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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (23 gennaio 2026)
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  • La cerimonia di apertura della 38esima Gmg a Lisbona. Vaticanmedia

    Lisbona, il messaggio del Papa all'apertura della Gmg: "Dio ci ama e ci chiama. Avanti con fiducia!"

    “Non siete qui per caso. Il Signore vi ha chiamati per nome, non solo in questi giorni, ma dall’inizio dei vostri giorni”. È questo il saluto del Papa alla folla immensa dei giovani - tra cui un centinaio dal Ticino accompagnati dalla Pastorale giovanile diocesana - che si è radunata questa sera nel Parque Eduardo VII a Lisbona, per il primo abbraccio con Francesco e l’inizio ufficiale della Giornata mondiale della gioventù, la quarta nel pontificato di Bergoglio, la prima dopo la pandemia da Covid-19. Circa 500 mila i presenti in tutto. Dopo l'indirizzo di saluto del patriarca di Lisbona, il cardinale Manuel José Macário do Nascimento Clemente, sono loro i protagonisti della prima parte di questo momento con musiche, canti e coregrafie, consegnando simbolicamente a Francesco lettere con le loro tante domande sulla vita, sulla fede e sull'appartenenza alla Chiesa, sventolando le bandiere di tutti i Paesi del mondo da cui provengono, portando sul palco i simboli della Gmg: la Croce del Pellegrino e l'icona della Madonna Salus Populi Romani.

    "Dio ti ama, Dio ti chiama"

    “Nessuno è cristiano per caso, tutti siamo stati chiamati col nostro nome”, ha sottolineato il Papa nel suo discorso inaugurale. “Al principio della trama della vita, prima dei talenti che abbiamo, delle ombre e delle ferite che portiamo dentro, siamo chiamati. Chiamati perché amati. Agli occhi di Dio siamo figli preziosi, che egli ogni giorno chiama per abbracciare e incoraggiare; per fare di ciascuno di noi un capolavoro unico e originale, la cui bellezza riusciamo solo a intravedere”. “In questa Giornata mondiale della gioventù, aiutiamoci a riconoscere questa realtà essenziale”, l’invito di Francesco. “Siano questi giorni echi vibranti della chiamata d’amore di Dio, perché siamo preziosi ai suoi occhi, nonostante quello che a volte vedono i nostri occhi, annebbiati dalle negatività e abbagliati da tante distrazioni. Siano giorni in cui il tuo nome, attraverso fratelli e sorelle di tante lingue e nazioni che lo pronunciano con amicizia, risuoni come una notizia unica nella storia, perché unico è il palpito di Dio per te. Siano giorni in cui fissare nel cuore che siamo amati così come siamo. Questo è il punto di partenza della Gmg, ma soprattutto della vita”.

    Riscoprirsi unici contro l'inganno del virtuale

    “Quanti lupi si nascondono dietro sorrisi di falsa bontà, dicendo di conoscere chi sei ma non volendoti bene, insinuando di credere in te e promettendoti che diventerai qualcuno, per poi lasciarti solo quando non interessi più. Sono le illusioni del virtuale e dobbiamo stare attenti a non lasciarci ingannare, perché tante realtà che ci attirano e promettono felicità si mostrano poi per quello che sono: cose vane, bolle di sapone, cose superflue, cose che non servono e che lasciano il vuoto dentro”. Non usa mezze misure, il Papa, con il popolo giovane che si è dato appuntamento a Lisbona. “Se Dio ti chiama per nome significa che per Lui non sei un numero, ma un volto”, spiega Francesco. “Vorrei farti notare una cosa: tanti, oggi, sanno il tuo nome, ma non ti chiamano per nome. Il tuo nome infatti è noto, appare sui social, viene elaborato da algoritmi che gli associano gusti e preferenze. Tutto questo però non interpella la tua unicità, ma la tua utilità per le indagini di mercato”. “Gesù no: lui ha fiducia in te, per lui tu conti”, garantisce il Papa: "E allora noi, sua Chiesa, siamo la comunità dei chiamati: non dei migliori – no, assolutamente no – ma dei chiamati, così come siamo, con i problemi che abbiamo, con i limiti che abbiano, con la nostra gioia che trabocca, con la nostra voglia di essere migliori. Siamo la comunità dei fratelli e delle sorelle di Gesù, figli e figlie dello stesso Padre”.

    "La Chiesa, la casa di tutti"

    Così, “nella Chiesa c’è posto per tutti. La Chiesa è, e dev’essere sempre di più, quella casa dove risuona l’eco della chiamata per nome che Dio rivolge ad ognuno". Il Signore infatti "non punta il dito, ma allarga le braccia: ce lo mostra Gesù in croce. Lui non chiude la porta, ma invita a entrare; non tiene a distanza, ma accoglie. In questi giorni inoltriamo il suo messaggio d’amore: ‘Dio ti ama, Dio ti chiama’”. Quindi, a braccio, un'aggiunta finale: “Dio ci ama così come siamo, con i difetti che abbiamo, con i limiti che abbiamo e con le voglie che abbiamo nella vita. Ed è un padre che ci vuole bene, così come abbiamo anche una Madre che ci aiuta". Dunque, “non abbiate paura, abbiate coraggio, andate avanti, sapendo che siamo coinvolti tutti in questo amore di Dio”, ha concluso il Papa, ricordando che “Dio, quando chiama, ci sorprende; è il Dio delle sorprese”.

    Agenzie/red

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