Una carrozzina, una fiaccola, una sala congressi in una città di frontiera. In meno di ventiquattro ore Papa Leone XIV è passato dalla Lourdes dei malati alla Metz di Robert Schuman, ultima tappa del viaggio apostolico in Francia iniziato venerdì a Parigi. Domenica 27 settembre, nel pomeriggio, ha difeso a Lourdes davanti ai pellegrini sofferenti la dignità di ogni vita. La sera ha camminato nella processione aux flambeaux. Stamattina, lunedì 28, ha incontrato in Lorena i responsabili delle religioni presenti nel Paese. Il filo è il motto della visita: affinché il mondo abbia la vita.
Lourdes, la dignità di chi soffre
Al mattino, dopo l'incontro con i vescovi francesi, la Messa sulla Prairie del Santuario aveva dato il tono alla giornata. Davanti alle correnti che vorrebbero ridefinire il valore della vita, ha detto il Papa, «la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilità viene respinta».
Nel pomeriggio quelle parole hanno trovato dei volti. Dal palco allestito davanti all'Accueil Notre-Dame, la struttura che ospita i pellegrini malati di fronte alla Grotta, Leone XIV si è rivolto anzitutto a loro: «Cari fratelli e sorelle malati, ci tengo a dirvi: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa». Poi, in un Paese dove il fine vita è al centro del dibattito, le frasi più attese: «Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. [...] È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale».
A medici, infermieri, barellieri e cappellani ha chiesto di sviluppare «senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca» e di accompagnare «con tenerezza i malati». E ancora: «Sì, cari amici, siate servitori appassionati della vita! [...] La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!». All'Accueil ha lasciato in dono una riproduzione in ceramica invetriata dell'Annunciazione di Andrea della Robbia. Poi un incontro privato con le monache del Carmelo.
Pellegrino tra cinquantamila fiaccole
In serata, in forma riservata, il Papa ha ascoltato per due ore sette vittime di abusi commessi da membri del clero, quattro uomini e tre donne. All'incontro dedichiamo un articolo a parte.
28/09/2026
Vittime di abusi a Lourdes: quasi due ore di colloquio con Leone XIV
Sette persone ferite da membri del clero francese ricevute dal Papa nella Casa vescovile del santuario mariano: faccia a faccia individuali, richieste concrete e un abbraccio inatteso. Al mattino l'appello ai vescovi per la massima vigilanza, sulla scia del Rapporto Ciase e dell'incontro madrileno di giugno.
Alle 21 le campane hanno aperto il Rosario. Sull'esplanade circa 50'000 persone, e tra loro Leone XIV con la fiaccola nella destra e il rosario nella sinistra. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano presieduto la processione da una terrazza. Lui ha preferito camminare dietro la statua della Vergine, in mezzo alla gente: «Rendo grazie al Signore di poter, a mia volta, rispondere questa sera all'appello della nostra Madre facendomi pellegrino tra i pellegrini». Ancora un pensiero per i malati: «Bisogna venire qui a fare questa processione con voi, cari malati, per percepirne pienamente la realtà».
Metz, dove le fratture diventano ponti
Stamattina il decollo da Lourdes alle 7.40, con due caccia francesi di scorta, e verso le 9 l'arrivo in Lorena. Metz, a lungo contesa tra Francia e Germania, è tornata definitivamente francese nel 1945. Qui Schuman, nato tedesco in Lussemburgo e francese dal 1919, aveva iniziato la carriera di avvocato.
Al Centro Congressi che porta il suo nome sedevano accanto al Papa il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, il Gran Rabbino di Francia Haïm Korsia, Chems-Eddine Hafiz della Grande Moschea di Parigi, Christian Krieger della Federazione protestante e Anthony Boussemart dell'Unione buddista. Schuman, ha detto Leone XIV, «seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l'Europa». Per chi guida una comunità di fede ne discende un compito: «testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace».
Il passaggio più severo riguarda la violenza religiosa: «[...] invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l'oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un'autentica ispirazione divina». Il dialogo, ha precisato, non chiede di rinunciare a sé stessi: «Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell'altro».
A quarant'anni dall'incontro di Assisi, la CRCF, l'organismo che dal 2010 riunisce buddisti, cristiani, musulmani ed ebrei di Francia, ha letto un appello con tre impegni: proseguire il dialogo, educare i giovani alla conoscenza reciproca, restare uniti per la giustizia e la pace. Il Papa ha riannodato il filo con Lourdes: «La grandezza di una civiltà non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona umana. [...] Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine».
L'Europa, poi la Lanterna del Buon Dio
Alle 11, sempre al Centro Schuman, in programma il discorso Alle radici dell'Europa per la pace e l'unità. Alle 16 l'ultima Messa, nella cattedrale gotica di Saint-Étienne: una navata alta oltre 41 metri e 6'500 metri quadrati di vetrate, che le hanno valso il soprannome di Lanterne du Bon Dieu. Il volo di rientro a Roma è previsto alle 19.
Ieri sera, sull'esplanade, Leone XIV aveva pregato la Vergine perché la luce delle fiaccole «non si spenga mai nelle nostre vite, ma che illumini il futuro». Oggi pomeriggio quella luce passerà dalle vetrate di una cattedrale di confine, sulle voci di ragazzi che hanno fatto della pace il motto del loro coro. Ultima tappa del viaggio del Pontefice in Francia.
fonte: agenzie/catt.ch