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Leone XIV in America Latina: «La dignità di ogni persona sia al centro»

È iniziato venerdì 6 novembre dall’Uruguay il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in America Latina, che proseguirà in Argentina e Perù. Dodici giorni, oltre 30 mila chilometri, quattordici località e più di cinquanta appuntamenti per un viaggio che il Pontefice affronta con gioia, nonostante il recente intervento chirurgico al polmone. «So che molte persone erano dubbiose sulla riuscita di questo viaggio», ha confidato agli 82 giornalisti che lo accompagnano. «Ebbene, vi confesso che dal primo giorno non ho avuto alcun dubbio: ero convinto che il viaggio dovesse aver luogo. E sono davvero contento e dico grazie a Dio e ringrazio i meravigliosi assistenti medici che sono qui oggi. Posso dire di sentirmi piuttosto bene, voi ne siete testimoni».

Leone XIV ha spiegato che la missione del Vescovo di Roma è quella di «condividere la gioia del Vangelo e annunciare la buona notizia, camminare insieme alla gente, esprimendo quella vicinanza che per loro è così importante sia nei momenti di gioia che di tristezza». Un viaggio per incontrare popoli e culture e portare loro «un messaggio di speranza». Particolarmente significativa sarà la tappa in Perù, dove il Papa ha trascorso oltre vent'anni come missionario: «Per me rappresenta una delle mie tante case. Sono felice di poter ritornare». La visita in Argentina, invece, vuole essere anche «un omaggio» a Papa Francesco, nel Paese natale che non aveva potuto visitare durante il suo pontificato.

La dignità di ogni persona al centro della società

Giunto a Montevideo, accolto dal presidente della Repubblica Yamandú Orsi, Leone XIV ha pronunciato il suo primo discorso ufficiale alle autorità, ai rappresentanti della società civile e al corpo diplomatico in Plaza Independencia, davanti a circa 30 mila persone.

Prendendo spunto dal monumento dedicato all’esodo di oltre quattromila uruguaiani guidati da José Gervasio Artigas verso l’indipendenza, il Pontefice ha richiamato i principi sui quali costruire la convivenza civile. A partire dal significato dell’autorità pubblica, che deve «riceverla da una comunità concreta e rispondere dinanzi ad essa». Ha quindi precisato: «L’autorità pubblica trova la sua ragion d’essere nel servizio al bene comune ed è chiamata ad esercitarsi nell’ambito dell’ordinamento giuridico, nel rispetto della libertà e della responsabilità dei cittadini».

Al centro del discorso, la dignità inalienabile di ogni essere umano, indipendentemente dalle condizioni economiche, dall’età e dalla capacità produttiva. Richiamando la propria enciclica Magnifica humanitas, Leone XIV ha ricordato che «la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata». Un principio che vale anche per gli anziani e per le persone fragili: «La loro appartenenza non dipende dalla forza, dall’autonomia o dalla capacità di dare un contributo. Neanche oggi si può misurare il valore di una persona in base a ciò che produce, al suo lavoro o alla sua capacità di cavarsela da sola».

Famiglia, lavoro e intelligenza artificiale

L'attenzione del Pontefice si è rivolta anche alla famiglia e alla tutela della vita nascente. «La protezione di chi sta per nascere e il sostegno di chi lo accoglie sono inseparabili».

Un altro passaggio significativo ha riguardato il lavoro e le trasformazioni tecnologiche. «È opportuno ricordare che il lavoro è “per l’uomo” e non l’uomo “per il lavoro”», ha sottolineato Leone XIV. «Questo criterio conserva tutta la sua attualità di fronte ai rapidi cambiamenti della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Lo sviluppo di queste tecnologie deve ampliare le capacità umane, facilitare i compiti e creare nuove possibilità, facendo in modo che la persona che lavora non venga ridotta a un semplice pezzo sostituibile all’interno del processo produttivo».

Leone XIV ha inoltre richiamato la necessità di un’economia che non lasci indietro nessuno: «La creazione di ricchezza, gli investimenti e l’iniziativa economica, sia pubblica che privata, sono necessari per lo sviluppo di un Paese, ma i loro frutti devono tradursi anche in beni e opportunità che raggiungano effettivamente tutti, poiché sono le persone concrete che contano, ciascuna di loro e le loro famiglie».

Il Papa ha infine elogiato l'impegno dell'Uruguay nel campo delle energie rinnovabili, ricordando che «pensare a lungo termine significa proprio gestire questi beni senza compromettere le possibilità future».

Solitudine, malattia e diritto alla salute

Particolarmente intenso il passaggio dedicato alla sofferenza interiore e alla solitudine, anche alla luce del dramma dei suicidi, particolarmente diffuso tra i giovani uruguaiani. «Anche oggi possiamo vivere circondati da persone, condividere con loro il lavoro, la strada o persino la propria casa, e ignorare il peso che portano in sé», ha osservato il Papa. «La solitudine, l’angoscia e la perdita di speranza possono diventare così profonde che una persona smetta di trovare ragioni per continuare a vivere».

Leone XIV ha poi fatto riferimento alla propria esperienza della malattia, dopo l'intervento del 13 ottobre per l’asportazione di un tumore al polmone destro. «Questa esperienza mi porta a pensare ai tanti uomini e donne che non dispongono dei mezzi necessari per ottenere una diagnosi tempestiva o ricevere le cure di cui hanno bisogno. Garantire che l’assistenza sanitaria sia alla portata di ogni persona, indipendentemente dalle sue risorse, è una responsabilità che interpella l’intera società. Chi si trova in una di queste situazioni non smette per questo di essere un membro a pieno titolo della società né perde nulla del valore della propria vita».

Un tema già affrontato durante il volo, quando il Pontefice aveva ribadito che «la sanità deve essere un diritto per tutti», rivolgendo un incoraggiamento a chi affronta una malattia oncologica: «Non avere paura, la diagnosi precoce è la strada migliore, quindi i controlli regolari sono una benedizione».

Di fronte alla sofferenza, ha spiegato Leone XIV, la Chiesa offre «una speranza che non si spegne quando le risorse umane raggiungono il loro limite e che ricorda a chi sta attraversando la prova che la sua vita conserva sempre un senso e un valore, che non è solo e che nemmeno nell’oscurità ha smesso di essere amato da Dio».

Il discorso si è concluso con un richiamo alla laicità dello Stato, che non deve comportare l'esclusione della dimensione religiosa dalla vita pubblica, e alla necessità di perseverare nel rispetto del diritto internazionale, nella negoziazione e nella ricerca di accordi pacifici.

Al clero: «Assomigliare a Colui che annunciamo»

Dopo l’incontro con le autorità, il Pontefice ha raggiunto la cattedrale di Montevideo. Dopo una breve preghiera davanti alla tomba del beato Jacinto Vera, primo vescovo di Montevideo, Leone XIV ha presieduto i Vespri con vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e seminaristi.

Nell’omelia, pronunciata in spagnolo, il Papa ha richiamato il significato del Battesimo, ricordando il fonte della cattedrale nel quale ricevette il sacramento anche José Gervasio Artigas: «Per il battesimo Cristo ci ha fatti partecipi della sua vita e ci invita a crescere a sua somiglianza, finché impariamo a guardare, ascoltare e amare come Lui».

Da qui il cuore del suo messaggio: «Ecco uno dei segreti dell’evangelizzazione: assomigliare a Colui che annunciamo. In questa terra, dove molti dei nostri contemporanei conoscono a malapena Gesù Cristo e tanti giovani sono cresciuti lontani dalla vita della Chiesa, questa testimonianza ha una forza particolare».

Il Pontefice ha quindi invitato sacerdoti e consacrati a interrogarsi sulle motivazioni profonde della propria vocazione. Il cuore umano, ha ricordato, «a poco a poco assume la forma di ciò che ama e di ciò in cui ripone la propria fiducia». Esiste infatti il rischio di rimanere legati alle opere che si considerano proprie, al riconoscimento ricevuto o alla sicurezza di avere tutto sotto controllo, perdendo di vista il vero centro della vita cristiana: Cristo e la sua misericordia.

Il valore di una vita donata

Parole di profonda gratitudine sono state rivolte a quanti hanno dedicato la propria esistenza al servizio degli altri: «L’amore di Cristo ha voluto raggiungere tante persone anche attraverso di voi. I vostri occhi hanno visto crescere intere generazioni e si sono accorti di tante lacrime inosservate. I vostri orecchi hanno accolto confidenze difficili da pronunciare. Quante persone sono entrate nel confessionale con timore e ne sono uscite gioiose per il perdono ricevuto! Lo stesso vale per le vostre mani, che tante volte hanno elevato il Corpo di Cristo, hanno assistito i malati, hanno preparato un piatto di cibo o sostenuto chi non riusciva più a camminare».

Una testimonianza chiamata a perseverare anche nelle difficoltà, quando il ministero sembra non produrre frutti e le energie vengono meno. «La somiglianza con Cristo matura anche nelle difficoltà: quando il lavoro sembra sterile, quando le forze diminuiscono, quando si deve ricominciare da capo, la perseveranza lascia un segno e, con il passare degli anni, lo sguardo può diventare più misericordioso, le mani più disposte a servire e la parola più capace di consolare.

Che le prove ci trovino sempre uniti a Gesù, e così ci facciano crescere nel suo amore!».

Come esempio di questa dedizione, Leone XIV ha ricordato il beato Jacinto Vera, pastore instancabile che percorse le strade dell’Uruguay per annunciare il Vangelo e soccorrere i poveri. «Chi gli si avvicinava trovava in lui qualcosa della bontà di Cristo, ancor prima di ascoltare una sola parola della sua predicazione».

Preghiera per le vocazioni e comunione ecclesiale

Il Papa ha poi ricordato l’iniziativa promossa in Uruguay nel 2024, quando l’assenza di nuovi candidati al Seminario interdiocesano aveva spinto numerosi fedeli a riunirsi in giornate di preghiera e digiuno per chiedere nuove vocazioni. Da allora, diversi giovani hanno risposto alla chiamata al sacerdozio. Leone XIV ha auspicato che esperienze simili possano essere promosse dalla Chiesa e dalle famiglie in tutto il mondo.

Rivolgendosi ai seminaristi e ai giovani consacrati, li ha invitati a guardare all’esempio di chi li ha preceduti nel cammino della vocazione, imparando dalla loro familiarità con il Signore. Ai sacerdoti e ai religiosi più anziani ha invece rivolto un'esortazione a riscoprire continuamente il fondamento della propria chiamata: «E a coloro che da molti anni svolgono il Ministero o vivono la Vita consacrata, chiedo di tornare sempre all’essenziale. Custodite il silenzio della preghiera, l’ascolto della Parola, l’incontro con Cristo nell’Eucaristia. In quell’intimità si rinnova l’amore che vi ha spinto a donargli la vita, e il nostro cuore acquisisce i tratti del suo».

Infine, l'invito a rimanere uniti nell'amore, soprattutto nelle prove, e a custodire la comunione ecclesiale: «Anche se a volte molti chilometri vi separano, sostenetevi a vicenda e rimanete sempre in comunione con il Successore di Pietro, che ha bisogno anche del sostegno delle vostre preghiere».

Due interventi, quelli pronunciati a Montevideo, che delineano il duplice orizzonte del viaggio di Leone XIV: una società capace di riconoscere e difendere la dignità di ogni persona e una Chiesa che, attraverso la fedeltà alla propria vocazione, sappia rendere visibile nel mondo la misericordia di Cristo.

(red)

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