Calendario romano
Ti vedo, ti conosco?
di Dante Balbo
Qualcuno sostiene che i ciechi siano in grado di vedere al di là delle apparenze, di cogliere l’interiorità delle persone. Se poi sei cieco e psicoterapeuta, diventi quasi magico. Nulla di più errato: le percezioni sono legate alle nostre aspettative, ai giudizi sommari, alle impressioni superficiali. Non avrò problemi con l’abbigliamento, ma la voce dice molto, non con i tratti del volto, ma come si dicono le cose conta.
Nel Vangelo di questa XXI domenica del Tempo ordinario Gesù aiuta i discepoli a scendere in profondità, a superare le idee che su di Lui si sono diffuse fra quelli che lo hanno incontrato o ne hanno sentito parlare. Forse anche loro hanno pensato a lui come un profeta, uno degli antichi ritornato, il liberatore dai romani, il nuovo Davide.
È a questo punto che il maestro sposta l’asticella, chiedendo a loro che vivono con lui, lo hanno visto stanco, commosso, esultante, attento, capace di sorprendere, affettuoso e preoccupato, cosa pensano di lui. Pietro, il solito irruente, risponde di getto, riconoscendolo come Il Cristo, il figlio del Dio vivente. Gesù gli toglie ogni illusione: quello che ha detto non è farina del suo sacco, ma dono del padre celeste.
Questo è vero sempre: quando un incontro è profondo e autentico e siamo aperti al mistero dell’altro, ci viene permesso di sfiorarlo, di coglierlo per l’immenso dono che è.
Calendario ambrosiano
Dare a Cesare… dare a Dio
di don Giuseppe Grampa
«Date a Cesare»: rispondendo a coloro che gli chiedevano se si dovessero pagare le tasse a Cesare, l’imperatore romano che occupava militarmente il Paese, Gesù riconosce il legittimo spazio della politica e colpisce alla radice la tentazione teocratica, la tentazione da parte della religione e dei suoi ministri di invadere il campo di Cesare, cioè lo spazio della politica. Oggi questa pericolosa confusione tra il trono e l’altare, la spada e la croce che ha segnato anche Paesi cristiani è presente in qualche stato islamico. Ma Gesù ne fissa anche i limiti: «date a Dio». Cesare, il potere politico non deve invadere la totalità della vita delle persone e della collettività.
Questa parola colpisce la malattia più funesta della politica: il totalitarismo, lo statalismo. Nel secolo appena trascorso l’Europa ha subìto le conseguenze funeste dei totalitarismi che hanno seminato morte. Il pericolo totalitario può trovare argine proprio nella coscienza religiosa che afferma: «Bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini» (At 5,29).
Potremmo dire: Dio ha bisogno di Cesare, ovvero i valori morali e religiosi hanno bisogno della politica. Per esempio: valori come la vita, la persona, la pace, cari alla coscienza religiosa, hanno bisogno di adeguate scelte politiche per esser custoditi e vissuti. E la politica, come scelta per il bene comune, ha bisogno di una lucida coscienza di quei valori che promuovono il vero bene dell’uomo.