“Lo scorso anno sono stati feriti o uccisi 14’656 civili negli attacchi russi in Ucraina, il 31 per cento in più rispetto all’anno precedente. Non si prevede una fine dei combattimenti, anzi: i massicci bombardamenti delle zone residenziali e delle infrastrutture energetiche stanno aggravando ulteriormente l’emergenza. È quindi prevedibile un’escalation della situazione anche nel quinto anno di guerra”, lo fa presente un comunicato del 18 febbraio, diffuso da Caritas Svizzera.
“La rinuncia forzata ai beni di prima necessità caratterizza ormai la vita quotidiana delle persone in Ucraina”, afferma Andrea Berardi, direttore nazionale Ucraina di Caritas Svizzera. “Le interruzioni di corrente e le temperature rigide sono una realtà quotidiana per milioni di persone. Allo stesso tempo, la crisi persistente ha rafforzato la coesione sociale e la popolazione trova nuovi modi per adattarsi all’emergenza”. Gli ucraini si organizzano autonomamente all’interno di famiglie, comunità o amministrazioni locali, si procurano generatori, condividono stufe a legna o coordinano gli aiuti tra vicini all’interno dei quartieri. “La forza d’animo delle persone non è più solo individuale, ma comunitaria, pragmatica e profondamente radicata nella vita quotidiana.”
La guerra raddoppia il tasso di povertà
Secondo le Nazioni Unite, 10,8 milioni di persone in Ucraina dipendono dagli aiuti umanitari. Le maggiori preoccupazioni sono il freddo, la mancanza di acqua corrente, le conseguenti scarse possibilità di igiene e le comunicazioni limitate, poiché la rete telefonica e internet sono costantemente interrotte. Caritas riferisce che a causa della guerra, in Ucraina sta anche aumentando la povertà. Secondo la Banca Mondiale, più di un terzo della popolazione ha meno dell’equivalente di 150 franchi al mese per vivere. Il numero delle persone povere ? quasi il doppio rispetto a quello prima della grande invasione russa.
Il difficile equilibrio tra aiuti immediati e prospettive a lungo termine
Sebbene la guerra continui nella sua brutalità, molte persone cercano di vivere al meglio le loro giornate. “Lo stato di emergenza è diventato la triste normalità”, dice Andrea Berardi. La sfida per le organizzazioni umanitarie ora è continuare a rispondere ai bisogni acuti, ma allo stesso tempo creare anche prospettive a lungo termine.
Caritas Svizzera reagisce a questa realtà con un duplice approccio: oltre agli aiuti di emergenza, fornisce alla popolazione particolarmente vulnerabile un sostegno per generare un reddito proprio. Le piccole imprese ricevono finanziamenti in modo da poter continuare la loro attività, aumentare la produttività o creare nuovi posti di lavoro.
Un’altra priorità di Caritas Svizzera nel 2026 è il potenziamento della rete Caritas locale. Volontari e operatori sociali sono in servizio ogni giorno per alleviare le sofferenze e ridurre i disagi. “Quando le interruzioni di corrente bloccano la fornitura dei servizi di base nelle piccole città e nei comuni vicino al fronte, sono queste squadre che raggiungono gli anziani e i malati cronici”, spiega Andrea Berardi. “Portano medicine, organizzano il riscaldamento e si assicurano che nessuno venga dimenticato. Nelle regioni in cui le infrastrutture pubbliche continuano a crollare, questa rete di supporto comunitario ? diventata un’indispensabile ancora di salvezza”.
Dal 2022, Caritas Svizzera e le sue organizzazioni partner locali hanno sostenuto circa 145 000 persone in Ucraina.