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Il Papa "No al nazionalismo conflittuale che alza muri!"

La plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali in corso in Vaticano è dedicata al fenomeno dei nuovi nazionalismi. E ai convenuti alla plenaria si è rivolto oggi Francesco con un importante discorso dove ha ripreso il titolo della plenaria "Nazione, Stato, Stato Nazione”. «Un tema di permanente attualità», nota il Papa, di fronte a fenomeni che - dall’Europa all’America Latina - vedono gli Stati sempre più «asserviti agli interessi di un gruppo dominante» e opprimenti nei confronti delle minoranze etniche, linguistiche o religiose sul loro territorio.

Francesco cita la sua enciclica sociale Laudato si’ ma anche San Tommaso, Aristotele e Simone Bolivar per criticare il fatto, ormai «sotto gli occhi» di tutti, che «alcuni Stati nazionali attuano le loro relazioni in uno spirito più di contrapposizione che di cooperazione». «Va constatato - rileva il Pontefice - che le frontiere degli Stati non sempre coincidono con demarcazioni di popolazioni omogenee e che molte tensioni provengono da un’eccessiva rivendicazione di sovranità da parte degli Stati, spesso proprio in ambiti dove essi non sono più in grado di agire efficacemente per tutelare il bene comune».

Le sfide di oggi vanno affrontate uniti, non divisi

Le sfide dell’umanità oggi sono molteplici e «a carattere mondiale». Il Papa le elenca: «Lo sviluppo integrale, la pace, la cura della casa comune, il cambiamento climatico, la povertà, le guerre, le migrazioni, la tratta di persone, il traffico di organi, la tutela del bene comune, le nuove forme di schiavitù». Non si possono affrontarle divisi, ma uniti.

La Chiesa sostiene l'amore alla patria, ma al contempo ammonisce quando esso degenera in odio verso il diverso

La Chiesa, infatti, «ha sempre esortato all’amore del proprio popolo, della patria, al rispetto del tesoro delle varie espressioni culturali, degli usi e costumi e dei giusti modi di vivere radicati nei popoli», ma, al contempo, «ha ammonito le persone, i popoli e i governi riguardo alle deviazioni di questo attaccamento quando verte in esclusione e odio altrui, quando diventa nazionalismo conflittuale che alza muri, anzi addirittura razzismo o antisemitismo», rimarca Francesco.

Bergoglio ribadisce quindi l’angoscia per

«il riemergere, un po’ dovunque nel mondo, di correnti aggressive verso gli stranieri, specie gli immigrati, come pure quel crescente nazionalismo che tralascia il bene comune».

Così «si ostacola il conseguimento degli Obiettivi dello sviluppo sostenibile approvati all’unanimità dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015», dice il Papa.

In questa ottica, il Papa afferma,

«il modo in cui una Nazione accoglie i migranti rivela la sua visione della dignità umana e del suo rapporto con l’umanità».
Perché «ogni persona umana è membro dell’umanità e ha la stessa dignità», e «quando una persona o una famiglia è costretta a lasciare la propria terra va accolta con umanità», spiega Francesco. «Il migrante non è una minaccia alla cultura, ai costumi e ai valori della nazione che accoglie. Anche lui ha un dovere, quello di integrarsi nella nazione che lo riceve». Integrare che non vuol dire «assimilare», ma «condividere il genere di vita della sua nuova patria, pur rimanendo sé stesso come persona, portatore di una propria vicenda biografica». In tal modo, il migrante potrà presentarsi ed essere riconosciuto come «un’opportunità per arricchire il popolo che lo integra». All’autorità pubblica spetta pertanto il compito di «proteggere i migranti e regolare con la virtù della prudenza i flussi migratori, come pure promuovere l’accoglienza in modo che le popolazioni locali siano formate e incoraggiate a partecipare consapevolmente al processo integrativo dei migranti che vengono accolti».

«Uno Stato che suscitasse i sentimenti nazionalistici del proprio popolo contro altre nazioni o gruppi di persone verrebbe meno alla propria missione», evidenzia il Pontefice e, con chiaro riferimento ai sentimenti populisti che rappresentarono terreno fertile per l’ascesa del Terzo Reich, aggiunge: «Sappiamo dalla storia dove conducono simili deviazioni. Penso all’Europa del secolo scorso».

Lo Stato nazionale non è un assoluto

«Lo Stato nazionale non può essere considerato come un assoluto, come un’isola rispetto al contesto circostante», prosegue Papa Francesco. E la globalizzazione - non solo economica ma anche degli scambi tecnologici e culturali - lo dimostra: «Lo Stato nazionale non è più in grado di procurare da solo il bene comune alle sue popolazioni. Il bene comune è diventato mondiale e le nazioni devono associarsi per il proprio beneficio». È, perciò, da auspicare che non si perda in Europa la consapevolezza dei «benefici» apportati dal «cammino di avvicinamento e concordia tra i popoli intrapreso nel secondo dopoguerra». Ma anche in America Latina, il Papa chiede che non vada perduto lo spirito della lotta di Simón Bolivar che «spinse i leader del suo tempo a forgiare il sogno di una Patria Grande, che sappia e possa accogliere, rispettare, abbracciare e sviluppare la ricchezza di ogni popolo. Questa visione cooperativa fra le nazioni - dice - può muovere la storia rilanciando il multilateralismo, opposto sia alle nuove spinte nazionalistiche, sia a una politica egemonica». L’umanità eviterebbe così «la minaccia del ricorso a conflitti armati ogni volta che sorge una vertenza tra Stati nazionali», come pure eluderebbe «il pericolo della colonizzazione economica e ideologica delle superpotenze, evitando la sopraffazione del più forte sul più debole». Contro una globalizzazione immaginata come «sferica», che livella le differenze e soffoca la localizzazione, Jorge Mario Bergoglio propone dunque una globalizzazione «poliedrica», che sostenga cioè «una sana lotta per il mutuo riconoscimento fra l’identità collettiva di ciascun popolo e nazione», così da arrivare ad «uno stato generale di pace e di concordia». «Le istanze multilaterali sono state create nella speranza di poter sostituire la logica della vendetta, del dominio, della sopraffazione e del conflitto con quella del dialogo, della mediazione, del compromesso, della concordia e della consapevolezza di appartenere alla stessa umanità nella casa comune», chiosa il Papa.

Guarda poi con apprensione alla «stagione del disarmo nucleare multilaterale» che appare già «sorpassata» e che «non smuove più la coscienza politica delle nazioni che possiedono armi atomiche». Anzi, ammonisce il Pontefice, «sembra aprirsi una nuova stagione di confronto nucleare inquietante, perché cancella i progressi del recente passato e moltiplica il rischio di guerre, anche per il possibile malfunzionamento di tecnologie molto progredite ma soggette sempre all’imponderabile naturale e umano». Il monito del Papa è chiaro: «Se, adesso, non solo sulla terra ma anche nello spazio verranno collocate armi nucleari offensive e difensive, la cosiddetta nuova frontiera tecnologica avrà innalzato e non abbassato il pericolo di un olocausto nucleare».

Lo Stato, dice, è chiamato perciò ad «una maggiore responsabilità». Certo, sempre «mantenendo le caratteristiche di indipendenza e di sovranità e continuando a perseguire il bene della propria popolazione», perché qui non si sta parlando di «un universalismo o un internazionalismo generico che trascura l’identità dei singoli popoli» che, anzi, «va sempre valorizzata come apporto unico e indispensabile nel disegno armonico più grande». Oggi, però, conclude il Vescovo di Roma, è compito di ogni Stato di «partecipare all’edificazione del bene comune dell’umanità, elemento necessario ed essenziale per l’equilibrio mondiale».

fonte: vaticaninsider/red

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