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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • «Ruminatio sinodale»: giorni antichi e anni lontani

    Dentro l’incedere ritmato di quella che è ancora e sempre la lancetta dei secondi, anche la memoria ritrova la possibilità di riascoltare l’eco di giorni e di anni ormai lontani. È un ticchettio lievissimo, per nulla udibile dentro il frastuono del nostro vociare quotidiano; ma tutto cambia se ritroviamo in noi il coraggio di superare quegli istanti di paura e di fastidio che proviamo un po’ tutti, e che ci impediscono di tuffarci, di immergerci dentro la costellazione di quei ritmati istanti di silenzio che ancora esistono, pulsano e passano in noi.

    Agganciati al suono e al volo di una sola nota, benché sul suo sfondo si raccolga e si ricomponga via via per lei una melodia di accompagnamento, il suo non è un volteggiare in solitudine, un piroettare qua e là dentro il viavai, a tratti confuso, dei pensieri e delle emozioni di giorni ormai antichi e di anni altrettanto ormai lontani, il ricordo ancora vivo di quello che è stato, di ciò che ci ha attraversato, talvolta nostro malgrado, talvolta perché abbiamo voluto che tutto accedesse per nostra scelta, la memoria parla e ricorda a noi stessi il senso della nostra responsabilità per ciò che fu un tempo, per quello che insistentemente ci abita in questo presente e per quello che, sicuramente, da ora in poi ci orienterà nel futuro.

    Dentro il ricordo di tutto quello che è stato la vita ci offre sempre la possibilità di cogliere la sorpresa di nuove esperienze che ci aiutini a superare gradualmente i limiti di noi stessi. Sono occasioni imperdibili, grazie alle quali scoprire la presenza in noi e attorno a noi di nuovi sentieri di crescita e di trasformazione personale, cammini di guarigione profonda e di ritrovata riconciliazione con noi stessi e con gli altri. È il dono sempre nuovo che la vita ci fa di insegnarci a nostre spese come superare l’ombra delle orme passate, come abbracciare memorie di passato aperte al valore della responsabilità per quello che da ora in poi può dipendere dal nostro essere qui e là, grazie al nostro ritrovato senso di rispetto del valore delicatissimo delle altre persone. Infatti, l’eco della memoria non è solo questione di cose che furono in giorni antichi e in anni lontani, ma di sapienza e di saggezza in questo preciso istante dentro il quale stiamo intuendo, percependo già il senso condiviso delle nostre responsabilità per tutto quello che può accadere adesso e per ciò che sarà domani.

    È un po’ come quando il nostro cuore dimostra di essere capace di affetti più di libertà che di possesso, quando scopriamo di essere per gli altri un porto di partenza, una pista di decollo, ma mai noi un luogo di approdo e di atterraggio dentro la perdita della loro libertà.

    Variopinti dai mille colori, siamo pianeti dell’universo attraversabili in tutta la nostra bellezza.

    don Sergio Carettoni

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