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Amoris laetitia, il Papa ai vescovi: «Molto da imparare dalle famiglie»

Ascoltare le famiglie, prima di parlare loro. È il compito che Leone XIV ha affidato ieri pomeriggio, mercoledì 7 ottobre, ai capi delle Chiese orientali cattoliche e ai presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, riuniti in Aula Paolo VI insieme ad alcune coppie di sposi. L'occasione è l'incontro «A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi», dedicato all'esortazione apostolica di papa Francesco. Otto giorni di lavori, fino a mercoledì 14, per capire che cosa quel testo ha messo in moto e come la Chiesa possa stare accanto alle famiglie di oggi, anche a quelle segnate da ferite e «apparenti fallimenti».

Otto giorni a porte chiuse

Non è un Sinodo, hanno ripetuto gli organizzatori, anche se il metodo gli somiglia: gruppi di lavoro al mattino, assemblea plenaria al pomeriggio. Il Papa stesso ha chiesto «discrezione» e «riservatezza». Sono rappresentate tutte le 115 Conferenze episcopali e le 15 Chiese orientali cattoliche, con undici famiglie arrivate dai cinque continenti. Il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo, ha ricordato ai presenti che rappresentano la «linfa vitale della Chiesa universale».

Ogni giornata si apre con tre voci – un vescovo, un esperto, una famiglia – e segue un tema. Oggi tocca a «Le famiglie oggi: realtà, bellezza e sfide»; seguiranno i giovani e la vocazione al matrimonio, i primi anni di vita coniugale, l'accompagnamento nelle difficoltà, le famiglie come soggetti della missione. Padre Giacomo Costa, gesuita responsabile della metodologia, ha precisato alla vigilia che non si cerca un consenso a ogni costo.

«Molto da imparare»

Le cifre portate alla vigilia da Gabriella Gambino, sottosegretaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, danno la misura del cambiamento: in Polonia i matrimoni religiosi sono calati del 45% in cinque anni, in Australia la loro quota è scesa dall'88% del 1970 al 16% del 2024. Il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto dello stesso Dicastero, ha parlato in apertura di un «progressivo indebolimento della trasmissione della fede nelle famiglie».

Leone XIV non ha girato attorno al problema: «Le loro vite ci pongono anche delle domande che meritano di essere affrontate con coraggio. In molti contesti è emersa una crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l'intimità e la visione cristiana del matrimonio». Ha pensato ai giovani, che «continuano ad anelare all'amore, alla fedeltà e al senso di appartenenza» ma faticano a credere che un impegno per tutta la vita sia la strada per arrivarci. Pesano, ha detto, «l'insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilità emotiva». Ai vescovi ha consegnato domande più che risposte: «In quali ambiti il nostro linguaggio e le nostre pratiche pastorali riescono ad aprire una strada, e in quali non riescono a toccare il cuore delle persone [...]?». E ha rovesciato la prospettiva abituale: «Abbiamo certamente molto da imparare dalle famiglie».

La fragilità come punto di partenza

Il passaggio più denso riguarda la fragilità, che merita «un'attenzione particolare» perché «può plasmare profondamente il modo in cui le persone vedono sé stesse [...] e persino il proprio rapporto con Dio e con la Chiesa». La domanda riguarda anzitutto la Chiesa: «se siamo in grado di rimanere vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde più a ciò che si era sperato». E un'altra, più diretta: «Che tipo di Chiesa, allora, incontrano le persone proprio quando sono più fragili?».

Leone XIV non chiede di limitarsi a interpretare la vita delle famiglie, ma di «lasciare che esse ci interpellino e stimolino la nostra responsabilità pastorale». Dalle testimonianze di questi giorni spera nasca «una narrazione condivisa di questi dieci anni, caratterizzata da gioia e speranza», che non nasconda «le prove e le difficoltà che ancora permangono».

Al pozzo con la samaritana

Subito dopo ha preso la parola suor Helen Alford, domenicana e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, con una meditazione sull'incontro tra Gesù e la samaritana. Una donna sola, una situazione familiare precaria, un dialogo che comincia quasi come un «flirt» e arriva alla verità. Per la religiosa lo sguardo di Gesù, che non condanna, vale anche oggi, perché «per vedere le relazioni dobbiamo cercarle» e la famiglia, prima di tutto, «è costituita da relazioni».

Ha poi accostato Amoris laetitia alla Familiaris consortio di san Giovanni Paolo II, del 1981, attorno alla «legge della gradualità»: l'ideale resta, ciascuno lo raggiunge per tappe. Trentacinque anni separano i due testi e, quando la società cambia in fretta, «può essere necessario trovare nuovi modi» per tenere insieme le esigenze della legge e il cammino delle persone.

La meditazione si è chiusa con un invito: «incoraggiare i giovani ad affrontare la grande sfida del matrimonio e della vita familiare», sapendo che nella fragilità «troveranno fonti nuove e inaspettate della grazia di Dio». Mercoledì 14, dopo la Messa in piazza San Pietro, il resoconto di sintesi sarà consegnato al Papa e poi reso pubblico. Suor Alford era partita da una storia vera, sulle rive del lago Trasimeno. Due genitori chiedono al figlio piccolo se Dio non stia lassù, in cielo. Lui risponde deciso: «Oh no, no. Dio è qui, con noi».

fonte: agenzie/vaticannews/catt.ch

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