Il compositore Bruno Battisti d'Amario, recentemente scomparso e noto in Italia soprattutto per le sue collaborazioni con Ennio Morricone (1928-2020), ha visto annullati i suoi funerali la scorsa settimana a causa della sua appartenenza alla Massoneria. Questa decisione ha suscitato notevole attenzione mediatica in Italia, quasi tre anni dopo che il Vaticano ha ribadito la totale incompatibilità tra la fede cattolica e l'appartenenza alla Massoneria.
Bruno Battisti D'Amario, chitarrista classico, compositore e pedagogo italiano, è morto il 5 agosto 2026 a Roma all'età di 88 anni. I suoi funerali, previsti per il 7 agosto nella basilica di Santa Maria in Montesanto (conosciuta come "la chiesa degli artisti") di Roma, sono stati infine annullati dopo la rivelazione della sua appartenenza alla massoneria. L'omaggio ufficiale pubblicato sul sito del Grande Oriente d'Italia ha messo in luce questo impegno che l'artista aveva mantenuto nella discrezione durante la sua vita.
Un collaboratore di Ennio Morricone
Fondatore della loggia romana del Grande Oriente d'Italia e compositore dell'inno ufficiale di questa organizzazione, l'artista era uno stretto collaboratore di Ennio Morricone. La sua chitarra compare in particolare nelle colonne sonore di film diventati emblematici, tra cui Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo e C'era una volta il West.
Dopo la rivelazione della sua appartenenza massonica, quando i funerali erano già programmati, il rettore della chiesa degli artisti, situata in Piazza del Popolo, mons. Antonio Staglianò, ha spiegato al Corriere della Sera di essere stato allertato dalla Segreteria di Stato della Santa Sede e di aver interpellato il cardinale Baldassare Reina, vicario generale della diocesi di Roma: «Gli ho chiesto di farmi trasmettere dall'ufficio legale una dichiarazione sull'impossibilità di celebrare i funerali in chiesa», ha spiegato.
Una breve preghiera ha comunque potuto svolgersi come gesto di «carità cristiana», perché «noi, cattolici cristiani, dobbiamo e possiamo sperare per tutti», ha precisato mons. Staglianò, anche presidente della Pontificia Accademia di Teologia. La decisione del vicariato di Roma riguardava dunque una distinzione formale tra i funerali religiosi e una breve preghiera.
Lo stesso giorno, sempre in Italia, un caso simile si è verificato nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo, riguardante Mario Tarducci, 73 anni, ex «maestro venerabile» della loggia Mimosa n°985 di Bordighera. Il vescovo di questa diocesi al confine con la Francia, mons. Antonio Suetta, ha sospeso i funerali previsti a Camporosso dopo aver appreso l'appartenenza massonica del defunto dalla stampa locale e dai necrologi, mentre la celebrazione era già stata annunciata.
Un divieto ribadito dal Vaticano nel 2023
Contrariamente alle attese espresse da alcuni media all'inizio del pontificato di papa Francesco, la posizione della Chiesa cattolica nei confronti della massoneria è rimasta ferma. Il Vaticano ha così ricordato nel 2023 che il fermo divieto emanato dal cardinale Joseph Ratzinger nel 1983 resta pienamente in vigore.
«L'iscrizione attiva alla massoneria da parte di un fedele è vietata», aveva allora ricordato il dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) in risposta a una domanda posta da un vescovo filippino. Questo «foglio d'udienza» era stato firmato da papa Francesco e dal prefetto del DDF, il cardinale Víctor Manuel Fernández, durante il loro incontro del 13 novembre 2023.
Questo breve documento di una pagina era una risposta alla domanda posta da mons. Julito Cortes, vescovo di Dumaguete, diocesi situata nel sud delle Filippine, alle prese con un «aumento continuo dei fedeli iscritti alla massoneria».
Il DDF aveva scelto di dare una risposta pubblica ed estesa a tutto l'episcopato filippino, ricordando che «sul piano dottrinale, l'iscrizione attiva alla massoneria da parte di un fedele è vietata, a causa dell'inconciliabilità tra dottrina cattolica e massoneria». Rimandava al Documento diffuso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1983 e alle linee guida pubblicate dalla conferenza episcopale filippina nel 2003.
«Stato di peccato grave»
La Dichiarazione del 1983, firmata dal cardinale Ratzinger, ricordava che i cattolici iscritti alle logge massoniche sono «in stato di peccato grave». Essa forniva così un complemento al Codice di diritto canonico pubblicato lo stesso anno, che aveva omesso la condanna esplicita della massoneria e la scomunica presenti nella precedente edizione del Codice, risalente al 1917.
«Coloro che sono formalmente e consapevolmente iscritti alle logge massoniche e hanno abbracciato i principi massonici ricadono sotto le disposizioni» della Dichiarazione del 1983, ha dunque ricordato il DDF quarant'anni dopo. «Queste misure si applicano anche agli eventuali ecclesiastici iscritti alla massoneria», veniva precisato.
Diversi casi legati ai legami di alcuni ecclesiastici con la massoneria hanno segnato l'attualità degli ultimi anni. In Francia, nel maggio 2013, l'allora vescovo di Annecy, mons. Yves Boivineau, aveva sollevato dall'incarico il parroco di Megève, padre Pascal Vesin, a causa della sua appartenenza al Grande Oriente di Francia. Il suo viaggio a Roma per chiedere un'udienza a papa Francesco, alcune settimane dopo, nella speranza di una reintegrazione nel clero diocesano, non ebbe esito positivo. Tornato alla vita civile, in seguito è diventato impiegato di banca.
Fonte: cath.ch/imedia/cv/bh/traduzione catt.ch