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Sab 11 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    "Il mio testamento": la presentazione a Roma delle ultime conferenze, inedite, di padre Dall'Oglio a dieci anni dal suo rapimento

    La voce di Padre Paolo dall’Oglio, il gesuita scomparso a Rakka, in Siria, è tornata a risuonare in occasione dei dieci anni dal suo rapimento attraverso le pagine di un libro – “Il mio testamento”, ed. Centro Ambrosiano- -che ne raccoglie le conferenze, fin qui inedite, che ha tenuto alla comunità di Mar Musa tra il 2011 e il giugno 2012 per spiegare ed approfondire la scelta della regola monastica adottata.  Una riflessione ad alta voce in cui si ritrova tutta la radicaltà, la veemenza, la passione di padre Paolo per l’amore di Cristo nel contesto arabo-musulmano e che oggi può essere letta come il suo testamento spirituale, come ha sottolineato papa Francesco nella prefazione al volume. Volume che è stato presentato sabato 29 luglio nella Chiesa di Sant’Ignazio, a Roma, proprio nel giorno del suo rapimento e seguito da una S. Messa organizzata dalla Compagnia di Gesù, dall’archieparchia siro-cattolica di Homs, Hamah e Nebeka, dalla famiglia dall’Oglio e presieduta dal cardinal Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede.

    “Due momenti voluti e pensati come parte di uno stesso evento” ha sottolineato il curatore del libro Luigi Maffezzoli, nel corso della presentazione a cui hanno partecipato  padre Jihad Yussef, superiore della comunità di Deir Mar Musa, Adib Al-Khoury, direttore della casa editrice della Comunità, Elena Bolognesi, editor e traduttrice del volume e Giovanni dall’Oglio, in rappresentanza della famiglia. “Non siamo qui per rimpiangere ma per ringraziare” ha detto padre Jihad nel corso della presentazione, ricordando di padre Paolo l’insofferenza ad ogni regola, ma la sua “irriducibilità ad arretrare sui principi: anche solo di un millimetro”.

    Per Elena Bolognesi,  la prima donna ad aver chiesto di far parte della Comunità, aprendo un serrato dibattito all’interno della medesima tra fautori e contrari alla loro accoglienza, è stata l’occasione per ricordare quanto tra le mille difficoltà che hanno costellato il cammino della comunità, questa non abbia  mai cessato di essere e mostrarsi come un “luogo benedetto”. Dall’intreccio degli interventi è emerso il ritratto di un uomo che ha saputo essere profeta e profezia. “Un uomo che in tanti avrebbero voluto mettere a tacere, ma che continua a parlare ancora oggi a 10 anni dalla sua scomparsa” ha concluso il fratello Giovanni.

    In un messaggio inviato dal presidente italiano Sergio Mattarella , Paolo dall’Oglio viene definito “testimone e costruttore di pace”, mentre il cardinal Pietro Parolin, ha auspicato durante l’omelia che “il suo messaggio continui ad essere diffuso” e ha invitato a tenere presente la guerra in Siria e di pregare per le migliaia di persone scomparse come Paolo e di cui non si sa, se siano vive o morte.

    A questo momento che si è voluto dedicare a Paolo dall’Oglio era presente tutta la comunità di Deir Mar Musa, insieme all’oggi vescovo siro-cattolico di Homs, Hamah e Nebeka, padre Jacques Murad membro della prima ora della comunità e che nel 2015 venne rapito dall’ Isis dalla cui prigionia però riuscì a fuggire dopo quattro mesi.

    Corinne Zaugg


    Foto: Serena Trisoglio (ITL Libri)

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