, al primo posto c'è l'intimità di una conoscenza personale, in cui è un amico che può parlare al cuore. Solo dopo ci si fa aiutare, ma sempre nella propria cerchia, per rivolgersi alla comunità intera, quando il rischio di perdere un suo membro prezioso è serio. Nessuno può obbligare nessuno, ma nella Chiesa i fatti miei sono quelli di tutti, nella speranza che almeno uno si salvi.
Calendario ambrosiano
Volto di uomo, volto di Dio
di don Giuseppe Grampa
L'evangelo di questa domenica ci aiuta a scoprire che il volto di Dio è quello di Gesù e ben sette volte si parla del Figlio, infine nelle ultime righe Gesù dice chiaramente che è Lui il Figlio. Gli ascoltatori di Gesù, avevano di Dio una nozione altissima: di Lui non si poteva fare immagine alcuna, non si poteva nemmeno pronunciare il suo nome.
Mentre le due grandi tradizioni religiose - Ebraismo e Islam - custodiscono con assoluto rigore la distanza tra Dio e l'uomo l’'Evangelo è invece la buona notizia che questa distanza è vinta perché il Figlio fa quello che fa il Padre, il Figlio è l'amato dal Padre, nel Figlio il Padre si manifesta…. Tutto questo dice Gesù. Eppure di lui la gente diceva: 'Certo è il figlio, ma il figlio del falegname, conosciamo bene tutta la sua famiglia, gente come noi'. Duemila anni di cristianesimo forse ci rendono incapaci di meraviglia, di stupore. Sì, proprio Gesù afferma che di fronte a Lui, alla sua persona c'è posto anzitutto per stupore e meraviglia. Prima ancora della fede i nostri occhi devono restare nell'incanto di questa inaudita scoperta: il nostro Dio ha il volto di un uomo. Questo e nient'altro è esser cristiani cioè di Cristo, di quest'uomo che è il Figlio. Penso ai Genitori che cercano sul volto dei figli i tratti del loro volto, il colore degli occhi e dei capelli, le fattezze. Mi somiglia, è mio figlio, dicono i genitori con orgoglio. Nell'Evangelo di questa domenica, pagina difficile ad una prima lettura, è come se Gesù dicesse: Gli occhi di Dio sono i miei occhi, chi vede me, il mio volto, vede il volto del Padre.