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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • Padre Digal e gli altri martiri dell'Orissa

    Due anni fa c'è stato il “via libera” dato all'arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar in India per avviare la causa di canonizzazione del centinaio di cristiani vittime delle violenze operate dagli estremisti indù a partire dal 25 agosto 2008 nel distretto di Kandhamal, parte dello Stato orientale di Orissa. Tra questi cristiani massacrati sostanzialmente per ragioni di pulizia etnica da parte di estremisti indù, riproponiamo un ricordo di Asianews che racconta chi fu padre Digal, un sacerdote ucciso dai fondamentalisti.

    “Padre Digal era il tesoriere della diocesi, un prete sensibile, generoso e sempre pronto a rispondere ai bisogni degli altri religiosi prima ancora dei suoi. Alla continua ricerca della comunione fraterna”. È il ricordo di mons. Rapheel Cheenath, arcivescovo di Cuttack- Bhubaneshwar, di p. Bernard Digal, morto la sera del 28 ottobre in un letto del St. Thomas Hsopital a Chennai dopo essere stato aggredito dai fondamentalisti indù.

    P. Digal era stato assalito da un gruppo di fondamentalisti indù la notte del 25 agosto, nei primi giorni delle persecuzioni contro i cristiani dell’Orissa. Nonostante le cure mediche alle quali venne sottoposto, la salute andò peggiorando. Sabato 25 ottobre fu ricoverato nell’ospedale di Chennai, nel Tamil Nadu per essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico per rimuovere un grumo di sangue formatosi nel cervello in seguito alle percosse subite dai fondamentalisti la notte dell’assalto. Il 27 ottobre i polmoni del sacerdote collassarono e subentrò una grave crisi respiratoria, in seguito alla quale al religioso venne attaccato un respiratore artificiale. Purtroppo morì poco dopo.

    Un prete che non lasciò mai la sua gente, restando anche nel  momento del pericolo

    "A p. Bernard è stata consegnata la corona dei martiri: egli ha ricevuto la palma della vittoria dai santi in paradiso”, raccontò in quell'occasione l’arcivescovo di Cuttack- Bhubaneshwar ad Asianews. “Fin dall’inizio delle violenze contro i cristiani, i cui primi episodi risalgono al dicembre del 2007, p. Bernard ha sempre voluto restare fra la sua gente a coordinare i lavoro di assistenza e sviluppo, promuovendo iniziative di pace”. Il prelato aveva sottolineato inoltre le opere a favore dei “cristiani vittime della carneficina” e della devozione particolare “per la Vergine Maria e la recita del rosario: egli ci confidava spesso di come trovasse rifugio e sostegno nella Madonna, anche nei momenti di più cupa disperazione”. Altre voci ancora raccolte in quei giorni sul posto da Asianews ricordavano del sacerdote ucciso il suo “zelo missionario”, il suo “servizio per la gente”, le parole di “perdono” verso i responsabili delle violenze” e il lavoro incessante finalizzato al “loro recupero" uniti al "lavoro incessante con i cristiani di Kandhamal, che subiscono violenze e umiliazioni di ogni tipo. Le sue virtù furono l’umiltà, la capacità di perdonare, il senso di giustizia, e il sacrificio di sé fino alla morte”.

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