“Oggi ringraziamo Dio perché tra Israele e Palestina c’è finalmente una tregua e alcuni ostaggi sono stati liberati. Preghiamo che lo siano al più presto tutti – pensiamo alle loro famiglie! –, che entrino a Gaza più aiuti umanitari e che si insista nel dialogo: è l’unica via, l’unica via per avere pace. Chi non vuole dialogare non vuole la pace”. Sono le parole di Papa Francesco all’Angelus di oggi, al quale non ha voluto rinunciare pur essendo quasi afono a causa dell’influenza, così le ha lette accanto a lui, nella cappella di Casa Santa Marta dove risiede, mons. Paolo Braida della Segreteria di Stato. “Cari fratelli e sorelle, buona domenica! Oggi – aveva esordito Francesco prima di cedere il microfono al suo collaboratore – non posso affacciarmi dalla finestra perché ho questo problema di infiammazione ai polmoni e a leggere la riflessione sarà mons. Braida che le conosce bene perché è lui che le fa e le fa sempre così bene. Grazie tante per la vostra presenza”.
Il pensiero del Papa, dopo l’appello per il rilascio degli ostaggi, è andato “alla martoriata Ucraina che ieri ha commemorato l’Holodomor, il genocidio perpetrato dal regime sovietico che, 90 anni fa, causò la morte per fame di milioni di persone”, ha detto Braida a nome di Francesco che annuiva accanto a lui. “Quella lacerante ferita, anziché rimarginarsi, è resa ancora più dolorosa dalle atrocità della guerra che continua a far soffrire quel caro popolo”.
Il riferimento del Pontefice è alla tragica pagina della carestia a causa della quale almeno 3.9 milioni di ucraini morirono di fame tra il 1932-1933. Il Papa si è quindi focalizzato sulla drammatica attualità di questo tempo travagliato, che ci impone di agire rapidamente per mitigare ad esempio gli effetti dell’inquinamento che anche i bombardamenti aggravano. “Oltre che dalla guerra, il nostro mondo – ha letto infatti Braida dal testo approvato da Francesco che gli era accanto, dietro uno scrittoio al quale erano seduti entrambi – è minacciato da un altro grande pericolo, quello climatico, che mette a rischio la vita sulla Terra, specialmente le future generazioni. E questo è contrario al progetto di Dio, che ha creato ogni cosa per la vita”.
“Perciò, nel prossimo fine settimana – ha detto Braida parlando a nome del Papa – mi recherò negli Emirati Arabi Uniti per intervenire sabato alla COP28 di Dubai. Ringrazio tutti coloro che accompagneranno questo Viaggio con la preghiera e con l’impegno di prendere a cuore la salvaguardia della casa comune”.
E' seguito il commento al Vangelo sempre letto da mons. Braida.
fonte: agenzie