di Cristina Vonzun
Prosegue il lavoro del Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo in merito allo studio sugli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica in Svizzera dagli anni ’50 del secolo scorso ad oggi.
Una ricerca commissionata dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), dalla Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e dalle altre Comunità di Vita Consacrata in Svizzera (KOVOS), nonché dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) i cui primi risultati furono presentati a settembre del 2023. Da allora l’indagine che riguarda anche la Svizzera italiana (Ticino e Grigioni italiano) – è andata avanti e si concluderà a inizio 2027 con la pubblicazione dei risultati.
Martedì 20 gennaio 2026 i ricercatori di Zurigo hanno rivolto, tramite comunicato stampa, un appello alla ricerca di testimoni nella Svizzera italiana: "Dall’avvio dei lavori, diversi documenti d’archivio e testimonianze – scrivono - hanno permesso di approfondire i contesti in cui si sono verificati gli abusi sessuali. Oltre all’ambito della pastorale, le scuole, i collegi e gli istituti con internato emergono come le realtà maggiormente coinvolte, alcune delle quali hanno nel frattempo cessato la propria attività”.
Il team che sta ultimando la ricerca lancia quindi un appello a “testimoni” di casi di abusi sessuali nella Svizzera italiana che possono essere “testimonianze dirette” ma pure “segnalazioni provenienti da testimoni indiretti e da discendenti”
La ricercatrice Bignasca (Uni Zurigo) fa il punto sulla Svizzera Italiana
Per fare il punto e per comprendere meglio le ragioni di questo appello, abbiamo raggiunto Vanessa Bignasca, ricercatrice dell’Uni di Zurigo che si occupa dello studio per la Svizzera italiana. “La ricerca principale si estende dal 2024 fino alla fine del 2026, quindi stiamo raccogliendo le ultime informazioni in vista della redazione del rapporto finale che vorremmo fosse il più completo possibile”, ci spiega.
La Bignasca definisce “notevole” il materiale raccolto in questi due anni. “Le indagini a partire da questo materiale seguono due filoni principali: da un lato, la continua raccolta di testimonianze, a cui si ricollega l’appello; dall’altro, la ricerca negli archivi, che consente un approfondimento dei casi. Ci siamo occupati di scandagliare il più sistematicamente possibile i vari archivi, da quelli giudiziari a quelli della commissione diocesana di esperti in materia di abusi, che hanno pure conosciuto delle integrazioni dovute alle diverse persone che si sono annunciate alla commissione dopo la pubblicazione del progetto pilota di Zurigo nel 2023. Ancora, abbiamo preso contatto con archivi di congregazioni religiose e istituti che erano attivi nella Svizzera italiana”.
La verifica di fonti incrociate e i casi emersi
Un lavoro costituito dalla verifica di fonti incrociate per arrivare ad approfondire i singoli casi. Da qui la necessità di reperire testimonianze. “Le testimonianze hanno consentito di analizzare il materiale raccolto e di verificare che situazioni inizialmente ritenute episodiche non lo fossero. L’arrivo di un’ulteriore testimonianza apre diverse piste di lavoro che possono essere approfondite: dati, nomi, indicazioni precise aiutano a cercare dei riscontri effettivi anche negli archivi o consentono incroci con altre testimonianze indipendenti”, spiega Bignasca che conferma quindi la centralità delle testimonianze: “Gli abusi non sempre lasciano tracce negli archivi e, quando è il caso, non è sempre semplice individuarle all’interno di fondi spesso di grandi dimensioni”.
Riguardo ai casi emersi per questa indagine storica, pur non sbilanciandosi, Bignasca ci dice che “in questi due anni sono arrivate testimonianze relative alla Svizzera italiana di casi noti ma anche di casi ulteriori rispetto a quelli pubblicati dalla stampa e non reperibili nelle ricerche di archivio da noi svolte”. La ricercatrice Bignasca, infine, conferma di avere contatti regolari con il gruppo GAVA (Gruppo di Ascolto per Vittime di Abusi in Ambito Religioso in Ticino) che è un punto di riferimento importante per le vittime e contribuisce a segnalare l’indirizzo e il contatto di Zurigo. Parimenti valuta positivamente la collaborazione instaurata con la diocesi di Lugano dal momento della realizzazione del rapporto preliminare fino all’attuale fase.
Chi contattare e come
Le persone disposte a condividere esperienze o informazioni relative ad abusi in ambito ecclesiale sono invitate a contattare il team di ricerca all’indirizzo e-mail ricerca-abusi@hist.uzh.ch o al numero 044 634 47 38.