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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (22 gennaio 2026)
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  • Il cardinale Kurt Koch

    Card. Koch: "Io davanti a Ratzinger come un allievo davanti a Mozart"

    Il cardinale svizzero Kurt Koch è dal 5 giugno 2022 prefetto del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani. Fu Benedetto XVI, nel 2010, a portarlo a Roma già come responsabile dei rapporti con le altre Chiese cristiane perché, racconta, «voleva vicino a sé una persona che avesse già vissuto sul campo questo tipo di rapporti: per questo mi chiamò a Roma».

    Eminenza, con Benedetto XVI lei scrisse un libro dedicato al Concilio Vaticano II e all’ermeneutica della riforma. Qual è il messaggio più importante che ci lascia Papa Ratzinger?

    «Penso soprattutto alla concentrazione sulle cose di Dio, su chi è Dio. E poi la fede e il rapporto tra fede e ragione. Ratzinger era convinto che la fede cristiana dovesse essere umana. E se deve essere umana deve avere una sua ragione. Occorre confessare che la fede cristiana è una fede vera e dunque che deve convincere il popolo nella sua ragionevolezza. I cristiani non credono in un Dio qualsiasi, ma in un Dio che ha un rapporto con l’uomo, un Dio che si è rivelato nel mondo attraverso Gesù Cristo. Per questo Benedetto XVI ha voluto anche scrivere un libro su Gesù di Nazareth, per mostrare quale è il centro della nostra fede. Allora penso che la questione di Dio e il cristocentrismo siano i punti forti della sua eredità. Non pensare e riflettere, ma anche celebrare la fede».

    Lei ha avuto un rapporto particolare con Benedetto XVI che lo ha creata cardinale nel 2010. Che ricordo personale ha del Papa emerito?

    «Ogni incontro con lui era gioioso e interessante. Benedetto XVI aveva sempre un’attenzione particolare alle persone con cui parlava. Non ha mai dato l’impressione che lui fosse più intelligente delle persone con cui parlava. Quando venni a Roma mi chiese di tenere una conferenza sull’ermeneutica del Concilio Vaticano II al circolo degli allievi. Ero molto sorpreso perché lui era l’esperto del tema. Mi sentivo come un allievo a cui è chiesto di suonare il piano davanti a Mozart. Gli dissi che potevo leggere solo una parte del mio intervento, ma lui rispose che voleva ascoltare tutto quanto avevo preparato. Questo è ciò che ricordo di lui: l’attenzione all’altro, ascoltare e solo dopo parlare».

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