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Lun 30 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    I commenti al passo di Vangelo romano e ambrosiano di domenica 22 marzo

    1) Calendario romano

    Dov’è, o morte, la tua vittoria?

    di Dante Balbo*

    Ho accompagnato mio padre alla soglia del suo ultimo viaggio. Non è stato drammatico, come mi sarei immaginato, ma un passaggio leggero, come se fosse uscito in punta di piedi. Ero di fronte a mia sorella e le lacrime sono venute da sole, come il risalire lento della consapevolezza che non avrei più sentito i suoi brontolamenti, i rumori famigliari, le sue rimostranze o le osservazioni su qualche piccolo frammento di vita quotidiana. Ben più forte è l'impatto del Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima, il culmine dei segni compiuti da Gesù prima del più grande, la sua offerta per la nostra salvezza. Lazzaro, il suo amico, la cui casa era un luogo di riposo per lui e i discepoli, accogliente e serena, un rifugio dalle tempeste che si rovesciavano su di loro continuamente, è morto. Lui sembra ignorare i messaggeri che le altre due abitanti di Betania gli mandano e aspetta, come se un evento così importante non lo riguardasse. Invece ha aspettato per poter manifestare il suo amore che va ben al di là della distanza, della malattia e della morte. Quando si trova di fronte alla tomba di Lazzaro, dice il Vangelo che scoppia in pianto. Eppure sapeva che lo avrebbe riportato in vita, nonostante fosse morto da quattro giorni e, secondo la credenza ebraica, la sua anima aveva già definitivamente lasciato il corpo. Ci sono almeno due modi per leggere questo pianto: il confronto con la propria morte e la consapevolezza della fragilità umana, di quanto avrebbe dovuto affrontare di lì a poco; l'orrore per la morte in se stessa, come un insulto all'umanità, il contrasto più radicale con la vita che era lui stesso. In tutte e due i casi, si anticipa quello che dice la sequenza pasquale: «Vita e morte si sono affrontate in un prodigioso duello». Suderà sangue Gesù per accogliere la morte nel suo corpo, ma le strapperà l'arma del peccato, donandoci la salvezza. Per questo mio papà se n'è andato senza far rumore, lasciandomi la speranza che ad accoglierlo siano le braccia misericordiose del padre. *Il Respiro spirituale di Caritas Ticino

    2) Calendario ambrosiano

    Gesù in lacrime, segno di un amore eterno

    di don Giuseppe Grampa

    In questa pagina di Vangelo, Gesù «si commosse profondamente, si turbò...scoppiò in pianto...». Gli studi classici mi avevano a suo tempo insegnato che è dei mortali piangere; gli Dei invece, imperturbabili, sono liberi da ogni affanno. E invece Gesù piange. Mi chiedo quale rivelazione racchiuda questo pianto. E per scoprirlo mi volgo alla mia esperienza del pianto. Il pianto è, mi sembra, l’unica espressione dei nostri sentimenti quando una persona cara ci lascia. Con quella persona, infatti, non potremo più parlare, se le rivolgeremo la parola ci risponderà solo il silenzio. Il pianto dice una appartenenza che abbiamo costruito e che la morte distrugge. Questa mi sembra la voce del pianto. E Gesù che amava Lazzaro e le sorelle e la loro casa piange perché quel legame è spezzato. E la gente spettatrice di quel pianto, capisce e osserva: «Vedi come lo amava». La nostra meditazione potrebbe fermarsi qui. Ma l’Evangelo non sarebbe davvero notizia buona se non osasse una parola buona: «Chi vive e crede in me non morirà in eterno». Molte persone segnate dalla morte di una persona cara si chiedono: «E adesso dov’è?». Quante volte queste domande mi nascono dentro quando sono davanti alla tomba dei miei genitori che sarà anche la mia tomba. Confesso di non saper rispondere perché sono persuaso che ci è precluso lo sguardo sul «dopo». Tentare di descriverlo è solo esercizio di immaginazione. Ma custodisco come perla preziosa la certezza racchiusa nella promessa di Gesù, forse l’unica sua parola che davvero illumina l’oscurità della morte, una parola che ha un tratto di tenerezza: «Vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io» (Gv 14,2,s.). Non il vuoto ma «un posto», preparato per me, per te, per noi, per tutti. Ci prepara un posto e niente, neppure la morte ci potrà mai separare da Lui e da quanti abbiamo amato.

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