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Amoris laetitia dieci anni dopo: famiglie, fragilità e ascolto al centro

Leone XIV non era in Aula Paolo VI. Operato martedì al Policlinico Gemelli per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare, il Papa ha affidato a un messaggio il congedo dagli oltre 180 partecipanti all’incontro «A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi», che dal 7 al 14 ottobre ha riunito in Vaticano presidenti delle conferenze episcopali, capi delle Chiese cattoliche orientali e alcune famiglie. Lo ha letto mercoledì pomeriggio il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. In serata, alla Sala Stampa della Santa Sede, i relatori hanno anticipato i contenuti del rapporto di sintesi destinato al Pontefice. Gli organizzatori hanno sempre precisato che non si trattava di un Sinodo ma di un confronto in stile sinodale. Il Papa lo aveva convocato il 19 marzo, a dieci anni esatti dalla firma dell’esortazione di Francesco.

Il messaggio dal Gemelli

Il testo porta la data del 13 ottobre, il giorno dell’operazione. «La condivisione delle vostre esperienze e il vostro ascolto attento costituiscono veramente un dono per tutta la Chiesa», scrive Leone XIV, che ringrazia le famiglie «che hanno parlato delle loro gioie, delle difficoltà e delle speranze». Poi l’impegno: «Leggerò i frutti del vostro lavoro e delle vostre discussioni, e a suo tempo offrirò le mie riflessioni». E una richiesta: «Vi chiedo di pregare per me, come io faccio per voi».

Dalla violenza domestica alla politica

A ricostruire la settimana è stato padre Giacomo Costa, gesuita, consultore della Segreteria generale del Sinodo e responsabile della metodologia dell’incontro. Un lavoro «intenso», reso costruttivo dal confronto tra sensibilità diverse. Tra i nodi più concreti c’era la violenza e l’abuso in famiglia. L’aiuto deve essere «tempestivo» e proteggere anzitutto bambini e persone vulnerabili. Si è discusso anche di come ridurre lo stigma che frena chi chiede aiuto.

Dalle Chiese locali sono arrivati esempi di famiglie che «costruiscono pace», accogliendo per esempio persone migranti. Il loro impegno, ha osservato Costa, non può fermarsi alle «relazioni più strette». Tocca anche la vita politica, economica e sociale. Il rapporto di sintesi è stato giudicato fedele ai lavori, e alcune osservazioni chiedono di rafforzarne la «dimensione missionaria».

«Risposte nuove a domande nuove»

Monsignor Philippe Bordeyne, preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia e coordinatore degli esperti, ha anticipato due titoli del documento: «Insieme in un mondo che cambia» e «I giovani e la scoperta della vocazione matrimoniale». In dieci anni famiglia, matrimonio e costumi sono cambiati ovunque, e in fretta. Alla vigilia la sottosegretaria del Dicastero Gabriella Gambino aveva citato la Polonia, dove i matrimoni religiosi sono calati del 45% in cinque anni.

Il primo tema è la fragilità, cuore del capitolo 8 di Amoris laetitia. Il secondo è l’effetto dei mutamenti sociali ed economici. Bordeyne ha richiamato la dottrina sociale della Chiesa, che Leone XIV ha descritto non come una «bacchetta magica», ma come una «tradizione viva che ci prepara a trovare risposte nuove a domande nuove». Su alcune questioni, come la convivenza, i confini cambiano da un continente all’altro. «Quando due giovani decidono di sposarsi si fanno vettori, nelle loro generazioni, delle trasformazioni del loro tempo», ha detto il presule.

Ascoltare prima di giudicare

Per monsignor Charles Jude Scicluna, arcivescovo metropolita di Malta e segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede, l’incontro ha rimesso «la famiglia al centro della Chiesa». In questo modo riprende l’invito alla «conversione pastorale» lanciato da Francesco dieci anni fa. Il cardinale Luis Gerardo Cabrera Herrera, francescano, arcivescovo di Guayaquil in Ecuador, ha riassunto in quattro parole i tratti delle famiglie emersi in aula: preghiera, comunione, formazione, missione.

Dall’Africa è arrivata la voce di don Stanislaus Chu Ilo, sacerdote nigeriano, docente alla DePaul University di Chicago e curatore di un volume di commenti africani all’esortazione: «non tutti i problemi possono essere risolti, ma la Chiesa deve essere capace di parlare attraverso l’ascolto». Solange Gregory Schila e Alisson Roberto Schila, coppia presente ai lavori, hanno raccontato un più forte «senso di appartenenza ecclesiale». È nato da uno sguardo che nelle famiglie vede le fragilità e anche le risorse.

Il rapporto passa ora al Papa, e i vescovi tornano nelle loro diocesi con l’invito a condividere «ciò che avete vissuto e ricevuto». Vale anche per la Svizzera: ai lavori ha partecipato monsignor Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo e presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri. Bordeyne ha raccontato di un sacerdote che non era riuscito a risolvere il problema di una famiglia sempre al cellulare durante i pasti. Li aveva ascoltati, però. Qualche giorno dopo erano tornati da lui: «Abbiamo sempre lo stesso problema, ma proviamo a viverlo più leggermente». È da lì, più ascolto che ricette, che le Chiese locali possono ripartire.

fonte: agenzia/catt.ch

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