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L'importanza di esserci. Voci e foto dalla Pastorale giovanile di Lugano sulle Dolomiti

Chi è stato invitato da un amico soddisfatto dall'esperienza vissuta gli anni scorsi, chi invece sta facendo un percorso da anni con la Pastorale giovanile e, di esperienza in esperienza, si sente crescere: sono tante e diverse le motivazioni che hanno spinto gli 8 giovani ticinesi a prendere parte nei giorni scorsi alla Settimana bianca della Pastorale giovanile di Lugano.

"Esperienze così piacciono perché permettono una forte condivisione", ci racconta Angela, 27 anni, di Breganzona. E il suo pensiero va alle lunghe intense giornate trascorse di giorno sulle piste da sci, di sera attorno a una bevanda calda a parlare, discutere, confrontarsi con altri ragazzi su temi e problemi importanti a livello esistenziale, ad esempio la fede. "Di mattina, ci alzavamo per dire le lodi - racconta - dopodiché partivamo in gruppo per sciare. Per tre sere abbiamo avuto anche la Santa Messa".

Tre le località toccate in sei giorni dal gruppo, prima del rientro di ieri: Campitello di Fassa, Vigo di Fassa e Cortina d'Ampezzo. Le riflessioni serali prendevano spunto dal sussidio "Datevi al meglio della vita", ispirato all'Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit e proposto ai ragazzi dall'assistente spirituale della Pastorale giovanile, don Rolando Leo.

"Io con la Pastorale giovanile ho iniziato un percorso tempo fa, passando dalla Giornata della Gioventù di Cracovia alle mattine di formazione presso il Collegio diocesano con il nostro Vescovo, che frequento tutt'ora", ci rivela Beatrice, 23 anni, di Camorino. "Passo dopo passo, evento dopo evento, realizzi che la vocazione si costruisce pian piano. Questa volta, sulla neve, ho imparato a conciliare la fatica con la bellezza dello stare insieme". Qualcosa che le rimmarrà anche nella vita quotdiana: "Le persone con cui ho sciato mi hanno insegnato a non avere paura, e l'importanza di affidarsi; spero di poter affrontare così la mia quotidianità".

Momenti apprezzati da tutti, anche dallo stesso don Rolando, che racconta: "Ci sono ragazzi che ormai da tempo stanno facendo un vero e proprio cammino con la Pastorale giovanile, diventata per loro come una famiglia. Se c'è qualcosa che imparo sempre e di nuovo da queste esperienze è che, spesso, i momenti informali sono quelli che aiutano di più i giovani ad aprirsi. A volte pensavo: "Il meglio è già uscito". Poi però per un motivo o per l'altro ci ritrovavamo davanti a una tazza di té e un ragazzo che non ti aspetti si apriva, ti raccontava di sé, di cose anche molto private. È l'imprevedibilità di questi momenti che apprezzo.

Per me è la conferma che, con i giovani, quello che conta è esserci, essere lì, lo stare con loro. Questo serve a "intercettarli". Il giovane si apre se, in quel contesto in cui racconta qualcosa, si sente amato".

L.Q.

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