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Viaggio tra la santità geniale di Gaudì e le rotte di speranza dei migranti

di Maria Acqua Simi

C’è grande attesa per il quarto viaggio apostolico di Leone XIV: dal 6 al 12 giugno attraverserà la Spagna toccando Madrid, Barcellona e le Isole Canarie. A Madrid sono previsti incontri istituzionali con il corpo diplomatico, la famiglia reale e le autorità politiche e una visita speciale al Centro Caritas nel barrio de Lucero, una delle aree più povere e degradate della città. Seguiranno celebrazioni e visite pastorali in Catalogna, fino alle tappe di Gran Canaria e Tenerife, dove il Pontefice incontrerà migranti, operatori dell’accoglienza e comunità ecclesiali impegnate lungo una delle frontiere più drammatiche d’Europa.

Eppure, al di là dei singoli appuntamenti, esiste un filo rosso che attraversa l’intero viaggio. È il rapporto tra costruzione e speranza, tra ciò che l’uomo è chiamato a fare e ciò che è chiamato ad affidare.

Per questo la tappa più simbolica sarà probabilmente quella di Barcellona, nel centenario della morte dell’architetto catalano Antoni Gaudí (dichiarato venerabile lo scorso anno) dove Leone XIV visiterà la Sagrada Família e parteciperà alle celebrazioni legate al completamento dell’ultima torre, quella dedicata a Gesù Cristo, la più alta della basilica. Non sarà un momento celebrativo del completamento di uno dei monumenti più straordinari del mondo. Sarà un omaggio a un’opera che è, a tutti gli effetti, una parabola di pietra. Gaudí iniziò a costruirla sapendo che non l’avrebbe mai vista finita, dedicò tutta la sua vita a studiarne ogni particolare senza che il mancato possesso del risultato finale ne diminuisse la passione o la dedizione. Viviamo in un’epoca – e questo sia papa Francesco sia papa Leone lo hanno ricordato più volte – che misura tutto sull’efficienza e sui risultati immediati.

La vita di Gaudì ci suggerisce invece che non siamo padroni del tempo e dello spazio e che la grandezza di un’opera non dipende dal fatto di vederla completata, ma dalla fedeltà con cui si partecipa alla sua costruzione. L’astrofisico Marco Bersanelli – che ha contribuito con le sue intuizioni e i suoi studi alla realizzazione della torre del Cristo – ha osservato che non è un caso che Gaudí abbia voluto rappresentare nella basilica l’intera Creazione perché per l’architetto catalano tutta la realtà partecipava al mistero di Cristo: la natura, la luce, le stelle, il cosmo stesso. La Sagrada Família nasce così da questa intuizione unitaria, dalla convinzione che nulla sia estraneo al significato ultimo dell’esistenza.

Ma il viaggio di papa Leone XIV non si fermerà qui, arriverà fino ai porti delle Canarie, principale approdo della cosiddetta «rotta atlantica», una delle più lunghe e pericolose al mondo.

I migranti partono dall’Africa e affrontano centinaia di chilometri di oceano su imbarcazioni precarie per raggiungere il territorio europeo. Papa Leone li incontrerà, insieme a diverse realtà impegnate nell’accoglienza, e visiterà centri e progetti di integrazione.

Così la Spagna che il Papa attraverserà appare come un’unica grande immagine. Da una parte la solida imponenza della Sagrada Família, dall’altra le fragili imbarcazioni dei migranti. In mezzo, la Chiesa chiamata a testimoniare nella concretezza che la fede non è evasione dalla storia, ma costruzione paziente di un mondo più umano dove ciascuno possa vivere con la stessa certezza che sostenne l’architetto catalano: ogni pietra posata per la gloria di Cristo e per il bene degli uomini trova già il suo posto nel grande progetto di Dio.

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