Mons. Josef Stübi, vescovo incaricato dei media presso la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), teme che l’iniziativa in votazione l’8 marzo 2026 in Svizzera, volta a ridurre il canone a 200 franchi possa portare alla scomparsa delle trasmissioni religiose ed etico-filosofiche, nonché delle dirette di funzioni religiose nei media pubblici.
«La democrazia si nutre della possibilità di formarsi un’opinione e del dibattito pubblico. A questo proposito è molto importante lasciare spazio alla diversità delle opinioni, in particolare nei media pubblici», ha dichiarato mons. Stübi a kath.ch. «Non bisogna nemmeno trascurare il quadrilinguismo del nostro Paese, la cui presenza equilibrata deve essere garantita.»
«Nel mio ruolo di vescovo incaricato dei media, ciò che mi preoccupa dell’iniziativa volta a ridurre il canone è il rischio che le ristrutturazioni che ne deriverebbero danneggino i formati religiosi ed etico-filosofici. È anche molto probabile che la trasmissione di eventi religiosi venga eliminata dai media pubblici», ha proseguito Josef Stübi.
Alle persone ancora indecise, mons. Stübi rimanda alla presa di posizione di Vox Ethica, il servizio della Chiesa cattolica romana in Svizzera, pubblicata il 20 gennaio 2026 (vedi sotto).
«Mi sono fatto un’opinione su questo progetto e ho votato di conseguenza, cioè ‘no’, e ho già depositato la mia scheda nell’urna», ha concluso mons. Stübi.
fonte: cath.ch/kath.ch/mp/traduzione e adattamento catt.ch
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