di Giuseppe Filippini*
Il pellegrinaggio diocesano ticinese a Lourdes che viene organizzato annualmente, porta nella Cittadella Mariana circa 400 tra pellegrini, malati e volontari che li assistono. Quest’anno gli ammalati sono oltre 40, assistiti da 150 tra infermiere e barellieri membri dell’ «Ospitalità diocesana Nostra Signora di Lourdes», ossia l’Associazione che assicura il trasporto e l’assistenza ai malati durante il pellegrinaggio a Lourdes. Un terzo di essi è alla prima esperienza di pellegrinaggio. Tutti i membri dell’Ospitalità prestano servizio completamente volontario, siano essi medici o personale sanitario professionista e non. Tanti di loro, entusiasti dell’esperienza ritornano gli anni successivi per, come si dice tra i volontari, «ricaricare le batterie».
Lourdes è unica: si tra scorre una settimana diversa, dove i pensieri di tutti i giorni vengono, potremmo dire, sovrascritti dalle emozioni più vere e intime che viviamo generate da quello spenderci per l’altro sull’esempio di Bernadette. «È sufficiente amare!» affermava, e quando il volontario compie gesti di amore si sente immediatamente ripagato da ogni sforzo. Si rimane sempre favorevolmente impressionati dalla testimonianza di servizio che offrono i volontari e del rapporto di confidenza e di amicizia che si instaura durante la pur breve settimana di pellegrinaggio.
Molto spesso, la settimana trascorsa a Lourdes non è un fatto estemporaneo, per molti volontari questa non rimane la sola settimana dedicata al prossimo. Parecchi sono pure attivi in altri ambiti di volontariato o di servizio: parrocchiale, ricreativo, sportivo, politico o altro ancora, e concretizzano l’auspicio di riportare e vivere Lourdes anche nel proprio ambiente quotidiano. Una cosa non così facile, essendo regolarmente coinvolti da mille cose.
A Lourdes si vive una settimana dove l’importante non è solo il «fare» ma soprattutto l’«esserci», per condividere tra di noi e con gli ammalati i momenti intensi che il pellegrinaggio ci permette di sperimentare. Servizio e fede – cuore del pellegrinaggio – ci interrogano nel profondo, soprattutto in un luogo dove si vedono e si vivono concretamente la sofferenza, il sostegno reciproco e la preghiera non solo quale richiesta di una grazia, ma anche di ringraziamento. Quante volte abbiamo pure visto i malati pregare per i sani! Quante volte ci siamo commossi davanti alla sofferenza e all’esempio di coloro che ne sono toccati direttamente, e allora tutto si riordina lungo la strada dei valori della vita. In un mondo dove tutto sta diventando artificiale, inclusi i rapporti umani, un’esperienza come quella che si vi ve a Lourdes ci permette di rimanere ancorati alla realtà odierna e di testimoniare i valori in cui noi crediamo. Quante persone vedendo i volontari che dedicano parte delle loro vacanze al prossimo si chiedono: «Ma chi glielo fa fare? Che senso ha?». Ebbene le risposte le troviamo nel più piccolo gesto di Amore che vediamo offerto al proprio prossimo. Gesti semplici e spontanei che si fanno testimonianza e ci ricordano che «è sufficiente amare!».
*Presidente dell’Ospitalità diocesana «Nostra Signora di Lourdes