Dovevano essere due o tre minuti a testa, cronometrati in anticipo. Sono diventati quasi due ore. Domenica sera, nella Casa vescovile di Lourdes, a pochi passi dal santuario, papa Leone XIV ha incontrato sette vittime di abusi commessi da membri del clero in Francia: quattro uomini e tre donne, colpiti in parrocchie, collegi, congregazioni e movimenti. Il colloquio, dalle 17.30 alle 19.30, si è svolto nella terza giornata del viaggio apostolico in Francia, l'unica trascorsa interamente nella città mariana dei Pirenei, tra la tappa di Parigi e quella conclusiva di Metz. Era presente monsignor Gérard Le Stang, vescovo di Amiens e presidente del Consiglio per la prevenzione e la lotta contro la pedofilia della Conferenza episcopale di Francia.
Prima a tu per tu, poi insieme
Il formato l'hanno costruito le vittime insieme al Papa. «Abbiamo lavorato per un mese per definire il format di questo incontro», ha raccontato alla stampa internazionale Olivier Mardi, cofondatore del collettivo Voix Libérées de Touraine. Il gruppo aveva proposto un momento comune seguito da colloqui individuali. La risposta, arrivata sabato sera, ha invertito l'ordine: prima i faccia a faccia, circa quindici minuti ciascuno, poi tutti in una sala. Anche il numero ridotto era stato chiesto da Leone XIV. «Inizialmente cinque, poi siamo arrivati a sette», ha spiegato Jérôme Guillement, aggredito da ragazzo da un sacerdote.
A individuare i partecipanti sono state la Conferenza episcopale e la Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, dopo contatti con una quarantina di gruppi e singole persone. Al Papa sono state consegnate anche le lettere di altri interlocutori.
Sette storie, una a pochi chilometri
Cinque identità sono note. Jean-Marie Delbos, ottant'anni, è tra i testimoni chiave del caso del collegio Notre-Dame de Bétharram, a poca distanza da Lourdes. Un'indagine dell'Istituto Louis Joinet, commissionata dalla stessa congregazione e pubblicata a giugno, stima che tra 700 e 1'500 allievi possano aver subito abusi sessuali, fisici o psicologici dal 1950 alla fine degli anni Novanta. Véronique Garnier, del collettivo Foi & Résilience, ha raccontato in due libri gli abusi del suo parroco a Nancy. Mardi e il fratello Frédéric sono stati vittime dell'abate Bernard Tartu nel coro dei Petits Chanteurs de Touraine. Bertrand Virieux, cardiologo, tra i fondatori dell'associazione lionese La Parole Libérée, subì da ragazzo le violenze di padre Bernard Preynat. Due partecipanti hanno scelto l'anonimato; tra loro una persona vittima dell'Abbé Pierre.
«Un uomo autenticamente in ascolto»
Usciti dalla Casa vescovile, i cinque si sono presi un'ora prima di incontrare i giornalisti. «Raramente ho incontrato qualcuno che avesse un ascolto così profondo», ha detto Guillement. Secondo Mardi il Papa si è detto colpito e ferito dai racconti: «Ha parlato di piaghe aperte, ancora aperte dopo aver incontrato le vittime spagnole». Il riferimento è a Madrid, dove l'8 giugno Leone XIV aveva ricevuto in nunziatura sei vittime per quasi un'ora.
Delbos, che si dice ateo, domenica mattina è tornato a Messa dopo sessant'anni. Poi il colloquio. «Gli ho chiesto di benedire mia madre. E lì, quando lui ha visto in che stato mi trovavo, mi ha preso con entrambe le braccia». Garnier alla celebrazione del mattino si era sentita «francamente a terra»; nel pomeriggio, sollievo. Il Papa, racconta, li ha invitati a servirsi dei dolci.
Guillement insiste su un altro tratto. Leone XIV conosceva la sua storia e faceva domande precise, da giurista. «Non è ingenuo, sa che i fatti continueranno, e che bisogna rimanere vigili».
Vigilanza, la parola del mattino
Lo stesso vocabolario il Papa l'aveva usato alle 9, nell'emiciclo Sainte-Bernadette, parlando ai vescovi francesi del «doloroso flagello degli abusi sui minori commessi da membri del clero o in ambito ecclesiale». Ha riconosciuto che la Conferenza episcopale ha «adottato misure coraggiose per rispondere» alle vittime, «ascoltando, cercando la verità, la giustizia, il perdono, la riparazione e un impegno deciso a favore di una cultura della prevenzione e della protezione contro tali crimini». Poi, più personale: «So che alcuni momenti sono stati molto difficili per la vostra Conferenza». La consegna: «proseguire lungo la strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza».
Il cammino francese parte dal Rapporto Ciase del 2021: oltre 210'000 minori vittime di quasi 3'000 sacerdoti e religiosi tra il 1950 e il 2020. La parola «sistematicità» è tornata anche nel colloquio serale. Per Mardi il problema è proprio «la dimensione sistemica che esiste nell'istituzione, che è esistita, ma che esiste ancora».
Le richieste presentate sono state molte e concrete. Nel congedo, riferisce la Sala Stampa della Santa Sede, Leone XIV ha ribadito «il proprio impegno perché il male vissuto non si ripeta per altri» e ha chiesto ai sette di pregare per lui. Loro hanno risposto con una promessa: «Resteremo vigili». La parola che il Papa aveva consegnato ai vescovi al mattino.
fonte: agenzie/catt.ch