Il Sinodo dedicato dalla Chiesa alle nuove generazioni che si è celebrato in Vaticano nell’ottobre 2018 è in attesa del suo documento conclusivo, il testo annunciato per il 25 marzo 2019 che sarà firmato dal Papa. Del Sinodo, della Chiesa e dei giovani si è parlato ieri sera a Lugano, all’auditorium USI in un incontro organizzato dal Serra Club Lugano e dalla Facoltà di teologia di Lugano, rappresentata dal rettore, prof. René Roux.
“Il Sinodo è stata un’esperienza di ascolto per tutta la Chiesa”, ha spiegato padre Giacomo Costa, gesuita e segretario speciale del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, descrivendo l’assise romana cui hanno partecipato 300 padri sinodali. (intervista)“Prendersi cura è una priorità pastorale epocale su cui investire tempo, energie e risorse” ha continuato il gesuita. “L’esperienza condivisa è che questi giovani che non hanno uno spazio effettivo per parlare all’interno delle strutture della Chiesa, al Sinodo alla fine lo hanno avuto”.
Il metodo giovane del Sinodo per tutta la Chiesa
Ma il Sinodo è anche stata occasione in cui sperimentare la corresponsabilità vissuta. Sulle note di una “sinodalità missionaria”, cioè di condivisione di idee e progetti in vista della testimonianza, è stato compiuto un cammino insieme, vescovi, giovani e laici. Secondo padre Costa, “il Sinodo ha detto qualcosa di più profondo a tutta la Chiesa”, un messaggio che riguarda le strutture della Chiesa, che vuole capire l’autorità, un modo nuovo di essere comunità ecclesiale nella società, di incontrare le altre persone promuovendo dei cammini comuni, invece di quel vecchio metodo del voler affermare una posizione. Un esempio di questa dinamica ecclesiale nuova voluta da Francesco -e che va oltre il Sinodo- è la firma del documento di AbuDhabi sul dialogo interreligioso tra Francesco e l’Imam di Al Azhar. I giovani, ha concluso padre Costa vogliono “una Chiesa autentica, libera, fraterna, meno istituzionale, trasparente e impegnata. Questo è l’appello alla conversione per aprirci ad una vera autorità".Il vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friborgo (LGF), mons. Alain De Raemy, vescovo delegato dalla CVS per la Pastorale giovanile e padre sinodale, ha parlato della sua esperienza di vescovo in contatto con le nuove generazioni. Nella sua Diocesi mons. De Raemy ha raccontato di ricevere circa un migliaio di lettere l’anno da ragazzi che ricevono da lui la cresima. “Ricevo all’anno circa 1000 lettere confidenziali di cresimandi indirizzate a me”. Il vescovo ha strutturato la sua successiva riflessione in tre aree tematiche: le condizioni concrete in Svizzera del servizio ai giovani, che sono diverse per aree geografiche e linguistiche ed esperienze di Chiesa. Un tratto comune evidenziato dal vescovo “è la difficoltà da parte dei giovani in Svizzera ad essere accettati per la loro fede”, ma anche le possibilità reali che i giovani in Svizzera hanno, ad esempio, il confronto libero con ragazzi di altre confessioni cristiane e religioni. Da ultimo mons. Alain ha parlato delle necessità urgenti. “In Svizzera abbiamo un alto senso dei valori: giustizia, pace, ecologia, ma meno di Gesù Cristo”. Quindi secondo Mons. Alain, “si deve presentare Gesù Cristo ai ragazzi”. In Svizzera, ha ricordato il vescovo di LGF i giovani hanno un grave problema di senso della vita, riscontrabile empiricamente dall’elevato numero di suicidi nel mondo giovanile. Questa è chiaramente una urgenza! Tra le urgenze ci sono poi le nuove questioni: il gender, la sessualità, gli omosessuali.
“Ho avuto occasione di fare la cresima ad un ragazzo diventato ragazza a 25 anni. Lui pensava che questo lo escludesse dai Sacramenti. Per fortuna ha incontrato dei giovani che lo hanno invitato alla preparazione alla cresima, facendolo sentire accettato”, ha detto mons. Alain De Raemy, aggiungendo che “queste cose “nuove” riguardo alla sessualità è importante averle presenti.
Ed il vescovo ausiliare di LGF ha citato il documento finale del Sinodo (quello uscito dai lavori a gruppi, non il testo conclusivo che uscirà il 25 marzo) che afferma che la differenza “uomo e donna”, è costitutiva del genere umano,"ma non va ridotta a stereotipi”.
In Svizzera presto un Consiglio dei giovani cattolici del Paese?
Mons. De Raemy è poi tornato sulla proposta che aveva lanciato al Sinodo: la promessa di realizzare in Svizzera un Consiglio dei giovani, con ragazzi da ognuna delle nostre regioni linguistiche. I giovani dovrebbero vedere con i vescovi temi e argomenti, preoccupazioni e fatica. Nel Consiglio ci sarebbe al primo posto la sinodalità.
“I giovani, le loro difficoltà ci aiutano, tutti a migliorare, le loro domande sono una sfida, i loro dubbi richiedono una nostra fede più profonda, le loro critiche sono un appello a convertirci”, ha concluso il vescovo ausiliare di LGF.
Altri testimoni
Alla serata non sono mancare altre voci, come quella del giovane Dennis Pellegrini di Faido che ha illustrato il suo percorso di riavvicinamento alla fede grazie alla Giornate mondiali della Gioventù mentre don Rolando Leo, assistente di Pastorale giovanile nella Diocesi di Lugano, ha illustrato il cammino dei giovani della Diocesi ticinese per avvicinarsi alla GmG di Panama e l’altro compiuto in vista del Sinodo con incontri mirati. Nel dibattito finale c’è chi ha posto l’accento sulla necessità di usare linguaggi comprensibili ai giovani di oggi, chi ha insistito su figure autorevoli che devono guidare i giovani.Insomma, dopo un Sinodo che si è svolto in modo molto dinamico e giovane, non mancano le proposte, soprattutto ora si attende l'arrivo del documento conclusivo del Papa: sarà il 25 marzo prossimo, quando Francesco visiterà Loreto.
red/