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Donne nella Chiesa: "Riforme non rivoluzione"

"Non è necessaria una rivoluzione per dare alle donne il posto che meritano nella Chiesa, non è indispensabile concedere loro il sacerdozio, e neppure il tanto sospirato, ma al tempo stesso temuto, diaconato. Bastano infatti un po’ di coraggio e la capacità profetica di guardare al futuro con occhi positivi, accettando cambiamenti che spesso sono già iscritti nell’ordine delle cose. Proviamo a proporre cambiamenti che potrebbero essere realizzati fin d’ora, senza toccare dogmi né codici di diritto canonico. Seguendo anche i suggerimenti tracciati al sinodo sui giovani dal cardinale Marx", lo scrive Lucetta Scaraffia in un articolo dell'inserto "Donne, Chiesa, mondo" dell'Osservatore romano nel numero di gennaio 2019 che è dedicato all'approfondimento di questi possibili cambiamenti.

Dal codice di diritto canonico del 1983 l'apertura ai laici

"Il codice di diritto canonico del 1983 apre ai laici — e quindi alle donne — molte possibilità di partecipazione istituzionale, anche se certo poi, alla prova dei fatti, bisogna vincere le resistenze di chi, senza una ragione né un appoggio giuridico, cerca di escluderle dai ruoli più importanti. In questo caso, come in molti altri, gli impedimenti sono solo nel rifiuto di molti di rendere reale una parità altrimenti in teoria riconosciuta e accettata, ma mai concretamente messa in opera", continua Scaraffia.

La disparità negli studi tra religiosi / sacerdoti e donne

Purtroppo, la Scaraffia segnala una disparità quella che a suo dire è una disparità che si è venuta a creare tra la formazione acquisita da religiosi e sacerdoti e quella conseguita dalle donne. "Chi lo direbbe oggi che all’inizio del Novecento le religiose sono state fra le prime donne a laurearsi nelle università di stato, per insegnare nelle loro scuole, le prime ad aprire corsi per infermiere e scuole magistrali per le ragazze? Da avanguardie le religiose sono diventate il fanalino di coda". E prosegue: "Le donne — e in particolare le religiose — possono già essere invitate a partecipare a molti organismi, compreso il Consiglio di cardinali istituito da Francesco un mese esatto dopo la sua elezione, o a parlare nelle congregazioni che precedono il conclave. Le organizzazioni di religiose già esistenti, che eleggono le loro rappresentanti, possono diventare valide interlocutrici delle istituzioni ecclesiastiche, venire consultate al momento delle decisioni e ascoltate nelle loro esperienze. È preferibile che la presenza femminile nella Chiesa sia quella espressa liberamente dalle associazioni, invece della pratica ora in vigore di scegliere singole figure femminili da parte della gerarchia. Si eviterebbe così un rapporto paternalistico nei confronti delle religiose e una selezione che rischia di premiare non le più competenti ma le più obbedienti", conclude la Scaraffia.

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