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Alla scuola media ticinese la religione rischia l’«ultima ora»

di Silvia Guggiari

Con l’inizio del prossimo anno scolastico, a settembre 2026, nelle scuole medie ticinesi verrà attuata una decisione che nei mesi scorsi ha fatto tanto discutere, ovvero quella dell’inserimento dell’ora di tedesco dalla prima media, a discapito dell’ora di religione e di francese. Il Gran Consiglio aveva accolto la proposta di alcuni deputati di introdurre il tedesco già in prima media. Il Governo ha quindi deciso tra tre opzioni possibili, di introdurre due ore di tedesco senza aumentare le ore complessive. Da settembre, verrà così sostituita un’ora di francese, che verrà recuperata in seconda media, e una di istruzione religiosa facoltativa che verrà di conseguenza spostata in una fascia oraria «scomoda», ovvero sul mezzogiorno o alla fine della giornata, creando ancora più fatica nella scelta di seguire il corso.

Per il prossimo anno scolastico, si è registrato un calo significativo degli iscritti all’ora di religione, che in prima media passeranno dal 40% degli studenti attuali al 28%, come ci conferma don Emanuele Di Marco, direttore dell’Ufficio Istruzione Religiosa Scolastica (UIRS), che nei giorni scorsi si è espresso sulla questione anche attraverso la UIRSletter, l’organo di comunicazione dell’UIRS pubblicata ogni due settimane.

«Con il DECS – spiega don Di Marco – stiamo collaborando bene, analizzando ogni scuola per trovare le soluzioni migliori per inserire l’ora di religione in fasce non troppo sacrificate, ma siamo consapevoli che questo non potrà essere assicurato dappertutto». Una decisione che va a pesare anche sui docenti di religione: «Si tratta di 25 insegnanti, tutti a tempo parziale, che da anni assicurano un’offerta di qualità in questa ora durante la quale vengono trattati temi di grande interesse per i nostri ragazzi, come il dialogo tra le varie religioni, piuttosto che temi etici e molto attuali come i rischi e i benefici dell’IA con la quale ogni giorno ci confrontiamo». A seguito di questa decisione, che sembrerebbe segno di una scuola e di una società sempre più secolarizzate, ci saranno inevitabilmente dei cambiamenti anche all’interno del corpo docenti della UIRS, «ma vorrei che questa sia per gli insegnanti un’ulteriore spinta ad impegnarsi affinché questa ora sia ben fatta: con contenuti arricchenti e utili», scrive don Di Marco nella newsletter della UIRS.

Fare «religione» a scuola significa affrontare riflessioni a partire dal territorio e dalla tradizione cristiana in ottica interdisciplinare, considerando il contesto multiculturale attuale: è quindi un’opportunità per tutti, nelle scuole elementari, nelle scuole medie (dalla prima alla terza), nel medio-superiori e nelle scuole speciali, per avere strumenti interpretativi della realtà nella quale bambini e ragazzi si trovano. « L’allievo che ha scelto – o per il quale hanno scelto i genitori – ci auguriamo abbia il gusto di quanto ha affrontato in classe. Può essere solo questa la risposta di chi si impegna nell’insegnamento di una disciplina che incontra temi culturali legati al territorio ma anche ad argomenti che riguardano la vita e la morte, la guerra e la pace, le scelte e l’esistenza della comunità umana». «Mi sento di ringraziare le famiglie e i ragazzi che, nonostante questa decisione “ingombrante”, hanno scelto di iscriversi all’ora di religione: un atto che ci dà grande fiducia ma per la quale sentiamo la responsabilità di fare sempre del nostro meglio», conclude don Emanuele Di Marco.

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