Dal 12 ottobre anche chi ha subito abusi in ambito ecclesiale nella Svizzera italiana ha alle spalle una rete nazionale. Quel giorno il GAVA, il Gruppo di ascolto per vittime di abusi in ambito religioso, ha fondato con il Groupe SAPEC della Svizzera romanda e l’IG-M!kU della Svizzera tedesca la SaMiGa, organizzazione mantello con segretariato a Berna. Il nome è fatto delle prime due lettere di ciascuna sigla: quel «Ga» finale è il Ticino. Lo scopo, scrivono le tre associazioni nel comunicato congiunto, è che le vittime possano contare su «un sostegno equivalente e una protezione efficace in tutta la Svizzera, qualunque sia il loro luogo di residenza».
Due anni dopo Cagiallo
Il GAVA è giovane. È stato presentato nell’ottobre 2024, con sede a Cagiallo, come gruppo neutrale e indipendente sia dalla Chiesa sia dallo Stato: professionisti e persone che hanno vissuto un abuso ascoltano altre vittime. La sua prima presidente era la dottoressa Myriam Caranzano. Nel luglio 2025 le persone accolte erano cinque, tutte adulte, con casi ormai prescritti. In novembre erano salite a una decina. Nella stessa assemblea il comitato si era allargato e aveva nominato due co-presidenti, Gianantonio Romano e Patrizia Cattaneo Beretta. Che riassumeva così la ragione d’essere del gruppo: «GAVA nasce per colmare una lacuna che esisteva in Ticino». Ascoltare, aggiungeva, non si improvvisa: per questo ai membri è stato proposto un intero percorso formativo.
Tre regioni, alla pari
Ad aprile la SaMiGa non esisteva ancora, nemmeno sulla carta. «Non abbiamo ancora un logo né il nome della nostra futura associazione», ammetteva sorridendo a cath.ch Gabriella Loser Friedli, membro del comitato del Groupe SAPEC. Il lavoro però era avviato da tempo: «Lavoriamo a questo progetto da più di un anno. L’intesa tra le tre associazioni è molto buona e, man mano che abbiamo intrecciato legami, ci siamo accorti che avevamo buone sinergie da sviluppare». Il SAPEC, nato nel 2010, porta l’esperienza più lunga; l’IG-M!kU mezzi finanziari maggiori. Il GAVA, secondo Loser Friedli, mette sul tavolo le competenze dei suoi membri: medici, psicologi, giuristi, giornalisti.
Il comunicato fissa un principio che per una minoranza linguistica conta parecchio: le tre organizzazioni «sono rappresentate in modo paritario nel gruppo direttivo e determinano insieme l’orientamento tematico dell’organizzazione mantello». C’è poi un dettaglio concreto. La segretaria generale Anna Suppa, in carica dal 1° agosto, sociologa e assistente sociale, parla tedesco, francese e italiano.
L’ascolto resta vicino
Le tre associazioni non si sciolgono. Il sostegno diretto, indipendente e gratuito continua a essere garantito da volontari in ciascuna regione linguistica. Alla SaMiGa toccano i compiti trasversali: difesa degli interessi, comunicazione e messa in rete. Le spetta anche la battaglia per norme «uniformi e vincolanti» nella presa a carico degli abusi. Loser Friedli insisteva proprio sull’indipendenza: «Restiamo volontari indipendenti e neutrali. È importante per le vittime. Alcune di loro ci chiedono da dove vengono i soldi». Per l’avvio l’IG-M!kU ha messo a disposizione 50'000 franchi, garantiti anche per il 2027 e il 2028. Il resto dovrà arrivare da contributi diversi e da raccolte di fondi proprie.
Una voce davanti ai vescovi
Il primo banco di prova c’è già stato. Il 21 settembre, al monastero di Fischingen in Turgovia, i rappresentanti di GAVA, SAPEC e IG-M!kU hanno incontrato la Conferenza dei vescovi svizzeri. Stando al resoconto diffuso dalla CVS il 14 ottobre, le associazioni hanno chiesto standard minimi per un sistema di protezione vincolante a livello nazionale. Hanno insistito perché i diritti delle persone colpite non dipendano dalla diocesi né dal contesto regionale. È lo stesso principio su cui nasce la SaMiGa.
All’inizio di febbraio 2027 l’Università di Zurigo pubblicherà lo studio di approfondimento sugli abusi nella Chiesa cattolica in Svizzera. È una ricerca indipendente, commissionata dalla Conferenza dei vescovi svizzeri insieme alla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) e alla KOVOS, che riunisce gli ordini religiosi e le altre comunità di vita consacrata. Subito dopo è previsto un nuovo incontro tra i vescovi e le associazioni. Loser Friedli si aspetta un’ondata di contatti: «A ogni vicenda che esce sulla stampa registriamo un picco di chiamate». In Ticino finora sono emersi meno casi che altrove. Chi deciderà di parlare troverà qualcuno che risponde in italiano e, dietro, una rete che attraversa tutto il Paese.
Il GAVA è raggiungibile allo 091 210 22 02 o all’indirizzo info@ascoltogava.ch. Altre info sul sito: ascoltogava.ch
fonte: cath.ch/catt.ch