di Laura Quadri
Lourdes non è solo una meta: molto spesso, è anzitutto un intreccio di storie. Sono i vissuti dei tanti pellegrini ticinesi – 410 gli iscritti ad oggi – che decidono di partire in pellegrinaggio assieme a tutta la Diocesi, una volta all’anno, per un’esperienza che poi, spesso, ne segna nei ricordi piacevoli e nella condivisione vissuta anche il rientro a casa e la quotidianità. Tra di loro, e tra le storie di vita da raccontare, ritroviamo quella di Enrica Dadò Lepori: «L’aspetto spirituale è il più importante, ma anche l’ambiente che lo favorisce: a Lourdes so che ci sarà qualcuno che si prenderà cura di me e del mio corpo, così io potrò a quel punto prendermi cura del mio spirito».
56 anni, 30 da insegnante di storia e religione nelle scuole del Cantone e per diversi anni anche responsabile cantonale degli Scout, attraversa da tre anni un periodo molto difficile e delicato, segnato dalla malattia; pellegrina a Lourdes, aspetta con desiderio il momento della partenza, prevista per domenica insieme agli altri partecipanti dal Ticino (vedi box sotto).
Con i pellegrini in attesa della partenza
«Attendo con desiderio ma anche curiosità», puntualizza, «perché mi reco alla Grotta per la prima volta, nonostante in famiglia i miei genitori l’abbiano visitata spesso. Ho maturato la scelta di partire negli ultimi sei mesi e ho poi voluto coinvolgere un’amica, che parteciperà quale volontaria. Potremo così vivere il pellegrinaggio assieme».
«Curare» insieme lo spirito
Tra le attività previste dal programma, «credo che tutte mi daranno qualcosa. Forse qualche anno fa avrei potuto partecipare anche io da volontaria; se ora partecipo da ammalata, però, è con una consapevolezza in più: sono ben seguita, nella mia quotidianità, dal punto di vista fisico e psicologico, ma per la cura dello spirito serve sempre qualcosa in più. Un’attenzione nuova. Nella mia vita ho sempre cercato di coltivare questa dimensione, ma la fede – me lo ha insegnato anche il mondo scout – è un’esperienza anche comunitaria, dove si sperimenta l’autenticità dei vissuti delle persone. In tutte le fasi della malattia, vieni messa in discussione: temi come la sofferenza, la morte, richiedono di incamminarsi in un percorso faticoso. Ma non è la fatica che ti toglie la felicità. Ho sempre avuto una vita faticosa ma felice; così vivo ora quanto sto attraversando ed è la testimonianza che vorrei portare con me a Lourdes. Lungo la settimana, voglio potermi “fermare”, assaporando tutto quello che mi verrà offerto. Tutto è dono. Ogni pellegrino partecipa con le sue aspettative:
spero che tutti possano rientrare anche con qualcosa in più, un’esperienza, un bagaglio personale con cui affrontare l’oggi».
Fede e servizio quotidiano
Tra le volontarie che si prenderanno cura degli ammalati ritroviamo Lucia Leoni di Rivera, 41 anni. Per lei è il quarto pellegrinaggio a Lourdes con la Diocesi, un anno come giovane pellegrina nel gruppo dei foulard bianchi e ora come volontaria: «Nella quotidianità esercito la professione di operatrice sociale, lavoro dunque ogni giorno a contatto con anziani e persone con disabilità visiva o fisica. È un lavoro che mi piace molto e che, grazie al pellegrinaggio a Lourdes, svolgo con ancora più energia. Per me è anche molto bello poter mettere a disposizione il mio tempo conciliandolo con la spiritualità. Sono credente e praticante e donare parte delle mie vacanze per le persone in un contesto religioso, è molto arricchente. A Lourdes posso mettere in pratica le mie conoscenze, e donare agli altri un sorriso e momenti di spensieratezza, nonché crescere spiritualmente», racconta.
In quattro anni di pellegrinaggio, inoltre, «si sono rafforzati i contatti con gli altri volontari, con cui a volte ci si ritrova anche al di là della settimana a Lourdes». Tra questi, organizzati dall’Ospitalità diocesana, «l’incontro di condivisione del pellegrinaggio una volta rientrati, subito dopo il viaggio; i momenti in prossimità del Natale, ai quali partecipano anche gli ammalati e un incontro, di solito a maggio, per una merenda condivisa e la recita del Rosario nel mese mariano. Infine, prima di partire a Lourdes, ci si ritrova con i nuovi volontari. Belle occasioni, che creano molta coesione tra i volontari».
Coesione rafforzata dal fatto, ci ricorda infine Lucia, «che quest’anno è ritornata anche la possibilità di viaggiare fino a Lourdes in treno. Si tratta di un viaggio lungo, ma offrirà la possibilità, sin dai primi istanti, di vivere il pellegrinaggio tutti insieme e conoscerci meglio. Voglio approfittare appieno di questa opportunità.
A tutti auguro di vivere intensamente il pellegrinaggio, con quella gioia che, sono sicura, continuerà a suscitare in noi tutti anche dopo, tornati a casa».