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Papa Leone XIV è in Francia: il no al riarmo nel primo discorso, poi la visita all'Unesco

“Buongiorno a tutti! Bonjour! Good morning!”. Il saluto è quello di sempre all’inizio di ogni volo papale, con l’aggiunta del francese, la lingua che parlerà in questo tour de force di quattro giorni in Francia. Leone XIV, in piedi e col microfono in mano, un’ora dopo il decollo dall’aeroporto di Roma/Fiumicino avvenuto alle 7.58 di venerdì 25 settembre, passa a salutare i circa 80 giornalisti da dieci nazioni (oltre 20 sono francesi) che lo seguono nel suo quinto viaggio apostolico. Li ringrazia anticipatamente per il lavoro di copertura che verrà svolto tra tv, radio, web, carta stampata, social, e – come già nei precedenti voli – durante il giro di saluti, non si tira indietro davanti a battute o domande con riferimenti alla stringente attualità.

L’incontro con i giornalisti

Come l’Intelligenza Artificiale, dopo l’annuncio delle Big Tech di un “rallentamento” del progresso tecnologico. “Forse stanno iniziando a leggere la sua enciclica?”. “La nostra Commissione vaticana è in contatto con molti dei leader del mondo dell’IA e stiamo continuando il dialogo che spero di aver avviato con l’enciclica. Penso che molti di loro – aggiunge Leone – siano aperti a cercare modi per garantire che l’IA non soppianti o distrugga l’umanità ma piuttosto che sia uno strumento a favore degli esseri umani. Stanno iniziando cose positive”. Con i colleghi spagnoli Leone XIV ricorda la crisi migratoria della scorsa estate a Ceuta, che assicura di aver seguito “dal primo giorno”: “È una crisi che ha cause di differenti tipologie dietro. Bisogna capire come rispondere per evitare questo genere di emergenza. È stata veramente una crisi umanitaria”.

“Prima di tutto viaggio in Francia, così come in ogni altra parte del mondo, come seguace di Gesù Cristo per annunciare la pace, la pace di Cristo in tutto il mondo. È un messaggio che, come tutti sappiamo, è importante in questo momento”, ha ricordato.

Tanti anche i doni ricevuti durante il passaggio tra i sedili dell’AirBus di Ita Airways. Due regali spiccano in particolare, due libri. Il primo è quello che lo storico quotidiano francese ‘La Croix’ ha composto con i messaggi di 340 lettori da tutto il Paese. Cher Pape León è il titolo del volume che raccoglie preoccupazioni geopolitiche, richieste di riforme nella Chiesa e confidenze intime al Papa, figura che, come emerge dalle pagine del libro, molti vedono come autorità morale ascoltata e rispettata in un mondo che è “sull’orlo del baratro”. Cartas para el Papa è invece il titolo dell’altro libro posto nelle mani del Papa. Anch’esso raccoglie delle lettere, 74 per l’esattezza, con le testimonianze di persone colpite dai terremoti del 24 giugno in Venezuela, oltre a fotografie del fotogiornalista Miguel Gutiérrez che documentano le conseguenze del sisma a La Guaira. Dalla Spagna, e sempre a testimonianza di un disastro naturale, l’altro dono al Pontefice portato in aereo dalla giornalista di Radio Cope, Eva Fernández: una croce realizzata con il legno di quercia recuperato dagli incendi della scorsa estate in Spagna che ha bruciato interi ettari di aree forestali. All’interno della croce, un oculo contenente i resti carbonizzati raccolti nei pressi della cappella di Nostra Signora della Nuova a Getafe (Madrid), tra le poche chiese risparmiate dalle fiamme. Il Papa ha osservato attentamente il dono, poi ha affermato: “Davanti alle catastrofi naturali, dobbiamo avere responsabilità e cura della Casa comune”. Soprattutto dobbiamo “pregare”. Lui, ha assicurato, è la prima cosa che fa davanti a questo tipo di tragedie.

Nel dialogo con la stampa, Papa Leone ha anche confidato di essere un Pontefice «felice a parte le difficoltà».

Il Papa è atterrato all’aeroporto di Parigi-Orly, alle ore 9.56 , dove è stato accolto dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e da sua moglie Brigitte, che nell’attesa del Pontefice hanno salutato e ringraziato il folto gruppo di bambini, tutti con la maglietta bianca e la scritta azzurra del motto del viaggio papale – “Pur que le monde ait la vie” (“Perché il mondo abbia la vita”) – che già da qualche minuto intonavano canti di benvenuto a Papa Leone XIV. Inizia così il quinto viaggio apostolico internazionale di Papa Leone XIV, che è proseguito con l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico.

Il primo discorso pubblico

Il primo discorso di Leone XIV in Francia è un forte appello al Paese perché ritrovi le proprie radici cristiane e riaffermi una sana laicità, intesa non come esclusione della religione dalla vita pubblica, ma come dialogo fecondo tra Stato e istituzioni religiose, uniti al servizio del bene comune . Pur senza nominare esplicitamente l’eutanasia, il Papa denuncia la logica delle “morti programmate”, ribadendo la centralità del diritto alla vita e mettendo in guardia dalle derive tecnocratiche che trasformano la persona in oggetto di cui disporre . Nel suo intervento, Leone XIV richiama la Francia alla grandezza della propria storia: dalle radici cristiane antiche, al ruolo culturale e spirituale che ha illuminato l’Europa attraverso scuole, cattedrali, università e figure di pensatori cattolici che hanno contribuito alla ricerca del vero, del bene e del bello . Celebra inoltre la rinascita di Notre-Dame, simbolo di speranza e di unità nazionale dopo la ricostruzione condivisa . Il Papa insiste sulla necessità di un discernimento etico capace di orientare scienza e tecnologia, che rischiano altrimenti di diventare strumenti di profitto e manipolazione: cita esplicitamente le derive legate a manipolazioni genetiche, maternità surrogata, commercio di organi e morte programmata . Rivolge poi un invito alla fraternità operosa, ricordando l’esempio di San Vincenzo de’ Paoli e l’impegno della Chiesa per i più fragili, modello di accoglienza della vita senza condizioni e di difesa di chi non ha voce . La cooperazione tra Francia e Chiesa, sottolinea, si manifesta anche nel sostegno ai cristiani d’Oriente e nell’impegno educativo, con il Fondo per le scuole d’Oriente che sostiene centinaia di istituti nel Medio Oriente . Questo porta il Papa a guardare al Medio Oriente, dove si vive “il flagello della guerra” di fronte il quale non si deve essere indifferenti, poiché “la gravità di queste situazioni deve interpellarci e chiama ciascuno, là dove si trova, a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento”. Leone XIV sottolinea che “la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia”. Conclude: “Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa”. Ed esorta la Francia, fedele ai propri valori, a tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilità il proprio insostituibile contributo a favore della pace.

Leone XIV non nasconde la gioia di essere in Francia, “Paese dal vasto patrimonio culturale e religioso”, abitato da un popolo con origini diverse, una peculiarità che arricchisce la convivenza e la vita democratica. Una sottolineatura, quella del Papa, che nasce dalle sue radici, i genitori della nonna materna infatti erano nati in Normandia.

La visita all’UNESCO

Si presenta come “testimone di pace”, Leone XIV, nella sede dell’Unesco di Parigi, tempio laico in cui “linguaggi e culture si incontrano” per contribuire alla pace attraverso educazione, scienze, cultura. È la seconda tappa del viaggio in Francia; la prima visita di un Pontefice nel nuovo millennio dopo l’ultima e unica di Giovanni Paolo II il 2 giugno del 1980. Quarantasei anni e un mondo sconvolto da squilibri, indigenza, forme di dispotismo o di barbarie che “fomentano rivalità e conflitti”, una “disumanizzazione” della persona e l’umanizzazione lasciata invece alla “intelligenza” di macchine e computer. Per questo il Papa, in un monumentale discorso – l’unico in inglese del viaggio – rilancia il progetto di “costruire insieme un mondo giusto”, quale “spazio accogliente verso tutti e fecondo per ciascuno, affinché ogni popolo possa crescere nella pace”.

Siamo fratelli e sorelle perché siamo anzitutto “figli”, puntualizza il Papa. Essere umani significa “essere figli”: “Nessuno di noi ha scelto di esserlo. Nessuno ha deciso da chi, o quando, o dove nascere. Questa evidenza illumina un fatto non solo biologico, ma etico: come figli, siamo tutti fratelli e sorelle. La nostra umanità è da subito un dono e una prova, una promessa e una responsabilità”. In secondo luogo, “tutti nasciamo nudi e bisognosi”, tutti “siamo poveri per nascita”, “indigenti di pane e di parola, di cura e di affetto”, rileva il Papa. Da adulti rischiamo di dimenticarcene e delle “conseguenze di questa amnesia soffrono proprio i bisognosi, ogni volta che la loro umanità viene tradita o scartata, sfruttata o ingannata”.

Il discorso ha poi toccato molti dei temi che più stanno a cuore al Pontefice: ancora la ricerca della pace; la necessità di governare lo sviluppo tecnologico in una dimensione non disumanizzante - con particolare riferimento all’Intelligenza Artificiale; il bisogno di difendersi dalle fake news e dalla “miseria spirituale”; infine la necessità di giustizia, con particolare riferimento alla tutela dei più piccoli.

Bagno di folla per le strade, poi i vespri a Notre-Dame

Dopo il bagno di folla tra le strade della Capitale - 300mila persone distribuite dalla sede dell'Unesco fino a Notre-Dame, secondo le autorità locali - attraversate in papamobile salutando e benedicendo, il Papa giunge davanti al sagrato di questo miracolo dell'architettura, patrimonio Unesco dell’umanità dal 1991. Attraversa in papamobile settori transennati con circa 5.000 fedeli: il Pontefice premia le tante ore di attesa e gira più volte tra le geometrie di folla del sagrato per salutare proprio tutti. 

Nell’omelia durante la celebrazione dei vespri con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le consacrate e i seminaristi, nella cattedrale di Parigi, il Papa elogia la ricostruzione della chiesa, il cui tetto fu distrutto da un incendio nell’aprile del 2019, come un’occasione di incontro “al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale”. Dal Pontefice l’invito a “smascherare” i “rapporti di potere ingiusti” e custodire “giustizia e pace”

La veglia con 80 mila giovani

Nella serata di venerdì 25 settembre, Papa Leone presiederà una grande veglia di preghiera nello Stadio di Saint-Denis, a Parigi, dove sono attesi circa 80mila giovani.

fonte: agenzie/vaticannews/catt.ch

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