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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • Coronavirus, la testimonianza di una famiglia ticinese: "Da questo periodo impareremo tanto"

    Da oltre dieci giorni con i nostri tre figli maschi a casa (13, 11 e 7 anni), più la sorella/cognata che non può stare dai miei anziani genitori. Per fortuna abbiamo tre camere da letto, un balcone, un giardino e tanta campagna attorno. Mio marito è fuori tutto il giorno per lavoro. Io posso lavorare da casa. La vita scorre veloce tra compiti, lezioni scolastiche, la visita quotidiana ai nonni (a 10 metri di distanza, rigorosamente all’aperto), pane o biscotti fatti in casa per limitare le uscite al negozio, bucati, pasti. Per noi l’importante, quando ci si sveglia, è far ripetere a tutti data e giorno della settimana e mantenere un programma giornaliero, altrimenti nei tempi morti i ragazzi si scatenano e poi è difficile riportarli alla normalità. Insomma, non mi posso permettere di perdere il controllo della situazione e la sera sono davvero stanca. Ma non mi lamento. Benché un po’ limitati nelle attività abituali, siamo in una gabbia dorata. Oltretutto mi godo questa sensazione di libertà dagli impegni. Dai troppi impegni che si accumulano e che accumuliamo. Più di ogni altro anno mi godo la primavera: mi rendo conto che la terra è il grande tesoro su cui possiamo contare. La domenica celebriamo la liturgia domestica proposta dalla Diocesi di Lugano, un momento che i ragazzi sembrano apprezzare molto. La rete abbonda anche di catechesi, commenti al Vangelo (simpatico il canale Youtube dell’Oratorio di Lugano) e preghiere in streaming, ma per noi questi momenti sono difficili da seguire. Da 75 anni non siamo più abituati a vivere una situazione di crisi, da 102 siamo al riparo dalle epidemie. La nostra convinzione/presunzione era quella di riuscire a tenere sotto controllo malattie epidemiche grazie a vaccini e cure di eccellenza. Di dover un giorno restare chiusi in casa per settimane, nessuno se lo immaginava più. E ora iniziamo a pensare che il periodo delle «vacche grasse» sia finito, che molte famiglie e molti giovani saranno messi in seria difficoltà dalla congiuntura che seguirà la pandemia. Qualcuno dice che questa crisi sarà un bene per l’ambiente, per le nostre abitudini che rallenteranno. Non so: da come tutti ci affanniamo a cercare e a proporre attività per noi e per i nostri ragazzi (whattsapp e facebook pullulano di idee), l’impressione è che si fatichi a stare un attimo tranquilli, guardare fuori dalla finestra, stare in silenzio. Seppure tra la frenesia di dover badare ai ragazzi, oggi più che mai sono grata ogni giorno per la salute dei nostri figli e nostra (il più bel regalo per il mio compleanno, l’altro giorno, è stata la guarigione del figlio più piccolo da una tosse che mi preoccupava). Grati di potere essere ancora tutti assieme. Grati per il cuore d’oro dei nostri amici. Non credo che la pandemia sia un monito dal Cielo. È nell’ordine delle cose, nei corsi e ricorsi della storia. Solo che – con le nostre certezze di occidentali - ci eravamo dimenticati di non potere sempre avere il controllo sulle nostre abitudini e sulla nostra vita. Partecipi – con lo spirito – alla sofferenza dei malati, di chi non ce l’ha fatta, e dei loro cari, abbiamo l’impressione che da questo periodo impareremo tanto.

    Ilaria Salvioni (Quartino)

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