La Santa Sede non prenderà parte al Board of Peace per Gaza guidato e ideato da Trump. A chiarirlo è stato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Leone XIV, rispondendo alle domande dei giornalisti al termine delle celebrazioni per il 97° anniversario dei Patti Lateranensi. Una presa di posizione netta, motivata dalla natura stessa dell’organismo internazionale e dal ruolo peculiare del Vaticano nello scenario globale.
«Il Vaticano non parteciperà al Board of Peace per la sua particolare natura, che non è evidentemente quella degli altri Stati», ha affermato Parolin, spiegando come la Santa Sede mantenga una posizione distinta rispetto ai consessi multilaterali di carattere politico-diplomatico. Una scelta che non esclude l’attenzione verso le iniziative di pace, ma che invita a una riflessione più ampia sul metodo e sugli attori coinvolti.
Il cardinale ha preso atto della decisione italiana di aderire al Board of Peace come osservatore, ma non ha nascosto alcune riserve: «Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore, ma ci sono punti che lasciano un po’ perplessi». Secondo il segretario di Stato, infatti, «ci sono alcuni punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni».
Pur riconoscendo il valore del tentativo di affrontare situazioni di crisi, Parolin ha precisato: «La cosa importante è che si stia tentando di dare una risposta, però per noi ci sono alcune criticità che dovrebbero essere risolte». Tra queste, una in particolare riguarda il quadro istituzionale internazionale: «Una preoccupazione è quella che, a livello internazionale, sia soprattutto l’Onu a gestire queste situazioni».
Accanto al dossier mediorientale, il cardinale ha offerto una valutazione particolarmente pessimistica sulla guerra in Ucraina. «Sull’Ucraina c’è parecchio pessimismo», ha dichiarato. «Da entrambe le parti non ci sembra che ci siano progressi reali per quanto riguarda la pace, ed è tragico che dopo quattro anni ci si trovi ancora a questo punto». Un giudizio che riflette la frustrazione per un conflitto che sembra lontano da una soluzione: «Si spera che questi dialoghi possano produrre qualche progresso, ma mi pare che non ci siano molte speranze e molte attese».
Negli scorsi giorni anche il cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, aveva espresso le sue perplessità sulla ipotetica entrata della Santa Sede in questo board.
fonte: farodiroma/red