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Ven 20 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Benedizione del nuovo abate Alexandre Ineichen. Per Saint-Maurice inizia un nuovo capitolo

    di Maurice Page, cath.ch - traduzione e adattamento: catt.ch

    Il libro delle nostre vite si scrive giorno dopo giorno, nella fiducia in Dio, ha sottolineato il nunzio apostolico in Svizzera, mons. Martin Krebs. Spesso ci riserva degli imprevisti. «La pagina che si apre per Alexandre Ineichen, per l’Abbazia di Saint-Maurice d'Agaun e per la Chiesa in Svizzera segna una nuova tappa sul cammino che conduce a Dio.»

    Nel giorno di San Giuseppe, la basilica di San Maurizio era gremita per accogliere il suo nuovo abate. La cerimonia, sobria e solenne al tempo stesso, è stata concepita come un momento di comunione attorno alla comunità dei canonici, scossa dagli scandali degli abusi. Oltre agli abati della Confederazione dei canonici di Sant'Agostino, i vescovi svizzeri e numerosi sacerdoti vallesani, svizzeri e stranieri si sono recati ad Agaun.

    Le Guardie Svizzere, la Confraternita del Santo Sepolcro, le associazioni studentesche, altre confraternite in uniforme e le delegazioni delle autorità cantonali, civili e militari hanno ribadito tutta l’importanza abbazia di Saint-Maurice per il Vallese e la Svizzera romanda.

    Riti e simboli

    La benedizione abbaziale è simile, nei suoi riti e simboli, alla consacrazione di un vescovo (mons. Ineichen però non lo è). La prima tappa è la chiamata del candidato. Il priore Simone Previte certifica davanti al nunzio che Alexandre Ineichen è stato effettivamente eletto dalla comunità secondo un processo regolare, conforme alle costituzioni. Segue poi la lettura del mandato apostolico conferito da papa Leone XIV. «Rivolgendo i nostri pensieri alle necessità dell’Abbazia di St-Maurice d’Agaune, in attesa di un nuovo abate, confermiamo l’elezione effettuata secondo le norme canoniche del canonico Alexandre Ineichen e lo autorizziamo a prendere possesso del suo incarico», precisa la missiva del papa.

    Al termine dell’interrogatorio, il nuovo abate promette di rimanere fedele alla regola di sant’Agostino, di istruire i suoi confratelli con il proprio esempio di vita e il proprio insegnamento, di condurre i suoi confratelli a Dio, di vegliare sui beni del monastero, di testimoniare rispetto per la Chiesa e il Papa, di prendersi cura del popolo di Dio, di cercare le pecore smarrite e di adempiere al proprio incarico pastorale.

    Il candidato si prostra quindi ai piedi dell’altare e l’assemblea invoca su di lui la protezione dei santi, da Maurizio e dai suoi compagni martiri di Agaune fino ai santi contemporanei. 

    La preghiera di benedizione lo invita poi a «servire piuttosto che comandare, ad agire con discernimento e misura, sempre nell’amore di Cristo e nella carità fraterna».

    I simboli del ministero  

    Il neoeletto riceve i simboli del suo ministero: la Regola di sant’Agostino deve aiutarlo a «governare i suoi fratelli per quanto lo consenta la debolezza umana, ma con la forza di Dio». L’anello pastorale indossato alla mano destra è segno di fedeltà. La mitra e il pastorale simboleggiano l’autorità territoriale dell’Abate, che in tal modo è associato alla Conferenza dei vescovi svizzeri, rappresentata in particolare dal suo presidente mons. Charles Morerod e da mons. Jean-Marie Lovey, giunto dalla diocesi vicina. L’assemblea applaude. Il nuovo Abate ha scelto come motto: «Intervieni a tempo e contro tempo» (insta opportune importune), tratto dalla Lettera di Paolo a Timoteo (2 Tm 4, 1-2).

    L’abate emerito Jean Scarcella, tornato tra i ranghi dopo le dimissioni, riceve un discreto omaggio quando il coro intona un «Sanctus» da lui composto. Il suo successore è andato a salutarlo tra i vescovi dopo aver ricevuto le Costituzioni. Al termine della messa, un «Te Deum» (O Dio, ti lodiamo) risuona tra l’assemblea.

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