di Federico Anzini
«Quasi dei miracoli, direi». Così papa Leone XIV ha descritto i quattro giorni appena trascorsi in Francia, parlando lunedì sera ai giornalisti sul volo che lo riportava da Metz a Roma. Dal 25 al 28 settembre, sotto il motto Affinché il mondo abbia vita, il pontefice ha attraversato il Paese da Parigi a Lourdes fino alla Lorena: l'Eliseo e la sede dell'Unesco, la veglia allo Stade de France, la preghiera alla grotta di Massabielle, l'omaggio a Robert Schuman, padre fondatore dell'Europa, nella sua Mosella. Quinto viaggio del pontificato. Lo scopo, ha spiegato, era anzitutto annunciare il Vangelo e incoraggiare i giovani «che, ovviamente, sono alla ricerca di qualcosa».
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Viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia
Il viaggio apostolico del Papa Leone XIV in Francia (25-28 settembre 2026) tocca le città di Parigi, Lourdes e Metz. Tra gli eventi all'Unesco, allo Stade de France e sugli Champs-Élysées, la visita si focalizza sui temi di pace, riconciliazione europea, dialogo e risveglio della fede tra i giovani.
«Non siete un peso»
A Lourdes il papa ha trascorso l'intera domenica. Nel pomeriggio, all'incontro con gli operatori e gli assistiti dell'Accueil Notre-Dame, ha pronunciato le parole più dirette del viaggio: «Cari fratelli e sorelle malati, ci tengo a dirvi: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa. [...] Il mio pensiero va a tutti coloro che non possono essere qui e che, dalle loro case o dalle loro camere d'ospedale, sono uniti al nostro incontro».
Sullo sfondo c'è la legge sul diritto all'aiuto a morire, approvata in via definitiva dall'Assemblea nazionale il 15 luglio. In volo un giornalista gli ha chiesto se, tornando così spesso sul fine vita, avesse varcato il confine della laicità. Il papa ha risposto che «quando la Chiesa parla della difesa della vita o di questioni di Dottrina Sociale, non sta facendo politica, bensì applicando il Vangelo alla vita delle persone». E poco dopo: «Quindi direi che, se questo è fare politica, l'ho fatto; ma non intendevo certo immischiarmi nella politica francese. Volevo semplicemente insegnare ciò in cui la Chiesa crede realmente».
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Ottantamila giovani allo stadio
Venerdì sera, Saint-Denis. Allo Stade de France, ha ricordato il papa, «si sono riuniti 80 mila giovani provenienti da tutta la Francia». A loro ha chiesto poco, e di molto concreto: «Cari giovani, mentre ricercate la vostra vocazione, siate certi che il Signore non vi parla in modo confuso, ma si rivolge a ciascuno chiamandovi per nome [...]. Per vincere l'ansia e l'incertezza, abbiate il coraggio di dire una sola parola, semplice e bellissima: grazie. Grazie, Gesù, per il tuo amore».
Tre giorni dopo, a Metz, l'invito si è allargato al continente: «Ai giovani dico: abbiate il coraggio di vivere in modo responsabile la missione di costruire la pace, nel vostro cuore, [...] nella vita delle vostre città, dei vostri paesi e di tutta l'Europa. Non sottomettetevi alla logica della violenza e dell'oppressione. Amate la vita in ogni momento e non abbiate paura del futuro!».
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La pace senza l'illusione delle armi
Il primo giorno, all'Eliseo, il papa ha parlato davanti alle autorità e al corpo diplomatico: «La pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia. Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola "inevitabile", ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia [...]». Alla Francia il papa ha riconosciuto «la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all'interno della nostra cara Europa».
A Metz, nel centro congressi intitolato a Schuman, il discorso è tornato sulla guerra riapparsa in Europa. Leone XIV ha chiesto coraggio nel negoziare e disponibilità a cedere su alcune posizioni pur di arrivare alla pace, mettendo in guardia dall'«illusione del riarmo». Sull'aereo gli è stato chiesto come si possa trattare con uno Stato che aggredisce. «Credo che la Chiesa abbia la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come quelli in Russia e in Ucraina e in altri Paesi, a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare come risolvere i problemi senza continuare queste guerre che non hanno più senso». Sulle spese militari ha detto: «con queste migliaia di milioni di dollari, si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la casa, le situazioni di disoccupazione».
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In volo: abusi e intelligenza artificiale
Durante il viaggio il papa ha incontrato sette vittime di abusi. In una conferenza stampa le vittime hanno poi raccontato che il papa aveva riconosciuto la natura sistemica del fenomeno. Sull'aereo la domanda è arrivata diretta. Leone XIV ha premesso di non voler contraddire nessuno e ha ricordato il senso di quell'incontro: chiedere a quelle persone di aiutarlo a far sapere alle altre vittime che lui e la Chiesa sono pronti ad ascoltarle e ad accompagnarle verso la guarigione. Poi è arrivata la precisazione: «Molti di loro hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente preferisco esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all'interno della Chiesa che, a volte, per così dire, hanno agito in modo abusante come sistema». Il carattere sistemico non viene attribuito alla Chiesa nel suo insieme, ma riconosciuto in singole realtà al suo interno. E l'accento si sposta sulla ferita di chi ha subito: «L'abuso sessuale è innanzitutto un problema umano, quando si verifica all'interno della Chiesa, assume in realtà un'altra dimensione, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta. La Chiesa ha quindi una responsabilità particolare nell'accompagnarle e nell'aiutarle a cercare la guarigione».
L'intelligenza artificiale è il tema della sua prima enciclica, Magnifica humanitas, firmata il 15 maggio. Un cronista americano ha citato gli attacchi informatici condotti da agenti di IA e gli ha chiesto se fosse nel panico. «No, non lo sono, la notte dormo. Ritengo tuttavia che le preoccupazioni sollevate da molti esperti e specialisti dell'IA debbano essere prese sul serio». Il papa ha poi citato il capo di Nvidia, che dice di aver trovato il modo di porre limiti all'IA e nello stesso tempo respinge ogni regolamentazione pubblica: «Questo è un problema su cui penso che dobbiamo sederci e discutere». E ha aggiunto: «Dire semplicemente: "Oh, non succederà", e chiudere gli occhi davanti a questo, non credo sia il modo più responsabile di affrontare la questione». Dopo l'enciclica, ha raccontato, molte persone si sono rivolte alla Santa Sede per proseguire il confronto. Da qui la sua fiducia: «Penso che ci siano abbastanza persone seriamente interessate a questo e disposte a considerarlo al di fuori delle questioni di potere, di chi arriva primo [...]».
Il frate della cucina
Il momento più riservato è rimasto lontano dalle telecamere come ha notato il federalista.ch. Sabato, all'Institut Catholique di Parigi, Leone XIV ha percorso il corridoio che dalla sacrestia porta alla cucina dell'antico convento dei Carmelitani. Qui nel Seicento lavorava frate Lorenzo della Resurrezione, al secolo Nicolas Herman (1614-1691): lorenese, ferito nella guerra dei Trent'anni, cuoco e calzolaio della comunità. Di lui restano alcune lettere e 34 massime, raccolte nel libretto La pratica della presenza di Dio. In Francia il libro è quasi sconosciuto; negli Stati Uniti si è diffuso grazie al metodista John Wesley, come ricostruisce Jean-Marie Guénois, caporedattore e vaticanista di Le Figaro.
Per Robert Prevost quel libretto non ha mai lasciato il comodino. Nel dicembre 2025, rientrando dal Libano, lo aveva consigliato ai giornalisti: «Se volete saperne di più su di me, questa è la mia spiritualità da molti anni». L'11 dicembre ha firmato la prefazione per un'edizione delle Éditions du Cerf, dove colloca il libro accanto al suo primo maestro: «Insieme agli scritti di sant'Agostino e ad alcuni altri libri, è uno dei testi che hanno maggiormente segnato la mia vita spirituale e mi hanno guidato sulla via della conoscenza e dell'amore del Signore». Poi ne dà la chiave: «Il cammino che ci indica frate Lorenzo è al tempo stesso semplice e arduo: semplice, perché non richiede altro che un ricordo costante di Dio, attraverso piccoli atti continui di lode, di preghiera, di supplica e di adorazione, in ogni azione e in ogni pensiero, avendo Dio solo come orizzonte, fonte e fine. Arduo, perché esige un percorso di purificazione, di ascesi, di rinuncia e di conversione del nostro essere più intimo, del nostro spirito e dei nostri pensieri, ben più che delle nostre azioni».
Il papa descrive un'unione con Dio vissuta da persona a persona, tra incontri, conversazioni e sorprese. E alla portata di chiunque: «È un cammino accessibile a tutti, proprio perché è semplice e quotidiano». Il frutto è la gioia: «Nella misura in cui la presenza di Dio diventa poco a poco familiare e occupa il nostro spazio interiore, la gioia di stare con Lui cresce, le grazie e le ricchezze spirituali fioriscono, e persino i compiti quotidiani diventano facili e leggeri».
La prefazione si chiude con queste parole: «Tutta l'etica cristiana può davvero riassumersi in questo costante richiamo alla presenza di Dio: Egli è qui. Questa memoria, che è qualcosa di più di un semplice ricordo, poiché tocca i nostri sentimenti e i nostri affetti, supera ogni moralismo e ogni riduzione del Vangelo a un semplice insieme di regole [...]. Affidarsi alla presenza di Dio significa assaporare un'anticipazione del paradiso».
Uno sguardo al futuro
Il viaggio si è chiuso in Lorena, la terra di frate Lorenzo. Sull'aereo un giornalista tedesco ha ricordato il declino della Chiesa in Germania. Leone XIV ha risposto con la Francia ancora negli occhi: «in passato si è detto lo stesso della Francia, eppure abbiamo visto cosa è successo negli ultimi quattro giorni». La prossima partenza è fissata al 6 novembre: dodici giorni tra Uruguay, Argentina e Perù. Per il 2027 in agenda c'è già la Giornata mondiale della gioventù di Seul, dal 3 all'8 agosto. La parola da portare in Corea il papa l'ha già consegnata a Saint-Denis: grazie.
fonti: agenzie/ilfederalista.ch/catt.ch