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"San Carlo Borromeo è fonte di ispirazione per la Chiesa in Ticino"

Carlo Borromeo, canonizzato nel 1610 da papa Paolo V, era nato il 2 ottobre 1538 nella Rocca dei Borromeo, signori del lago Maggiore e delle terre rivierasche e aveva chiuso il suo generoso cammino terreno il 3 novembre 1584, a soli 46 anni. Alla guida delle ricchezze famigliari, preferì il servizio alla Chiesa. Nel 1563 veniva consacrato Vescovo e nel 1566 prendeva possesso dell’allora arcidiocesi di Milano, che si estendeva alle terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Pastore instancabile ne visitò più volte il vasto territorio, comprese le valli dell’alto Ticino, incurante dei tanti sacrifici che la sua missione comportava.

Domenica 4 novembre in Cattedrale a Lugano il Vescovo Lazzeri ha aperto l’Eucaristia, sottolineando che il Santo Patrono della Diocesi luganese “rimane una preziosa fonte di ispirazione e di incoraggiamento per la nostra Chiesa diocesana”. Con Mons. Lazzeri, nel quinto anniversario della sua elezione a Vescovo di Lugano, hanno concelebrato mons. Azzolino Chiappini, mons. Claudio Mottini, mons. Ernesto Volonté, mons. Nicola Zanini, don Aldo Aliverti, don Maurizio Silini e il cerimoniere vescovile don Emanuele Di Marco. Il Vescovo era accompagnato da due diaconi, mentre prestavano servizio all’altare alcuni alunni del Seminario diocesano San Carlo. Alla celebrazione hanno partecipato con il  canto la Scuola Corale della Cattedrale di Lugano  e il Luzernerkantorei, formanti un unico coro, che, accompagnato dal gruppo di archi “Fiori Musicali”, ha eseguito, oltre ad alcuni mottetti, la Missa Brevis 140 di Mozart. Si sono alternati alla direzione Robert Michaels e Eberhard Rex, i rispettivi maestri dei due citati cori, presenti a Lugano per il Congresso nazionale della Federazione svizzera dei Pueri Cantores, che vivono un’esperienza educativa e culturale  particolarmente significativa, prestando servizio durante la liturgia.

San Carlo Borromeo, un pastore che ha operato "senza riserve"

Nel corso dell’omelia il Vescovo, richiamandosi  alle letture proposte dalla liturgia, ha sottolineato l’invito ricorrente lungo le pagine delle Sacre Scritture, il cosiddetto “Shema’ Israel” (Ascolta, Israele), da “richiamare in ogni epoca e situazione” per “non dimenticare l’essenziale: la Voce del Signore da onorare ancora prima delle parole che pronuncia, il Suo desiderio di entrare in relazione con l’essere umano, ancora prima delle cose che intende comunicargli”. E’ “l’aspirazione di risalire all’intensità, alla freschezza della rivelazione originaria, alla viva Voce del Signore, troppe volte oscurata e resa quasi inudibile da una miriade di ripetizioni meccaniche e impersonali”. Ricollegandosi a San Carlo, ha sottolineato che “rimane ancora oggi un esempio straordinario”. Infatti “senza riserve si è messo a disposizione, perché la Voce potesse risuonare e i fedeli tornassero ad ascoltare”.

Così “San Carlo si è consumato nella contemplazione del Crocifisso, nella penitenza e nella preghiera, non per comprare con i suoi sforzi i successi della sua azione pastorale, ma per alimentarla con la linfa attinta direttamente alla Sorgente”, dando la possibilità ai suoi ascoltatori di “entrare in contatto personalmente con il Pastore eterno, sempre all’opera per radunare il suo gregge dalla dispersione e dall’isolamento”.

Il vescovo Lazzeri ha chiesto l’aiuto di San Carlo per “non distrarci dalla centralità di questa sintonia, di questa accordatura, di questo coinvolgimento affettivo della nostra persona con le parole più radicali, semplici e universali pronunciate da Gesù”, senza mai stancarsi di “riprenderle e farle  nostre”, per far “tacere i rumori che ci assediano”, per far “crollare il muro dell’inimicizia, che minaccia sempre di dividerci tra noi” e per “consentirci di tornare ad abbeverarsi insieme all’unica fonte inesauribile della vita”.

Al termine della S. Messa, ringraziati i Pueri Cantores per la loro apprezzata partecipazione e salutati quanti stavano seguendo la celebrazione alla Radio, il Vescovo ha augurato che “la Voce del Pastore continui ad indicarci la via, donandoci la gioia di condividere la vita in un popolo che cammina verso la pienezza”.

(Gianni Ballabio)

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